Amatevi gli uni gli altri

Messaggio per la Giornata della gioventù - Zona Pastorale Cagliari, Domenica delle Palme 2007

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Cari amici,

nel rivolgermi con gioia a voi che celebrate l’Incontro Diocesano della Gioventù, desidero condividere con voi alcune riflessioni sul versetto del vangelo di Giovanni: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34).

Amare Dio è amare l’umanità e la creazione che egli ama e nella quale chiama ad amare. È urgente volere, con desiderio sincero, che l’umanità si risvegli alla sua condizione di amata, assecondi e metta in pratica iniziative di pace e di giustizia, in modo che, soprattutto i meno provveduti, recuperino la loro dignità di persone, eredi della vita eterna.

Cosa significa amare se non aprire se stessi alla comunione, accogliere gli altri in sé, per essere e camminare insieme, nella medesima via, vivificati dalla stessa vita, nella contemplazione e fruizione della medesima verità (cfr. Gv 14,6)? In realtà, la sclerosi della carità dipende, in gran parte, dalla presunzione che possa svilupparsi senza riferimento a Cristo.

Si sottrae alle esigenza della carità chi si ispira a sistemi di vita estranei e lontani dal Signore, proponendo l’amore solo come norma di relazione interpersonale, dimenticando le esigenze relative alla partecipazione alla vita divina. Come pure si allontana dal bene chi interpreta il contenuto caritativo solo in riferimento alla mentalità socio-culturale odierna, non considerando affatto la legge naturale inclinazione alla volontà divina immessa nel dinamismo umano. Non si può amare Dio se non si ama la storia che egli riconcilia con sé; neppure si può amare la storia nella quale è in atto una vocazione di riconciliazione senza vivere in amicizia con colui che la compie.

Amare, in concreto, significa vivere in e come Gesù Cristo, darsi le condizioni per continuare e offrire iniziative di perdono e di pace in un mondo lacerato dalle inimicizie e offeso dai conflitti e dalle guerre. Sappiamo che maestro e guida del vivere in carità è lo Spirito Santo, a cui l’amore è appropriato, per la sua prerogativa specifica di dono e vincolo. Lasciarsi orientare dall’amore che lo Spirito diffonde nei cuori (cfr. Rm 5,5), amare nell’amore nel quale ci ama, significa ubbidire alla legge anche come espressione di provvidenza per sé e per gli altri. La carità, infatti, non distrugge la legge, ma la porta a compimento attraverso lo stile di condivisione, di personalizzazione e cioè gli atteggiamenti della solidarietà.

Come la luce, l’amore evangelico fa risplendere ogni colore nella sua bellezza. L’attaccamento ostinato al proprio modo di vivere, alle cose, ai privilegi, al potere falsa il giudizio e legittima il rifiuto di realizzare il bene umano. Al contrario la carità è come la sorgente di ogni virtù, anzi una sola virtù con diversi termini: Dio, noi stessi, e il prossimo, uniti insieme nella medesima comunione che origina, si sviluppa, culmina in Dio. Non c’è separazione, tanto meno opposizione, tra carità per Dio, per se stessi, per gli altri.

Non si dà rilievo all’amore per Dio quando si vanifica quello verso le creature e non si potenzia questo quando lo si stacca dalla sorgente. L’amore per Dio è totale, cresce nella disponibilità alla contemplazione del suo mistero, nella docilità alla sua volontà, nella tensione del desiderio all’unione con lui, aumenta nell’impegno di armonizzare con il suo disegno, il presente e l’avvenire della storia umana.

Chi ama non accusa le mancanze di comunione, lavora per superarle, perché la carità è fuoco, è iniziativa, e le creature unite a Cristo irradiano una forza di coinvolgimento simile a quella in cui esse stesse sono state trasformate.

La comunione è la ricchezza di chi appartiene a Dio, perdersi in e per essa è vivere da salvati (cfr. Gv 12,25). La condizione per accoglierla e crescere in essa è la disponibilità a donarla. La si riceve quando ci si apre all’iniziativa di Dio in Gesù Cristo, e cioè si supera il peccato che isola, si vincono le resistenze che trattengono dalla sequela di Gesù che ha preso su di sé i peccati del mondo, li ha tolti via, vincendo in sé, nella sua carne, le inimicizie (cfr. Ef 2,15).

Diventare prossimo, crescere nella compassione, portare gli uni i pesi degli altri (cfr. Gal 6,2) è adempiere il suo comandamento: «Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv 13,15, cfr. 1Pt 2,21). Le persone da sole non possono né riparare né accrescere il bene; più si uniscono a Gesù Cristo, più partecipano in lui al processo di liberazione dall’ingiustizia, più camminano nella via della carità.

La via dell’amore non è un risultato spontaneo ma è frutto di decisione perseverante e coerente, e soprattutto di implorazione di perdono e di fiducia. Si nutre di preghiera, di lode, di contemplazione.

Carissimi, in un clima di incessante ascolto della parola di Dio, invocate lo Spirito d’amore, perché vi renda capaci di proclamare il vangelo della carità sino agli estremi confini della terra. Nostra Signora di Bonaria vi sia madre e guida. Vi insegni ad accogliere la Parola di Dio, a conservarla e meditarla nel cuore e vi incoraggi a dire il vostro “sì” al Signore, vivendo l’obbedienza della fede. Vi accompagno con la mia preghiera, mentre di cuore tutti benedico.

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