Carissimi,
nel vangelo ora ascoltato Gesù presenta come un bilancio della sua missione: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12,49-51). Gesù è venuto a portare il fuoco, si rende conto che la sua avventura umana volge al termine: stanno tutti tramando per liberarsi di lui. L’uomo, piuttosto di accettare la verità, preferisce uccidere i profeti. Si realizza quella profezia di Simeone che annunciava nel Figlio di Dio il segno di contraddizione per la rovina degli uni e la risurrezione degli altri (cfr. Lc 2,34). «Sono angosciato», annunciando ai discepoli la necessità di un battesimo da ricevere. Il termine identifica quest’angoscia del Cristo, da un lato, con l’essere ardentemente desideroso d’immergersi nella sofferenza per fare la volontà di Dio, dunque con l’impegno radicale della sua missione; e dall’altro con il tormento e il timore per l’imminenza della croce.
Anche in questa sua angoscia Gesù consola noi che viviamo spesso con timore pusillanime l’ora in cui ci è chiesto di entrare nel mistero del fuoco di cui oggi parla il vangelo, la morte e la Risurrezione di Gesù che ci purifica e rinnova nel continuo quotidiano morire alle opere della carne per rinascere dall’alto, a vita nuova, redenta, unificata nell’amore. Quel Gesù che aveva chiesto una prima volta il battesimo nel Giordano, ora decisamente cammina verso Gerusalemme per ricevere il battesimo della Passione. Era venuto nel mondo per portare la pace, si presenta oggi come colui che porta divisioni. Il vangelo nasce sotto il segno della contraddizione e sotto il segno della contraddizione cresce e si diffonde. Dio si svela e si dona e l’uomo rifiuta la sua grazia. Ma non ogni pace è buona, non la falsa pace che è solo un equilibrio di paure e di compromessi; non la pace che dà il mondo. Gesù contraddice chi vuole dominare e vincere, accumulare e godere, amare dentro il gelo dei sentimenti. Egli stesso riconosce che bisogna attraversare il fuoco dell’immersione nella morte cruenta, per dare comunione e vita agli uomini. Non si può spegnere il fuoco dello Spirito per far tacere le sante novità di Dio. Il fuoco gettato sulla terra è passione di amore e passione di sofferenza. Chi può infatti conoscere il segreto del fuoco se non chi si lascia da esso consumare? Egli sa che quel fuoco arde e arderà nei secoli per essere la forza dei deboli, la luce sul cammino della Chiesa, la vera sapienza per l’umanità. Con questa forza, che genera la fermezza nella fede, ciascuno di noi diventa un testimone e un annunciatore del vangelo; ma proprio questo sarà motivo di lotta e di persecuzioni da parte di coloro che ci rifiutano. Ecco perché Gesù, autore della pace, ripete di non essere venuto a portare la pace, ma la guerra, riaffermando che i suoi si troveranno spesso come agnelli in mezzo ai lupi.
Pietro, forse come noi, vuole risparmiare questo cammino a Gesù. Pensa secondo gli uomini e non secondo Dio (cfr. Mc 8,33). Per Gesù il cammino verso la luce attraversa il tradimento e l’infedeltà degli uomini, particolarmente di coloro che gli stanno vicino, dei suoi amici che lo abbandonano alla morte. Il cammino verso la pace passa attraverso la divisione; diventando segno di contraddizione che suscita opposizione e condanna. Non quindi una pace che risponde alle nostre attese o desideri, acquisita a buon mercato tramite concessioni eccessive, come si dice, per stare in pace. La pace che Gesù dona non sarà mai facile, la nostra pace, cioè il quieto vivere e il far finta di niente. Gesù liberatore dell’uomo viene rifiutato, spazzato via. È come se l’uomo necessitasse di tempo per imparare ad essere uomo fino in fondo, per mettere in gioco la propria libertà verso la pienezza della Verità. Ma la Croce sarà la vittoria di Dio sulla morte e quella dell’uomo sul male. Dio si lascia uccidere? Il suo amore è così folle?
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