Camminiamo senza stancarci

Prospettive a conclusione del Convegno dei Cappellani militari - Assisi, 13 febbraio 2007

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Sostare per confrontarsi è stile di autentica comunione, soprattutto se al centro dell’attenzione c’è Gesù Cristo, Verbo del Padre. Null’altro. Solo se cresce questa coscienza cristologica sarà per noi possibile parlare con verità di evangelizzazione e di pace.

Chiediamoci concretamente quali difficoltà incontrano le persone nei loro ambienti di vita, in particolare quello militare, riguardo alla fede e quale aiuto siamo chiamati a dare? Come aiutare le famiglie e i giovani militari a diventare discepoli di Gesù?

Tutto questo non deve scoraggiarci, non deve scadere in un giudizio sommario su noi stessi e sulle energie generose che non sono mai mancate alla Chiesa castrense. Al contrario deve rafforzarci perché in radice poniamo un atto di fiducia nella grazia. Nulla ci mancherà. Una Chiesa in cui domina l’amore è una Chiesa che ha cuore. Cresciamo e maturiamo insieme non per uno scopo particolare, ma per edificare la nostra Chiesa castrense.

L’immagine della Chiesa castrense

Mi domando: Cos’è la Chiesa? Io amo davvero questa mia Chiesa? Anche dopo anni di sacerdozio pare che ciascuno possa dire che effettivamente rischia di avere un’idea non sbagliata, ma un po’ vaga di Chiesa, perché la storia delle relazioni nella comunità cristiana sembra sempre molto iniziale. Siccome la Chiesa è convocazione e fatta di relazioni, la conosciamo quanto più viviamo dentro legami vitali che già palpitano nell’intimo del cuore, dove non mancano, però, delle tentazioni. Eccone
alcune.

Andare contro corrente. Quando si osa dire ad alta voce e apertamente che si ama la Chiesa, si viene bollati quasi alla stregua di un tipo strano, irrimediabilmente tacciati d’infantilismo.

Non essere radicali. Vi è un falso radicalismo nei confronti della Chiesa, quello del tutto o niente, il pensiero della Chiesa pura nelle forme più sublimi e sotto i pretesti più vari. Chi accetta la Chiesa deve prenderla così come Dio l’ha voluta: il divino nell’umano, che significa anche che la Chiesa è come siamo noi uomini. Accettare la Chiesa nella sua dimensione quotidiana, così come nella sua realtà divina, sopportando la sproporzione tra la chiamata divina e la realizzazione terrena.

Non identificare la Chiesa con alcunché di temporale. Per quanto presente possa e debba essere la Chiesa nella società e nella storia umana, essa non si identifica con alcuna epoca. Il vangelo e la vita della Chiesa sono più ampi e più ricchi di qualunque sistema sociale e programma politico.

Non identificare se stessi con la Chiesa. Vi sono sempre, e sempre vi saranno, persone per le quali la propria causa coincide a tal punto con quella della Chiesa che, certamente, con la migliore buona volontà, finiscono per limitare la causa di questa a quella. Esse vogliono servire la Chiesa, ma in realtà pongono la Chiesa al loro servizio, al servizio delle proprie, e spesso alquanto riduttive, vedute e necessità. Il pericolo di questa tentazione è la sua impercettibilità, e pertanto la sua incorreggibilità.

Vincere la tentazione della critica. Vi sono uomini che quasi tutto condiscono con scetticismo e ironia e addirittura se ne compiacciono. È qualcosa di strisciante che si va diffondendo come un’epidemia. Per colui che ne è affetto, tutto diviene più o meno motivo di denigrazione. È la tendenza a interpretare sostanzialmente nel senso peggiore parole e fatti, spesse volte senza reperire tutte le informazioni necessarie ai fini del giudizio, e non di rado neppure quelle possibili. Lo sguardo rivolto alla sempre possibile azione dello Spirito Santo si è oscurato o si è spento del tutto; di lui, ormai, non si tiene più conto.

Ma, al di là di queste tentazioni sulla e nella Chiesa, domandiamo al Signore la grazia di imparare ad amare la Chiesa dell’Ordinariato Militare. Mi piace citare un testo di Paolo VI, una nota personale dal suo diario: «La Chiesa da amare, servire, sopportare, edificare con tutto il talento, con tutta la dedizione, con inesauribile pazienza e umiltà, ecco ciò che resta da fare sempre, cominciando, ricominciando, finché tutto sia consumato, tutto ottenuto (sarà mai?), finché Egli ritorni. Con ogni fiducia come sempre».

Vuoi vedere che nella Chiesa castrense non c’è nessuna bellezza e che essa non sia un riverbero del fulgore del Risorto? Eppure tutto è preso e derivato da lui. Sicché la Chiesa va vista in connessione con Colui che è la causa perenne e quasi la forma del suo essere stesso.

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Riferimenti

Si avvicina agli uomini chi sa andare verso Dio

Tipologia: Convegni dei cappellani