Seguimi

Omelia per la S. Messa della Festa di San Matteo, Patrono della Guardia di Finanza - Basilica di Santa Maria Maggiore, 21 settembre 2007

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Carissimi

saluto cordialmente tutti, a cominciare dal Signor Comandante Generale della Guardia di Finanza, le autorità Politiche, Civili e Militari, presenti per onorare e pregare san Matteo, nostro patrono.

Abbiamo ascoltato dalla pagina evangelica che Gesù, passando davanti a Matteo, gli dice: «Seguimi… ed egli si alzò e lo seguì» (Mt 9,9). Un uomo seduto al banco delle imposte, uno sguardo che incrocia il suo, una sola parola «Seguimi» e Matteo si immerge nell’oceano di quegli occhi. Fu una risposta pronta e generosa che spinse il contabile ad abbandonare la logica rassicurante del dare e dell’avere per mettersi sui passi del Nazareno senza calcolare più nulla.

Matteo, che doveva aver conosciuto il Maestro in altre circostanze,attese questo momento e al primo invito lasciò tutto senza domandarsi neppure dove era diretto. È la persona di Cristo la causa, il senso, la forza e l’orizzonte ultimo che scuote e affascina il figlio di Alfeo e lo spinge a seguire Gesù.

La chiamata crea subito una nuova situazione. Matteo prima poteva vivere e lavorare nel suo paese, silenzioso e ignorato, obbedendo alla legge e attendendo il Messia. Ma ora che costui era venuto e l’aveva chiamato, ogni cosa viene trasformata.

Matteo dovrà imparare a dare, non a riscuotere o rivendicare, diventando capace di amare e custodire la dignità di ogni uomo e di tutto l’uomo.

Ma come è possibile concretamente superare una cultura individualistica, in vista di una vita più degna, facendo crescere la dignità e la creatività di ogni persona, perché risponda alla propria vocazione e, dunque, all’appello di Dio, in essa contenuto? (cfr. Centesimus annus, 29).

Gesù sembra tirar fuori Matteo dall’esclusiva attenzione ai beni, da non assolutizzare con il pericolo che diventino l’unico valore della vita, non subordinato ad alcun altro.

Quotidianamente ci accorgiamo della tentazione dell’avidità e dell’avarizia, che sono costantemente in agguato. Se non combattute, conducono non solo a non condividere i propri beni, ma a un accumulo della ricchezza fine a se stesso. Non per nulla si parla di idolatria del denaro.

In realtà, le ricchezze sono un bene che viene da Dio: chi lo possiede lo deve usare e far circolare senza indebita accumulazione, così che anche i poveri possano goderne. Il male va visto nell’attaccamento smodato alle ricchezze, nella volontà di accaparrarsele. Carissimi, la festa di san Matteo ci aiuta a riscoprire sempre più profondamente il lavoro come vocazione, come missione al servizio del bene comune. La vostra vocazione, la vostra professione è chiamata ad un servizio specifico nella promozione del bene comune. Essa ha infatti il carattere di un servizio pubblico. La sua ragione di essere cioè non è affatto l’utilità privata, ma il bene della Comunità. La vostra specifica responsabilità comporta un’etica fatta di lealtà verso le istituzioni, d’imparzialità nell’esecuzione della legge, di riconoscimento della sovranità del cittadino al cui servizio è il pubblico ufficiale. Con il vostro impegno, infatti, assicurate la partecipazione di tutti, secondo la misura proporzionata alla possibilità di ciascuno, ai costi del bene comune, e difendete questo medesimo bene dall’egoismo di chi vuole solo godere dei benefici della vita associata.

È indispensabile pensare a un’economia che sia al servizio dell’uomo, a un’economia sociale, dove la dimensione etica e religiosa non può essere ignorata: alla base di ogni sviluppo concreto  della società umana sta la crescita del senso di Dio e della conoscenza di sé (cfr. CCC, 2441).

Carissimi, certo che continuerete ad offrire generosamente e coraggiosamente il vostro qualificato servizio che investe con forza tutto il processo produttivo con le sue nuove realtà, quale la globalizzazione della finanza, dell’economia, dei commerci e del lavoro, vi auguro, con la grazia di Dio e l’intercessione di san Matteo, di salvaguardare sempre nella vostra insostituibile professione la dignità e la centralità della persona umana e la libertà e la democrazia dei popoli.

Mentre affidiamo a Cristo, nel santo sacrificio della Messa, il vostro lavoro a servizio della società e rinnovate il nostro impegno professionale, vogliamo altresì chiedere a Dio la grazia di incontrare ogni giorno il Signore, di vederlo accanto a noi sempre, di saper fargli festa e di condividere la gioia della fede con tutti coloro che incontriamo, a cominciare da chi ci è più vicino.

Questa è la via della gioia e della saggezza che san Matteo ha scoperto in un giorno qualunque della sua esistenza, all’improvviso. Ed è diventato il giorno della sua vera nascita.

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