Globalizzazione, economia ed etica

Conferenza agli allievi Scuola Ispettori e Sovrintendenti GdF - L'Aquila, 12 giugno 2007

Luogo:

Predicatore:

Ringrazio per l’invito. Non sono esperto e se mi esprimo sul tema della globalizzazione, dell’economia e dell’etica lo faccio dal punto di vista di un vescovo, a livello etico e religioso.

La mia riflessione vuole indicare la traccia di un cammino che è insieme della ragione e del cuore, della fede e della storia. Un itinerario da costruire a partire da quel nucleo generatore, che è il mistero di Dio, nel quale trova il suo fondamento incrollabile un ordine sociale annodato alla dignità e responsabilità della persona. È la centralità dell’etica, fondata su un riferimento religioso, la linea ispiratrice del mio intervento, teso a sollecitare, alla luce del vangelo e dell’esperienza umana, noi credenti ad essere autorevoli costruttori di una società in trasformazione.

La globalizzazione

Necessita una chiarificazione: tutti parlano di globalizzazione, ma forse con una varietà se non con una diversità di interpretazioni. Occorre, allora, l’umiltà e la saggezza di partire da una domanda elementare: che cosa è la globalizzazione?

La risposta si presenta assai complessa; infatti, pare difficile una definizione che sia uniforme. Ma pare difficile anche una descrizione, dal momento che non è mai esagerata la cautela di fronte a un fenomeno che «rischia di trasformarsi in uno slogan, in un mito, quasi una nuova formula o peggio ancora una nuova ideologia per capire il nostro mondo, che purtroppo è invece sempre più complesso e non si lascia racchiudere in formule semplificanti».

Certo, la globalizzazione presenta degli aspetti propriamente umani, e quindi morali. È in questo senso che il Vescovo può intervenire offrendo qualche considerazione. La prima è la lettura della globalizzazione nella prospettiva di un segno dei tempi. C’è chi la mitizza e chi la demonizza, chi la vede come fonte di tanti beni e chi, invece, la pensa causa di tanti mali.

Essa è un dato, dal quale non si può prescindere. Un dato umano, in quanto vede coinvolto l’uomo, sia come destinatario, sia come soggetto attivo, e dunque l’uomo nella sua libertà, il cui concreto esercizio conduce e al bene e al male. Siamo alle soglie di una nuova era, che porta con sé grandi speranze ed inquietanti interrogativi. Quali saranno le conseguenze dei cambiamenti in atto? Avranno finalmente tutti la possibilità di godere la pace? Le relazioni tra gli Stati saranno più eque, oppure le competizioni
economiche e le rivalità tra i popoli e nazioni condurranno l’umanità verso una situazione di instabilità ancora maggiore?

Sono interrogativi che ci introducono a cogliere un altro aspetto della globalizzazione: quello specificamente morale. Infatti, il dato umano della globalizzazione, proprio perché umano, si configura necessariamente anche come un compito affidato all’uomo. L’uomo deve far opera di discernimento, ossia saper leggere in modo critico gli aspetti positivi e negativi presenti nel fenomeno globalizzazione. Assume, così, le sue responsabilità per governare da uomo (e quindi per il vero bene dell’uomo stesso) il fenomeno. Di qui due precisi impegni: quello di conoscere il fenomeno e governarlo.

Il discernimento dei fenomeni storici, sociali e culturali va operato con l’intelligenza. Si apre così lo spazio per lo studio scientifico, come studio del tutto legittimo, anzi necessario, che sa decifrare i valori e le esigenze più vere e profonde della persona. Ma come cristiani, la lettura del fenomeno della globalizzazione è da operarsi con una ragione che viene illuminata da una luce nuova, ossia dalla fede, così da scoprire le intenzioni di Dio sulla vocazione dell’uomo.

In questo contesto, ci aiuta il magistero sociale della Chiesa, che deve vedere il credente non solo come destinatario o semplice ascoltatore ed esecutore, ma anche attivamente partecipe, protagonista nel tempo della globalizzazione.

Ne consegue una lettura razionale e di fede del fenomeno globalizzazione nell’aspetto più evidente, quello economicofinanziario. Il rapporto tra economia ed etica può esprimersi secondo il linguaggio evangelico: non è l’uomo per l’economia ma è l’economia per l’uomo. Si dà, dunque, una relativizzazione dell’economia all’uomo, perché questa insieme è valore e limite. L’economia, infatti, è un valore, ma non è il valore unico e sommo
per la vita e per il destino dell’uomo singolo e dei popoli.

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