In questo luogo c'era Dio

Messaggio per la riapertura della cappella "Base Invicta" (Kabul) - Roma, 11 febbraio 2007

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 Carissimi,

partecipo con gioiosa commozione all’inaugurazione ufficiale della Cappella della Base Invicta, distrutta da un incendio nello scorso mese di dicembre. La cerimonia riempie i nostri cuori di indescrivibile entusiasmo ispirato a sentimenti di gratitudine al Signore, amante della vita.

In questa lieta circostanza mi viene in mente Giacobbe, forestiero e fuggiasco, che viene colto dal tramonto del sole, «prende una pietra, se la pone come guanciale, e si corica in quel luogo» (Gn 28,16).

In quel luogo e in quell’ora notturna ha un sogno: una scala che, poggiata sulla terra, trapassa il cielo e apre un varco di angeli tra cielo e terra. In questo orizzonte gli viene rivelata la promessa divina di un futuro ricco di pace. Nel ridestarsi dal sonno esclama: «Certo, il Signore è in questo luogo, e io non lo sapevo… Questa è la casa di Dio, questa è la porta del cielo!» (Gn 28,16.17).

La vostra cappella è meravigliosa perché richiama una Presenza altra e fedele che risveglia il senso della fede in Cristo Redentore, offrendo i ritmi vitali della celebrazione, nell’alternanza tra silenzio e parola, tra ascolto e invocazione, tra azione e riposo, tra sguardo e dimora nel trascendente. Più che un luogo, il tempio rinnovato diventa una via provvidenziale per crescere, nel segno della gratuità e della carità divina, in una cultura di condivisione e di accoglienza dell’ospite, dello straniero, del sofferente. A Kabul, a Venezia… come altrove, tutti nella casa di Dio dobbiamo educarci a superare le alterità emergenti, da quella sociale e morale a quella razziale, aprendoci in libertà e responsabilità al noi della famiglia umana.

La cappella diventa, allora, una proposta di spiritualità che richiama l’Eterno, fa risuonare l’indicibile, offrendo la trasfigurazione di questo mondo in Dio.

La cappella viene dedicata alla Madonna del Don. Tale impegno è stato reso possibile dall’A.N.A. per ricordare il legame spirituale che unisce gli Alpini di ieri e di oggi in un medesimo e continuo servizio alla Patria.

Come i nostri amici del Battaglione Tirano, nel novembre 1942, in riva al Don, tra le rovine del villaggio di Belogorje, trovarono nell’immagine di Maria consolazione e conforto, così nel nuovo tempio aperto al culto potrete tuffarvi fiduciosamente nel cuore di questa Madre, lasciandovi condurre per mano all’incontro con il suo Figlio. Alla Madonna del Don affidiamo ogni sofferenza del popolo afgano e la serenità per le nostre famiglie.

Da lei continuiamo ad ascoltare le parole: «Amatevi come io vi ho amato» (cfr. Gv 15,13). È l’augurio che annuncia la vittoria del bene sul male.

Tutti benedico di cuore.

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