Spera in Dio

Omelia per la S. Messa in suffragio del Maresciallo Daniele Paladini caduto in Afghanistan - Novi Ligure, 27 novembre 2007

Luogo:

Predicatore:

Ancora una volta il sangue ha bagnato la terra dell’Afghanistan: il Maresciallo Daniele Paladini e nove civili, di cui quattro bambini, sono caduti vittime di un nuovo vile attentato.

Dinanzi al sacrificio di Daniele ci inchiniamo in silenzio, consapevoli di trovarci davanti ad una persona coraggiosa e generosa, che ha concepito la sua vita militare come un servizio a chi è meno fortunato e chiede o attende un aiuto concreto.

Con la celebrazione odierna preghiamo per la nostra giovane vittima, la sua meravigliosa famiglia, per ciascuno dei feriti, per tutti gli italiani, militari e civili, che rischiano la vita per servire la Patria e portare nel mondo la pace.

Il vangelo ascoltato presenta la missione di Gesù come una sorta di rivincita su ogni potere di morte: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me» (Gv 6,37). Cristo è colui che non perde nulla e tutti riconsegna al Padre. Davvero egli è la risurrezione e la vita. Anche Daniele, pensato e amato dall’Eterno, è stato affidato dal Padre celeste a Gesù, speranza del mondo. Lodiamo il Signore, perché egli ha ricevuto sulla terra l’amicizia divina e ora, al di là della morte, condivide nei cieli l’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce (cfr. 1Pt 1,4). «Perché ti rattristi, anima mia; perché ti agiti in me? Spera in Dio; Lui, salvezza del mio volto e mio Dio» (Sal 41,6).

Daniele ha dato tutto. Nella sua testimonianza, spinta fino all’effusione del sangue, si è manifestato in modo supremo l’amore di Dio. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita» (Gv 15,13). Il suo gesto di eroica carità è il compendio di una esistenza intensa e coerente con l’ideale umano e cristiano, con la propria divisa, indossata con dignità, intento a promuovere il progresso dei popoli, vero cuore della pace.

Per Daniele, perciò, arrivato all’amore più grande, la morte è consacrazione di una Presenza. Esiste, infatti, un legame fortissimo tra chi ha cessato di vivere nello spazio e nel tempo e chi in esso si trova ancora immerso. Se la scomparsa fisica delle persone care fa sentire con sofferenza una irraggiungibile lontananza, mediante la fede e la preghiera si sperimenta con loro una più intima comunione. Quando sembra che esse ci lascino, è in realtà il momento in cui si stabiliscono più saldamente nella nostra vita, ci rimangono vicine, fanno parte della nostra interiorità; le troviamo in quella Patria che già portiamo nel cuore, là dove abita la Trinità.

Carissimi, mentre in questa circostanza domandiamo a Dio, con fiducia, di rinsaldare nei nostri animi la convinzione che il bene è più forte del male, confermiamo e rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della grande eredità di amore che Daniele ci lascia. Voglia la Vergine Santa, Regina della pace, dare la pace alla famiglia umana.

Data Inizio:     Data Fine:

Allegati