Voi siete miei amici

Omelia per la S. Messa crismale - Chiesa di Santa Caterina da Siena a Magnanapoli, 4 aprile 2007

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Carissimo fratello sacerdote,

desidero riascoltare con te, in questa solenne celebrazione della Messa Crismale, la parola di Gesù che chiama amici i suoi discepoli.

Voi siete miei amici

L’Eucaristia è il sacramento dell’amicizia sacerdotale, il dies natalis del mistero della fede è il medesimo del Sacerdozio. Nella cena degli amici l’istituzione dell’Eucaristia comporta la nascita del Sacerdozio.

Ripercorro stamane la storia della tua amicizia con Gesù, iniziando, come in un percorso di vita, dal gesto sacramentale dell’imposizione delle mani da parte del Vescovo. Quelle mani rivelavano le mani di Gesù, hanno stretto le tue, quando hai
incontrato il Signore e ascoltata la sua voce: «Seguimi...» (Mt 9,9).

Da allora lo hai seguito. Forse inizialmente un po’ impaurito, volgendoti indietro e chiedendoti se la strada fosse veramente la tua. In qualche momento hai fatto l’esperienza di Pietro: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore!» (Lc 5,8). Hai avuto paura e volevi lasciare tutto, avvertendo la sproporzione tra quell’amore divino e meraviglioso e la tua piccolezza e fragilità umana. Ma il Signore, nella sua grande bontà, ti ha preso per mano, perché non affogassi nel mare dello spavento, ti ha tratto a sé e ti ha detto: «Non temere! Non ti lascio, tu non lasciare me».

Voi siete miei amici

Mano nella mano del Signore, il tuo sguardo ha incrociato il suo. Ti sei immerso, così, nell’oceano di quegli occhi. Fu la tua risposta pronta e generosa che ti spinse ad abbandonare la logica rassicurante dell’avere senza calcolare più nulla.
Dio solo sa ciò che vide in te quel giorno, e solo tu conosci ciò che ti colpì in Gesù per lasciare immediatamente tutto. È Cristo il senso pieno, la forza indescrivibile e l’orizzonte ultimo che scuote e affascina noi sacerdoti.

Voi siete miei amici

Il Signore ti ha reso amico: quotidianamente ti affida tutto; ti affida se stesso e tu puoi parlare con il suo Io. Quale immensa fiducia. Gli avevi chiesto di tenerti per mano, ma ora Gesù si è consegnato nelle tue mani. I segni dell’ordinazione sacerdotale non sono forse manifestazioni di amicizia divina: l’imposizione delle mani, la consegna della Parola, del Calice, il potere di assolvere? E tu sarai fedele a questo amore, se ti ossigeni alla sua presenza. Il vangelo ricorda che il Signore ripetutamente – per notti intere – saliva sul monte per pregare. A riguardo, mi sovviene l’insegnamento di Benedetto XVI che distingue il salire sul monte dal salire egoistico dei nostri giorni.

L’espressione giovannea: «Voi siete miei amici» (Gv 15,14) si collega all’altra riferita ai pastori: «Io sono la porta» (Gv 10,7). Il Santo Padre così commenta: «Attraverso Gesù si deve entrare nel servizio di pastore: Chi... sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante (Gv 10,1). Questa parola “sale” evoca l’immagine di
qualcuno che si arrampica sul recinto per giungere, scavalcando, là dove legittimamente non potrebbe arrivare. “Salire”, si può qui vedere anche l’immagine del carrierismo, del tentativo di arrivare, di procurarsi una posizione mediante la Chiesa: servirsi, non servire.

È l’immagine dell’uomo che, attraverso il sacerdozio, vuole farsi importante, diventare un personaggio; l’immagine di colui che ha di mira la propria esaltazione e non l’umile servizio di Gesù Cristo. Ma l’unica ascesa legittima del ministero presbiterale è la croce. È questa la vera ascesa, è questa la vera porta».

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