Carissimi fratelli sacerdoti,
martedì 23 ottobre, celebriamo la Solennità del nostro Patrono, e non posso non confidarvi la spirituale emozione che invade il mio cuore di vescovo al pensiero di Giovanni da Capestrano, un santo che seppe imitare Cristo con la sua profonda pietà e la grandissima umiltà. La testimonianza della sua vita, legata ad un innato senso della giustizia ed una ardente carità nei confronti del prossimo, lo rendono ancora oggi luminoso evangelizzatore di pace. Nel trattato “Lo specchio dei chierici”, afferma: «Coloro che sono chiamati alla mensa del Signore devono brillare di purezza con l’esemplare condotta di una vita moralmente lodevole. Splendano per un grande spirito di sapienza e con questo illuminino il mondo. Coloro che fanno parte del clero sono in Cristo la luce del mondo».
Cristo è davvero la luce della terra, la luce della Chiesa, la luce dei cuori. Di qui la perenne giovinezza e la bellezza profetica del nostro sacerdozio, fatta di animo grande e radicale generosità.
Nella nostra Chiesa, voi Cappellani avete il dovere di guardare avanti, essere profeti luminosi, considerati guide sicure e affidabili su strade che conducono le famiglie e i giovani militari all’incontro con il Maestro che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.
«Come la luce non è fatta – continua san Giovanni da Capestrano – per illuminare se stessa, ma diffonde i suoi raggi tutt’intorno e fa risplendere le cose visibili, così la vita santa degli ecclesiastici giusti e onesti illumina e rasserena coloro che li vedono fedeli al loro ideale di santità». Noi sacerdoti, perciò, siamo chiamati ad essere figli della luce (cfr. Ef 5,8) e, perciò ricchi di vita interiore, per illuminare il mondo e le realtà temporali. In mezzo a tutto ciò che passa, svanisce e scompare, noi consacrati dobbiamo essere segno di gloria eterna. «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,14-16; cfr. 1Pt 2,12).
«Sì, fratelli, chi è innalzato al governo degli altri, deve mostrare in se stesso in che modo gli altri si debbano comportare per essere amati dal Signore». Risplenda, perciò, la luce della fede forte, della carità operosa, della nostra castità gelosa, la luce della povertà generosa nella notte di un mondo che soffre sostanzialmente del progressivo spegnimento dello Spirito.
Rinnovare, perciò, la società ispirati dal vangelo esige il dono di presbiteri che vivano secondo lo Spirito. Vige, infatti, una innegabile armonia tra sacerdozio e vita spirituale. Se la vita spirituale è vissuta nella carità e nell’accettazione generosa dei doni dello Spirito, il presbiterato offre il terreno più opportuno per la realizzazione e il suo compimento.
In realtà, siamo invitati ad essere guide esperte di spiritualità, coltivando il talento più prezioso che è lo Spirito di Dio. Là dove non c’è più interiorità e l’onore a Dio non viene tributato come prima cosa, la nostra pastorale non può progredire né portare frutto. Siate, allora, mistici sulle strade e rapiti dal mistero di Dio nei mestieri dell’umanità. È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla. Nel nostro tempo, dominato dal materialismo e dalla indifferenza religiosa, voi Cappellani costituite con la vostra totale e definitiva donazione a Cristo il segno di una vita alternativa alla logica del mondo, perché radicalmente ispirata al Vangelo e proiettata verso le future realtà escatologiche. «Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire» (Sal 34, 6).
La parola del salmista richiama la visione che, uno dei primi biografi, Nicola di Fara, attribuì a Giovanni, quando si convertì. Fu mostrata al santo la terra quasi nell’oscurità, in un ombra fitta, e in mezzo alle tenebre c’era un raggio di luce e verso questa luce affluivano molti popoli, innumerevoli folle. Nessuno può negare che i popoli che andavano verso la luce fossero gli italiani, i tedeschi, i boemi, gli ungheresi, i rumeni, i russi e gli slavi; il raggio di luce era Giovanni.
Carissimi, nella festa del nostro Patrono, vi auguro di essere questo raggio di luce per gli altri, risplendendo come il Cristo Risorto che trasfigura con la pienezza dell’amore.
Grazie per il ministero che assicura quell’azione di evangelizzazione e di presenza, indispensabile alla crescita nel bene del mondo militare; è un servizio elevato ed esaltante, che esige una profonda convinzione circa la propria identità sacerdotale, di uomini cioè depositari dei santi Misteri, strumenti insostituibili di perdono e di grazia, ministri di Verità, i quali prestano la parola, la mano, il cuore a Gesù Redentore dell’uomo.
A Maria, Madre della Luce e maestra di vita spirituale, tanto amata dal nostro Patrono, affido il cammino della nostra Chiesa.
Tutti abbraccio e benedico di cuore.