E' giunta l'ora...

Messaggio a conclusione della Via Crucis - Sacrario di Redipuglia, 21 marzo 2007

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È giunta l’ora… La Croce va accolta anzitutto nel cuore e poi portata nella vita. Ci incontriamo oggi per ricordarcelo a vicenda qui in caserma.

La Croce è stata abbracciata lungo i secoli da molti cristiani: possiamo non rendere grazie a Dio per questo? E noi siamo testimoni di come il messaggio di morte e risurrezione, che dalla Croce scaturisce, diventa annuncio di speranza che scuote e consola, rinvigorisce lo spirito e pacifica i cuori. Quanto attuali le parole di Gesù: «Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).

È giunta l’ora… Desideriamo proclamare con vigore il vangelo della Croce, cioè di Gesù morto e risorto per il perdono dei peccati. Quest’annuncio salvifico, che assicura ai credenti la vita eterna, dal giorno della Pasqua non ha mai smesso di risuonare nel mondo e anche tra noi.

In certo senso, la caserma è la cittadella della Croce: qui, infatti, annunciata e vissuta, ha come sigillato e scritto la storia di tanti militari. Sì, la Croce non è estranea alla vita, a quella delle nostre famiglie. Tutti, in modi diversi, abbiamo incontrato il mistero della Croce, da cui siamo stati toccati e segnati. Sì, la Croce è inscritta nella vita dell’uomo. Volerla escludere dall’esistenza è come ignorare la realtà della condizione umana.

È giunta l’ora… È così. Siamo fatti per la vita, eppure non possiamo eliminare dalla storia la sofferenza e la prova. Voi, cari fedeli, non sperimentate quotidianamente la realtà della Croce? Quando non esiste sintonia, quando si fanno dure le difficoltà nell’impegno lavorativo, quando i sentimenti non sono ricambiati, quando si deve lottare con la malattia, la solitudine e quando si rischia di essere vittime di un pericoloso vuoto di valori, non è forse la Croce a interpellarci?

Eppure una diffusa cultura dell’effimero, che assegna valore solo a ciò che appare bello e piace, vorrebbe farci pensare che la Croce vada rimossa. Questa moda pseudo-culturale promette successo, carriera rapida ed affermazione di sé ad ogni costo, invita a una sessualità senza responsabilità e a una esistenza priva di progetti e rispetto per gli altri. Apriamo bene gli occhi, questa non è la strada che conduce alla gioia, ma il sentiero che sprofonda nel peccato e nella morte. Dice Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,24-25).

È giunta l’ora… Con la verità delle sue parole che suonano dure ma riempiono il cuore di bene, Cristo svela il segreto della gioia autentica. Egli trasforma la Croce da albero di morte in albero di vita. Coraggio, il Signore non ci lascia soli sulla croce. E se la Croce viene accolta, genera salvezza e procura serenità, come provano tante belle testimonianze di giovani e famiglie credenti.

Nel cuore della Quaresima vogliamo gridare l’uno all’altro: «Prendi la Croce, non lasciarti schiacciare dagli eventi, ma in Cristo vinci il male e la morte. Se fai del vangelo della Croce il tuo progetto di vita, se segui Gesù fino alla Croce, ritroverai te stesso in pienezza».

È giunta l’ora… Il venerdì di Passione resta solo una parentesi; la domenica di Risurrezione un’alba senza tramonto. Il cristiano è scolaro del Crocifisso, perciò, discepolo e partecipe della morte e risurrezione di Cristo. In realtà, c’è un volto nascosto della morte. Noi ne vediamo solo il profilo tragico e tenebroso che indica dissoluzione, fine, silenzio. Ma c’è un’altra dimensione che è rivolta dall’altra parte rispetto a noi e che si affaccia sul mistero, eterno e infinito.

È giunta l’ora… Cristo è venuto per far balenare davanti agli occhi anche quest’altra faccia della morte, il suo profilo illuminato dalla luce della Pasqua. Certo, non viene meno il volto tenebroso, fatto di lacerazione, persino di urlo lanciato a un Dio che sembra distante e assente.

Ma al mattino di Pasqua il velo si squarcia e si intuisce l’oltrevita, l’altro viso della morte, un viso immerso nella luminosità divina. Come dice l’Apocalisse, al di là c’è «la tenda di Dio con gli uomini… Non vi sarà più la morte né lutto né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,3-4). Bisogna, allora, saper guardare anche dall’altra parte.

Ci accompagni Maria, la Vergine Addolorata, nel prendere la Croce quotidiana e portarla come messaggio di amore e di perdono nel nostro meraviglioso mondo militare.

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