Come è possibile?

Omelia per la S. Messa della Festa della Beata Vergine Maria di Loreto, Patrona dell'Aeronautica Militare - Basilica di San Pietro, 10 dicembre 2007

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Carissimi,

con rinnovata gioia celebriamo anche quest’anno la festa della Vergine Lauretana, Patrona degli Aviatori. «La vergine darà alla luce un figlio e lo chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi» (Mt 1,23). «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse… su di lui si poserà lo spirito del Signore» (Is 11,1-2).

Ma dove, quando, da chi nascerà? Ecco il vangelo: «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio» (Lc 1,26) ad una vergine, chiamata Maria. Il Signore è con lei, e in lei l’attesa diventa presenza, risposta di Dio. Il figlio che nascerà da lei ha un nome preciso, Gesù: «Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre… sarà santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,32-35).

La donna, visitata dall’angelo, esce dal suo silenzio con una domanda, solo preceduta dal turbamento di fronte all’irruzione del mistero: «Come è possibile?» (Lc 1,34). Turbamento e domanda esprimono, in modo diverso, la percezione dell’infinita distanza tra la creatura e il Creatore; ma soprattutto una fede che si fa discernimento di fronte a un progetto distante dalle prospettive umane. La fede è dono, e tuttavia anche Maria fatica per entrare nel disegno di Dio. Ma «Nulla è impossibile a Dio. Avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,37.38). L’esperienza di Maria sembra disegnare per ogni credente un itinerario di speranza.

Abbiamo tutti una grande nostalgia di speranza, anche per i rischi insiti nelle rapide trasformazioni culturali; in particolare per la deriva individualistica, la negazione della capacità di verità da parte della ragione, per l’offuscamento del senso morale. Cosa mette in pericolo la speranza? Il mancato rispetto per la sacralità della vita, la distruzione dell’ambiente e il suo uso improprio o egoistico, l’accaparramento violento della terra e delle sue risorse, le violazioni della libertà di religione, il permanere delle disuguaglianze tra uomo e donna, la cattiveria degli adulti verso i bambini, la negazione dell’accesso ai beni essenziali.

In una tale precarietà esistenziale che si presenta sempre più minacciosa e contagiante, è possibile annunciare la speranza evangelica? Noi siamo stati salvati nella speranza: è la certezza proclamata da papa Benedetto nella sua recente enciclica. Non possiamo, perciò, essere come quei discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35) che declinavano la speranza al passato: «noi speravamo…». Da quando Maria nella grotta di Betlemme ha deposto nel cuore del mondo il Figlio di Dio, il Signore Gesù, quotidianamente, si accosta a noi e, potente in opere e in parole, ci rende persone nuove, impegnate a continuare il racconto della speranza, a scrivere una per una le opere della fede. «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Solo qui la speranza cristiana trova il suo fondamento definitivo, radicata in un evento: Gesù è vivente in noi e tra noi.

La vostra vita, carissimi Aviatori, come è noto, richiede senso di responsabilità, spirito di dovere, dedizione continua non sempre riconosciuta. Il vostro servizio, negli anni passati e recenti, testimonia la verità di valori vissuti con intelligenza e grande generosità e, a volte, purtroppo, anche con il sacrificio supremo di sé. A tutti voi, operatori di giustizia e di pace, voglio dire: andiamo avanti con speranza!

Certo, la vita non è interamente nelle nostre mani, perché la vita è speranza e, d’altra parte, la speranza è vita. La speranza è ciò che ancora non è stato scoperto, ancora non vissuto e che attende d’esser decifrato e realizzato; è segno d’intelligenza, di libertà interiore, di voglia di futuro e di novità, di rifiuto d’una concezione ripetitiva e passiva, noiosa e banale della vita.

Carissimi, continuate ad essere la meravigliosa famiglia che solcando i cieli gusta nella contemplazione del silenzio e scopre nell’invisibile orizzonte il fascino di una Speranza eterna, Dio. Siate voi stessi luci di speranza gli uni per gli altri. E quale persona potrebbe più della Vergine Santa essere per noi stella di speranza: ella che con il suo sì aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo e a noi spalancò la porta del cielo.

Vergine di Loreto, continua a splendere su di noi per portare ovunque, come su ali di aquila, l’amore, la concordia e la pace.

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