Guidaci nel nostro cammino

Omelia per la S. Messa della Festa di Santa Barbara, Patrona della Marina Militare - Basilica San Giovanni in Laterano, 4 dicembre 2007

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Carissimi,

con rinnovata gioia celebriamo anche quest’anno la festa di Santa Barbara, patrona della Marina Militare.

L’esistenza di Barbara è stata piena di ostacoli e difficoltà, ma ella, da vera discepola di Cristo, ha pagato di persona per testimoniare come l’amore è più forte della morte. Lo ha ricordato il Vangelo: «Se qualcuno vuol venire dietro a me prenda la propria croce ogni giorno. Chi vorrà salvare la vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà» (Lc 9,23-24).

Gesù è troppo esigente? Forse verrebbe da pensarlo, dopo aver ascoltato il brano di Luca. Ma non è così. Il messaggio è per tutti, per noi chiamati a lasciarci toccare dall’amore del Signore. «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17,3). La vita nel senso vero non la si ha in sé da soli e neppure solo da sé: è, nella sua totalità, relazione con colui che non muore, Cristo.

Opportunamente papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica sulla speranza si domanda: «Cos’è, in realtà, la vita? Ci sono momenti in cui percepiamo all’improvviso: sì, sarebbe propriamente questo la vita; così essa dovrebbe essere. Ma nella quotidianità, in verità non lo è. In noi, per così dire, c’è una dotta ignoranza. Non sappiamo cosa vorremmo veramente; non conosciamo la vera vita; e tuttavia sappiamo che deve esistere qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci sentiamo spinti».

La nostra identità non è, allora, nel cerchio del ruolo, del potere, della carriera, delle cose; non è neppure nella vita che crediamo di vivere. Il senso ultimo, l’orizzonte ultimo, la misura e la verità ultima è Dio, che dà senso e profondità unica a ciò che facciamo.

È il conflitto duro e pensoso: da un lato l’umano e le sue cose, dall’altro la trascendenza. Il mio segreto è oltre me. Da un lato la mia storia, la mia famiglia, la professione con tutta la bellezza e l’entusiasmo che questo comporta.

E dall’altro lato le domande ultime, l’eternità che cerca di dare un nome alla realtà sconosciuta, il misurarci con la misura del vangelo, il grande tu che è Dio, l’appello a rintracciare le cose del cielo.

È il sentire commosso che abita il cuore di ogni marinaio nel cui volto si legge una miniera di fragile umanità e un desiderio di interminabile eternità. Quale grande dono la maestà e i colori del mare, una sfida per imparare a guardare non solo in avanti ma in alto per trovare la rotta di una vita libera e beata.

Carissimi, continuate ad essere la meravigliosa famiglia del mare che gusta nella contemplazione del silenzio e scopre nell’invisibile orizzonte il fascino di una Presenza, Dio. A lui affidiamo durante questa santa Messa i nostri familiari.

Ave Maria, stella del mare brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino.

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