La Parola si fa speranza

Omelia per la S. Messa di Natale - Organizzazione Penitenziaria Militare (Santa Maria Capua Vetere), 25 dicembre 2006

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Cari amici,

cosa sarebbe il Natale senza la speranza? Forse un’emozione senz’anima oppure l’incontro di una folla di gente a cui tutto sembra possibile e nulla certo.

Particolarmente tra voi si respiri con la forza della speranza, la sorella più piccola tra le virtù teologali ma la più decisiva nell’infondere coraggio, specie nell’animo di chi avverte solitudine e abbandono.

Come duemila anni fa, la nascita di un Bambino ha illuminato il buio della storia, così, oggi, nel canto di quella Vita, si trasmette a voi un rinnovato vigore, perché anche questo luogo possa rivestirsi di quella gioiosa speranza che libera dall’angoscia e dalla solitudine.

La speranza è Cristo, che viene a nascere nei vostri cuori. Egli apre l’orizzonte del domani. La speranza evangelica, infatti, non viene dall’esterno ma dall’intimo, dalla trascendenza che ogni uomo porta con sé ma che non è da sé. E le cose che, ai nostri giorni, ci tormentano e procurano serpeggiante delusione diventano secondarie se Natale cambia modelli, stili e proposte di vita, orientando al rispetto della dignità della persona.

In questo Natale desidero ancora ricordare che la giustizia non può essere vendicativa, bensì riabilitativa, in uno sforzo di accompagnare e reintrodurre nella società, dopo la debita riparazione, coloro che hanno inferto ad essa danno e sofferenza. A noi credenti è fatto obbligo di una continua offerta di perdono. Senza la capacità di perdono, che la coscienza cristiana deve travasare nella coscienza sociale, non c’è possibilità concreta di riabilitazione, perché viene soffocata la speranza del vangelo che non dovrà mai essere spenta o negata ad alcuno.

Non fermiamoci solo al passato, ma progettiamo il futuro, accogliendo quel travaglio spirituale che può condurre ad una vera rinascita personale, familiare e sociale.

Voi siete come una piccola chiesa benedetta da Dio che si è fatto Bambino, che non può far paura, non giudica, non condanna ma vive perché è amato.

Voi siete come quei pastori che, considerati ai margini, ricevono per primi l’annuncio della nascita. È il paradosso del Natale dove non contano i potenti e i perfetti ma i deboli e i peccatori.

Il Natale, allora, è una grazia per l’umanità, che entra nell’etica della compassione e della condivisione.

Quale contrasto, infatti, tra una società che accoglie il Natale e che è costruita sui principi cristiani di sana concordia, nella fraternità e nella pace, e, quella segnata dalla logica di odio, egoismo e vendetta.

Chissà se dinanzi al presepe, rifiutando con fermezza il peccato, non si possa assieme, in preghiera di intercessione reciproca, guardare avanti verso l’alto, alla scuola di valori autentici.

Ecco l’augurio della nostra Chiesa militare: offrire al Dio Bambino l’oro dell’intelligenza e del pensiero, l’incenso della gioia e della preghiera, la mirra del lavoro e del dolore di ognuno.

Buon Natale perché Dio è con voi. Non siete soli, non lo sarete mai…

Data Inizio:     Data Fine:

25/12/2006