Le Beatitudini del Rosario

Meditazione alla recita del S. Rosario - Lourdes, 11 maggio 2007

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La corona per noi è sinonimo di Rosario: perché? Perché ogni Ave Maria è come una rosa che si intreccia con le altre per formare una corona regale in onore alla Madonna.

Il Rosario è una corona di ricordi, anzitutto. Lo suggerisce Giovanni Paolo II al numero 11 della sua lettera sul Rosario (Rosarium Virginis Mariae): «I ricordi di Gesù hanno accompagnato Maria in ogni circostanza... Sono stati quei ricordi a costituire in certo senso il Rosario che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena». Quando recita il Rosario, la comunità cristiana si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.

Una corona di preghiere, ognuna delle quali ha un suo significato: l’Ave Maria, il Padre nostro, la Salve Regina, le Litanie lauretane, alcune invocazioni opportunamente inserite tra una decina e l’altra. Queste preghiere, accompagnate dalla meditazione sui misteri della vita di Gesù, formano una corona da offrire alla Madre di Dio e nostra.

Una corona di doni: noi offriamo a Dio per mano di Maria il nostro tempo, l’affetto filiale e tutto ciò che siamo e Dio, per mezzo di Maria, ci dona di poter ripercorrere le tappe principali della vita di Gesù che si intrecciano con quelle della madre sua: mai come nel Rosario la via di Cristo e quella di Maria appaiono così profondamente congiunte.

Recitare il Santo Rosario, perciò, significa metterci in cammino con Maria sulla via della conversione, memori delle parole del Signore Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Ed è la Madonna stessa che ci esorta a camminare su questa via e a fare ciò che piace a Gesù: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5).

E ancora, ispirandoci al sentire di Paolo VI, possiamo definire il Rosario: una preghiera ordinata, disciplinata, organizzata; non è irregolare, intermittente, disordinata, no; ma segue un filo, segue un disegno, segue una linea; ha uno scopo determinato e soprattutto uno spirito di vera pietà che la sostiene e la anima. È una preghiera saggia e viva; è una preghiera collettiva che impegna molti a pregare insieme; non è una voce solitaria, ovvero un insieme di preghiere staccate una dall’altra; è un coro, è un’armonia, è un concerto, è un rosario non solo di Ave Maria, ma di anime fresche e innocenti; è una vera ghirlanda di rose vive intorno alla Madonna; è come un grande girotondo che tutti unisce e fa danzare e cantare intorno a Maria. Anche questo è molto bello, e ci fa pensare a una visione angelica che sale dalle nostre città verso la città celeste; è un’educazione alla pietà religiosa, più semplice e popolare, e al tempo stesso più seria e autentica; insegna a unire l’orazione con le azioni comuni della giornata, santifica le amicizie e le occupazioni, abitua a unire le parole della preghiera al pensiero, alla riflessione sui misteri del Rosario.

È una scala il Rosario; e noi desideriamo salirla insieme, adagio adagio, andando in su incontro alla Madonna, che vuol dire incontro a Gesù. Perché anche questo è uno dei caratteri del Rosario, ed è il più importante e il più bello di tutti: e cioè, il Rosario è una devozione che, attraverso la Madonna, ci porta a Cristo. È Gesù Cristo il termine di questa lunga e ripetuta invocazione a Maria. Si parla a Maria per arrivare a Gesù. Ella lo ha portato al mondo. Ella è la Madre del Signore. Ella ci introduce a lui, se noi siamo devoti a lei.

Quante belle cose! E ve ne sono altre: chi sa quante grazie ottiene questa preghiera per le famiglie, grazie per le caserme, grazie per i malati; ottiene grazie per salvare i moribondi, convertire i peccatori, aiutare i missionari, ottenere la pace, liberare le anime del purgatorio. Con il Rosario si diventa dei benefattori di tutti.

Dinanzi a te, Madre del Rosario, non vogliamo concettualizzare né schematizzare, ma percepire, emozionarci, intuire, vivere e sentire. Un sentire che è come un allargamento della coscienza, un dinamismo spirituale fatto di percezione e di coinvolgimento di ogni facoltà umana, in attesa di una risposta, di un cenno di chiarezza sulla storia, di una speranza per questa o quella situazione.

Tu sei nostra Madre, avvocata e testimone.

Sentiamo la tua maternità, intuendo la presenza operante e misericordiosa, cogliendo che sei la mediatrice di tutte le grazie. In questi giorni cantiamo spesso: «Prega per noi, Maria, prega per i figli tuoi, madre che tutto puoi, abbi pietà di noi». Perché madre sei avvocata, invocata, punto di riferimento che intercede ed ottiene, sicura certezza che le meraviglie divine avvolgeranno l’universo. O Madre del Rosario, grazie, perché personalizzi stupendamente i raggi della paternità divina nella nostra vita quotidiana. Guardando il tuo volto, risplende il volto del Padre attento, premuroso, delicato e provvidente. E così, Madre, rifletti l’ombra del Padre, testimone solidale e compagna di tutta la sofferenza umana. O Madre del Rosario, tu sei dentro il nostro sospiro. Davanti alla tua immagine gioia e dolore, vita e morte si incrociano e si toccano e nel nostro cuore l’una sconfina irresistibilmente nell’altra. Più che studiarti, ti preghiamo; a te più che con le parole parliamo con gli occhi; dinanzi a te non abbiamo vergogna di piangere, di implorare, di ringraziare, di solidarizzare, di fraternizzare.

Regina del Rosario prega per noi e con noi.

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