Cari amici,
l’episodio descritto nel vangelo odierno suggerisce il passo da fare per dare un senso vero, un sapore più rappacificante ai giorni della vita. La quotidianità può correre il rischio di essere appiattita sulle cose, ma c’è il Signore, l’amico che conosce bene le nostre case, le nostre pareti domestiche, i nostri cuori. Come a Cana, al Signore ci presentiamo con le giare vuote dentro cui egli riversa il vino nuovo della pace, che apre orizzonti inediti di speranza e solidarietà.
La persona umana è il cuore della pace e la pace è il cuore della persona umana: è la chiave di lettura del Messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata che celebriamo. Persona e pace, infatti, camminano insieme in una feconda circolarità. La pace presuppone una dottrina sulla sostanza dell’uomo e sul significato del suo destino; la persona porta dentro di sé, inscritto nel più profondo dell’essere, il bisogno di pace. Perciò l’uomo si interroga e spesso si smarrisce dinanzi al male della guerra che appare tanto forte e, nel contempo, talmente insignificante.
Per costruire la pace è necessario presentare l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio. Senza il vitale riferimento al trascendente, si crea una civiltà incapace di dare fondamenta alla giustizia, all’uguaglianza, alla tolleranza e alla carità. Una società costruita male su un principio disumano di sviluppo è fonte di tensioni, lacerazioni e conflitti.
Purtroppo diventare indifferenti alla dignità della persona umana fa emergere l’attenzione alla guerra come concetto primario da cui deriva il concetto della pace. La pace viene, così, interpretata assenza di guerra, ma, in realtà, è la guerra ad essere assenza di pace. È la ragione della pace a vincere l’irragionevolezza della guerra.
La pace è possibile se gli uomini si riconoscono reciprocamente titolari di diritti inalienabili, connessi con la loro natura originaria.
Opportunamente il nostro Presidente della Repubblica, in risposta al Messaggio del Santo Padre, ha dichiarato di condividere pienamente la centralità assegnata alla persona umana, alla sua dignità, ai suoi inalienabili diritti e alle sue giuste esigenze.
I diritti dell’uomo non possono essere considerati come convenzioni o accordi tra le parti, e, dunque modificabili. Una loro visione debole porta alla distruzione dell’umanità. E lo stesso diritto naturale, oscurato o dimenticato da molti, ha un nodo buono e indiscutibile: l’universalità dei suoi principi da non offuscare con una mentalità relativista. Affermare, infatti, la relatività di ogni valore, solo apparentemente dà spazio ai diritti di ciascuno.
Questo atteggiamento è la maschera di un soggettivismo arrogante che, non riconoscendo al diritto altrui alcun fondamento oggettivo, alla fine afferma solo il proprio.
Ed è arricchente e costruttivo per tutti ricordare, sul grande tema della pace, le recenti parole del Presidente della Repubblica: c’è sintonia con la Chiesa cattolica, con le sue espressioni di base, con le sue voci più alte, nel sollecitare un più giusto ordine mondiale, un modello di sviluppo globale e diverso e più sobrio, di fronte ad un ormai inquietante degrado dell’ambiente, che minaccia la stessa sopravvivenza umana (cfr. Messaggio di fine anno).
In questa linea scopriamo che l’Italia è canale di pace, corrente viva che circola nei solchi della storia europea e mondiale. Esprimo, perciò, in questa circostanza, a nome dei Cappellani e mio personale, riconoscenza e gratitudine a tutti quelli che prestano servizio nel mondo militare e che possono considerarsi «come ministri della sicurezza e della libertà dei popoli concorrendo veramente alla stabilità della pace» (cfr. GS n. 79).
Se, dunque, il Concilio Vaticano II chiama ministri della pace i militari, quanto più lo saranno i Cappellani nel formare le coscienze ad una larga e profonda visione della pace, collaborando nella difesa sociale dell’ordine oggettivo e nella salvaguardia dei diritti umani, percorrendo le vie dell’incontro alla luce di un amore che tutti considera e nulla trascura. Ciò sarà fattibile se consideriamo la pace un dono da invocare e un compito da realizzare con coraggio senza mai stancarsi.
Chiesa militare, tratta ogni persona con dolcezza, rispetto e retta coscienza (cfr. 1Pt 3,15-16) e la tua pace scorrerà come fiume…
Sia Maria a mostrarci nel Figlio Gesù, Salvatore nostro, la via della pace e illumini i nostri occhi, perché sappiamo riconoscere il volto di Cristo nel volto di ogni persona, cuore della pace.