Con gioiosa gratitudine e intensa commozione, saluto voi che partecipate al Pellegrinaggio Militare a Lourdes.
Siamo qui per lasciarci illuminare dalla parola del vangelo che descrive il grande evento dell’Annunciazione.
In Galilea c’è Nazareth, un paesino, mai ricordato nella Bibbia prima dell’Annunciazione. A Nazareth, in una casa per metà scavata nella roccia, un’umile fanciulla vive la sua vita quotidiana di lavoro, fatica, povertà, ma anche di fede e di attesa. Maria, come ogni pia ebrea, conosceva la storia del suo popolo. Conosceva le promesse fatte da Dio ad Abramo, ad Isacco, a Giacobbe, a Mosè, a Davide, conosceva il libro di Isaia ed il famoso oracolo: «Ecco: la vergine concepirà e darà alla luce un figlio che chiamerà Emmanuele» (Is 7,14).
Ma dove, quando, da chi? «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth» (Lc 1,26). Le antiche promesse, il gemito dei patriarchi, il giorno atteso dall’umanità e da Dio: tutto è lì davanti a Maria. L’angelo la chiama «piena di grazia» (Lc 1,28), ma Maria resta libera, resta nel buio della fede e risponde: Credo! «Ecco la serva del Signore» (Lc 1,38). Fu un momento stupendo! Vedremo un giorno quanto siamo legati al “sì” di questa donna. Ma non fu facile, non fu semplice, non fu un gioco. Ne volete le prove? Giunge l’ora della Croce. Pietro ha rinnegato il Maestro, Giuda ha tradito, tutti sono fuggiti. Resta Giovanni, unico fedele tra i discepoli, e poi una donna: «Stava presso la croce sua madre» (Gv 19,25). Che cosa disse in quel momento Maria? Forse rivide la scena dell’Annunciazione, ricordò le tappe di una maternità che conobbe la stalla, le paure, la fuga, il nascondimento, l’incomprensione e disse: «Credo! Eccomi!».
L’Annunciazione e la Croce formano un solo percorso. Per questa fedeltà, per l’eroismo Maria ha il diritto di essere Madre dei credenti, nostra madre, corredentrice nella liberazione dal male che viene dalla croce. Siamo innestati in questa storia. Il ricordo di Maria, Immacolata per dono di Dio e per libera risposta, è un invito a purificare l’amore, elevarlo e renderlo profezia dell’amore di Dio. Tutti abbiamo da imparare qualcosa da Maria, la cui fede è invito a guardare al di là delle apparenze, un invito a credere tenacemente che la difficoltà quotidiana prepara la primavera già iniziata in Cristo Risorto.
«Rallegrati, piena di grazia» (Lc 1,28). La grazia è seminata come memoria degli inizi e profezia di futuro, quando quotidianamente, dall’Infinito, un angelo viene e ripete ciò che ha detto alla Vergine. Ave, uomo. Ave, donna. Tutta la vita di Dio dilaga dentro di te. Ave, uomo o donna, Tu sei gloria, sorriso, gioia e amato mistero di peccato e santità.
«Ave Maria, piena di grazia» non ho niente da offrire e niente da domandare. Vengo solamente, madre, per guardarti, piangere di gioia, sapere che sono tuo figlio e tu ci sei. Essere con te, Maria, in questo luogo, per non dire niente, guardare il tuo viso, lasciare il cuore cantare nel suo proprio linguaggio: piena di grazia, immacolata bellezza, donna e madre della grazia.