Carissimi,
tra Dio e il mondo, che tutto dice lontanissimi, incomunicabili, estranei, la parola del vangelo indica un punto di incontro nella Croce. Dio ha tanto amato: la salvezza è che lui ami. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama.
Un doppio movimento ha reso possibile l’incontro: Cristo si è abbassato, scrive Paolo, fino alla morte di croce; Cristo è stato innalzato, dice Giovanni, attirando tutti a sé. La Croce, allora, solleva la terra e abbassa il cielo.
Il Crocifisso porta sulla terra il potere di Dio, che è servire, non asservire; salvare, non giudicare; dare la vita, non toglierla.
Il Crocifisso manifesta l’immagine dell’uomo, quello vero che non accumula denaro o potere, che non maneggia la lancia e spezza vite, che non schernisce o deride. Vero uomo è Cristo, capace del dono supremo, fratello di ognuno, che muore ostinatamente amando, gridando forte a Dio la sua pena, abbandonandosi nelle sue mani.
Con questa Celebrazione eucaristica, nella quale si consegna alle Forze Armate da parte del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana una Croce di legno trasportata da Nassirya, affidiamo al Crocifisso tutti gli italiani, militari e civili, che sono stati in Iraq e quelli presenti in altri Paesi per compiere una grande e nobile missione di pace nel mondo.
Cristo ci sta davanti come l’uomo dei dolori, rigettato dagli uomini, percosso da Dio e umiliato. Lo vediamo come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Non ha né apparenza né bellezza; tutto il suo splendore è scomparso per le brutture del nostro peccato.
In questa condizione di annientamento, egli rivela il meraviglioso aspetto della sua bellezza. Cristo non può mai essere brutto, è bello sempre e tanto più quando pende, deforme, dalla Croce, dove il suo amore risplende.
A noi che crediamo, lo Sposo appare bello ovunque, in cielo e in terra; nel seno e fra le braccia della Madre; bello nel fare miracoli e nell’essere flagellato; bello nell’amore alla vita e nell’abbandono alla morte; bello nel morire e bello nel risorgere; bello sulla Croce, nel sepolcro e nella gloria del Padre.
Volgiamo, dunque, lo sguardo a colui che abbiamo trafitto, facendo convergere verso il Cristo il nostro amore, assumendo il mistero del dolore in ogni fibra del nostro essere.
Sì, la Croce è la prima lettera dell’alfabeto formativo di Dio. Tutti, in modi diversi, abbiamo incontrato il mistero della Croce; da essa siamo stati toccati e quasi segnati, perché è inscritta nella storia dell’uomo. Volerla escludere dalla propria esistenza è come voler ignorare la realtà della condizione umana. Ma senza Dio, la Croce ci schiaccia; con Dio, essa ci redime e ci salva. «Se gli uomini sapessero – scrive Jacques Maritain – che Dio soffre con noi e molto più di noi di tutto il male che devasta la terra, molte cose cambierebbero senza dubbio, e molte anime sarebbero liberate».
In questa significativa circostanza, mentre affidiamo alla misericordia di Dio le anime dei nostri fratelli caduti a Nassiriya, chiediamo al Signore, con umile fiducia, di renderci sempre più convinti e certi che il bene è più forte del male e che possiamo costruire condizioni di libertà e di giustizia, promuovendo una convivenza umana in cui ci siano spazio e dignità per ogni popolo, cultura e nazione.
L’Eucaristia che celebriamo ci aiuti a pensare alla creazione che geme nel dolore, ma anche al mondo come ad un immenso giardino di benedizioni divine. Una verità che impariamo qui a Loreto, il luogo della fede, della carità e della speranza, dove come figli prediletti della Madre apprendiamo la legge del Magnificat.
Ave Maria Madre dei viventi
Vergine sposa presso la Croce,
rendici degni della grande eredità
che ci hanno lasciato i nostri fratelli caduti a Nassirya.
Sii sostegno ai membri della Croce Rossa Italiana
insegnaci a diffondere l’amore di Cristo Redentore.
Santa Maria, Madre dei credenti,
Nostra Signora di Loreto,
prega per noi – prega con noi
Amen.