Dì soltanto una parola

Omelia per la S. Messa in occasione della Festa dell'Esercito - Basilica Santa Maria Maggiore, 30 aprile 2007

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Cari amici,

con gioia celebriamo il 146° anniversario della fondazione dell’Esercito Italiano, la prima e più antica delle Forze Armate. Da quando ho iniziato il mio ministero episcopale, è stato per me un crescendo la scoperta della bontà e generosità che sono nel cuore dei nostri Militari al servizio in Patria come alle missioni di pace, dove operano in modo ammirevole come ministri di sicurezza e di concordia.

In questa lieta circostanza vorrei far giungere a tutte le donne e agli uomini dell’Esercito, il mio augurio di pace e invocare la protezione di Dio su di voi, sulle famiglie, sulle persone con cui si lavora ogni giorno.

Siamo qui per lasciarci illuminare dalla parola del vangelo odierno, dove si presenta un comandante dell’esercito romano e il suo badante, ammalato, che si trova in pericolo di vita.

Il comandante voleva molto bene al suo servo e, avendo udito parlare di Gesù, manda alcuni anziani da lui per chiedere la guarigione. Costoro non solo diventano messaggeri di una tale richiesta, ma la sostengono parlando a Gesù del comandante come uomo che ama la gente, è vicino alle difficoltà di ogni soldato, ha costruito la sinagoga di Cafarnao.

Un giudizio lusinghiero del popolo diverso da quello dello stesso centurione che ritiene di essere indegno sia nel ricevere Gesù a casa sua che nel presentarsi ai piedi del Signore.

Ma non è dello stesso parere Gesù che compie il miracolo della guarigione del servo, esaltando la fede del comandante. Eppure questo militare non aveva incontrato Cristo, ne aveva sentito solo parlare e con l’autorità di ufficiale avrebbe potuto dare degli ordini a Gesù. Ma al suo cospetto non esercita il potere, si nasconde, non vuole dare fastidio e aspetta la grazia della guarigione per il servo. Ecco la mirabile fede del comandante: lascia spazio al Signore, senza pretese e imposizioni.

Carissimi, Gesù ammira la vostra fede, quella fiducia avvolta spesso da inquietudine e ricerca, da sincera umiltà e fine discrezione. Continuate ad essere certi, come il centurione, che basta una sua parola e tutto ritorna possibile.

Cristo non resta stupito dalla bellezza del tempio, dalle persone dedite al culto, ma dal cuore semplice e buono di un militare dell’esercito, preoccupato non della carriera, della sua immagine, delle simpatie e dei preziosi appoggi, ma unicamente della salute e della vita del suo servo. È forse il favore degli uomini che dobbiamo guadagnarci o non piuttosto piacere a Dio con i nostri gesti di amore? Eppure Cristo ci ama ed è in mezzo a noi.

Ho potuto verificare questa verità nei giorni scorsi, incontrando a Cefalonia alcuni superstiti della Divisione Acqui, che in giovane età sono stati segnati da una esperienza dolorosissima. Sui loro volti, bagnati dalle lacrime, si leggeva la presenza di Cristo; le loro labbra pronunciavano parole di ringraziamento per il dono della vita. In quelle ore pensavo a Cristo, amato dalla fede grande di questi fratelli militari. Non perdiamo, perciò, le radici cristiane testimoniate da questi piccoli grandi padri della nostra Repubblica. È proprio vero che l’Esercito è una risorsa per l’Italia, anche per l’opera delle Associazioni d’Arma, che sono come una scuola attiva di solidarietà e costituiscono dei luoghi privilegiati per l’educazione alla giustizia, al confronto e alla testimonianza civile.

Amici Militari, a nome mio personale e dei nostri Cappellani, accogliete il grazie sincero per la generosità e la professionalità, per i vostri sacrifici con i quali contribuite a rendere il Paese  degno dell’uomo e a costruire un ordine internazionale più giusto e solidale.

Tra qualche giorno saremo a Lourdes per l’annuale Pellegrinaggio internazionale. Alla Vergine Maria affideremo ogni vostra intenzione.

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