Arrigo Pintonello: il fratello dei confratelli

Testimonianza di mons. Vincenzo Pelvi

Luogo:

Predicatore:

    Per iniziativa dei suoi ex alunni, in varie città italiane, si stanno preparando alcuni eventi per celebrare la figura di Sua Ecc.za mons. Arrigo Pintonello, a dieci anni dalla morte. La memoria di questo esemplare Pastore della Chiesa italiana è di estrema attualità per la centralità dell’educazione dei giovani che fu il cuore della sua vita e del suo ministero sacerdotale ed episcopale. I giovani universitari di Este, i giovani militari, i giovani seminaristi, i giovani cappellani, i giovani in difficoltà: un crescente di amorevole paternità e passione verso le nuove generazioni.

La vita e il ministero

    Nato il 28 agosto 1908 a Rivale di Pianiga (Ve), alunno delle scuole elementari Carraresi e del Regio Ginnasio Liceo Tito Livio di Padova, mons. Pintonello fu ospite a Roma presso il Seminario Lombardo, dove ebbe amico di stanza e di classe il Beato Secondo Pollo; frequentò l’Università Gregoriana, conseguendo il Baccelleriato in Diritto canonico e la Laurea in Filosofia e Teologia.

    Ordinato sacerdote, nel Duomo di Cittadella il 9 ottobre 1932, da mons. Elia Dalla Costa, vescovo di Padova, si impegnò prima come viceparroco e responsabile del Club universitario San Prosdocimo e poi animatore nell’Oratorio di San Pietro in Este, su invito del Presidente Sua Ecc.za mons. Francesco Borgongini Duca e del Vice - Presidente mons. Carlo Rusticoni, Vicario Generale militare.

    Dopo tre anni divenne cappellano militare e il numero dei giovani, a lui affidati, crebbe di anno in anno. A riguardo, uno studente di Pola dichiara: «Come e quanto, nel tempo purtroppo breve di sua permanenza a Pola, il Rev. don Arrigo abbia sparso il bene intorno a se, quale opera di apostolato abbia compiuto, come la pratica del primo Venerdì del mese sia tutta opera sua… Attratti dalle sue parole, molti giovano assenti da tempo dalle pratiche religiose ritrovarono la via della Chiesa e assistettero alle sacre funzioni e alle lezioni di catechismo… Don Arrigo oltre ad essere - come tutti potranno testimoniare - un esemplare cappellano militare fu anche per noi cittadini un ammirevole pastore» .

    Sentendosi umiliato a stare da cappellano in ufficio durante la guerra , il 5 agosto si offrì volontariamente per andare al fronte russo, con l’incarico di Cappellano militare capo. Fu l’evento che segnò e caratterizzò l’intero suo ministero. Qui scrisse, con la sua opera generosa e coraggiosa, significative pagine di amore alla Patria e ai militari sofferenti, nell’immane sciagura di una disastrosa ritirata.
La vita era dura, i pericoli continui, le perdite molto gravi; persino nell’opera caritatevole di soccorso ai feriti e di recupero dei caduti, gli ostacoli e le difficoltà diventavano sempre più complessi e difficili. Divenne per i soldati padre, madre e fratello instancabile nel dare affetto ai vivi e conforto ai morenti.
Di questi raccolse le ultime volontà con l’impegno di trasmetterle alle loro famiglie, con cui restò sempre in contatto. Si deve a lui l’organizzazione dei Cimiteri di guerra con il sistema d’identificazione delle salme (una bottiglietta contenente l’atto di morte, firmato dal cappellano, lasciato tra le mani dai caduti). Il suo scopo fu di dare un nome e una Croce ai morti in Russia, pensiero ispirato alle guerre di Africa e Spagna, dove la localizzazione delle tombe dei soldati italiani era lasciata all’iniziativa di qualche singolo cappellano. Meritò, perciò, di essere definito il cappellano delle nevi e il cappellano dei dispersi.  

    Rientrato in Italia, il 5 aprile del 1943, fu nominato dalla Santa Sede Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Viterbo (17 agosto 1945) e l’anno successivo, il 13 settembre 1946, Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Salerno, il più grande d’Italia, con i suoi 400 alunni di filosofia e teologia. Vero formatore di coscienze si dedicò alla preghiera e allo studio, ricco di mitezza e di quel discernimento capace di intuire l’animo giovanile, formando i seminaristi al sacrificio, al senso del dovere e della disciplina, scelta come espressione di umana dignità e carità evangelica.
Gli incontri personali con i candidati al sacerdozio furono vissuti con delicata comprensione e attenta vicinanza alle difficoltà di tutti, aiutando anche materialmente i più poveri, cui segretamente donava persino i suoi indumenti.

Leggi il testo completo nell'allegato

Data Inizio:     Data Fine:

15/08/2010