Carissimi,
con il Mercoledì delle Ceneri risuona il grido dell’evangelista Marco: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15), accompagnato dall’austero segno dell’imposizione delle Ceneri.
La Chiesa indica, così, un cammino di conversione a quanti vogliono giungere rinnovati alla celebrazione della Pasqua.
Questo tempo forte dell’anno liturgico segna «il giorno della salvezza» (2Cor 5,20-6,2), nel quale siamo chiamati a «lasciarci riconciliare con Dio» mediante la preghiera, la penitenza, la riscoperta degli impegni battesimali, le opere di carità e il digiuno.
Il nostro recente convegno di Assisi ha inteso avviare nella nostra Chiesa una feconda stagione di intensa vita spirituale da offrire ad ogni persona e famiglia militare, così da vivere con passione il presente e aprirci con fiducia al futuro.
Più che mai, nella Quaresima di quest’anno, Dio ci attira a sé, conducendoci nel deserto per parlare al cuore: «Perciò, ecco, la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16). La vita spirituale cresce nella misura in cui ci si apre alle profondità dell’ascolto facendo spazio in se stessi all’altro fino a diventarne come sua dimora. Si comprende, così, che la capacità dell’ascolto è proporzionata alla verità dell’amore. L’ascolto di Dio, nelle dimensioni di silenzio, attenzione, interiorizzazione, ascesi, diviene accoglienza e comunicazione di un’intima presenza. Dio è colui che parla e colloquia suscitando la forza di uscire “da” per andare “verso”, attirando tutti a sé. Il vero orante è chi ascolta. Se la preghiera è un dialogo che esprime la relazione tra Dio e l’uomo, l’ascolto immette l’uomo in una inscindibile appartenenza: «Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo» (Ger 7,23).
Ma l’ascolto necessita di attenzione a chi si ascolta, a ciò che si ascolta, a come si ascolta. Vigiliamo perché si dia il primato alla Parola sulle parole e i messaggi seducenti della mondanità e il seme del bene non venga soffocato e resti infecondo. Il tentatore è pronto a suggerire pensieri falsi, insinuando dubbi e sospetti. E così, impercettibilmente, in tante occasioni, apparentemente marginali, rischiamo di scivolare in un paganesimo che fa perdere il gusto e lo splendore della Verità.
Chi potrà, allora, celebrare ardentemente la Pasqua del Signore? Solo coloro che, nel cammino quaresimale, diventeranno uomini nuovi, in ascolto della volontà divina, attraverso la direzione spirituale, la celebrazione del sacramento della Penitenza e dell’Eucaristia. La Quaresima, infatti, è momento favorevole per la nostra santificazione. Lo è per ogni fedele della Chiesa militare e, a maggior ragione, per noi Cappellani, chiamati ad entrare nella dinamica dell’atto oblativo di Gesù (Deus caritas est n.13).
La Quaresima diventa un tempo “eucaristico”, nel quale, accogliendo l’amore di Gesù, impariamo a diffonderlo attorno a noi con ogni gesto e parola. Contemplare «Colui che hanno trafitto» (Gv 19,37) ci spingerà ad una rinnovata esperienza dell’amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno dobbiamo a nostra volta ridonare al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno. Solo così potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua.
Maria, la Madre della Bella Speranza, ci guidi in questo cammino di autentica conversione all’amore di Cristo.
Nell’augurarvi un fruttuoso itinerario quaresimale, vi saluto con affetto e tutti benedico.