Cari amici,
l’annuncio a Giuseppe, descritto ora nel Vangelo di Matteo, pone in rilievo la figura di quest’uomo ricco di fede e di silenzio. La gravidanza di Maria mette in crisi la storia che egli aveva progettato con lei.
Di fronte al mistero divino, Giuseppe non si lascia prendere da umani sentimenti. Si ritira in disparte, abbandonandosi al volere di Dio e lasciando al Signore tutto il resto. Egli intende essere semplicemente a disposizione di Dio. E prende con sé Maria, sua sposa. Non solo non rifiuta, non ripudia, non condanna, ma accoglie e comprende.
Giuseppe è della stessa tempra di Maria: un credente in ascolto di ciò che gli avviene. La notizia della maternità prossima di Maria lo interroga profondamente. Non è una persona che parla o aggiusta le cose a proprio vantaggio: si limita ad ascoltare ciò che l’angelo gli rivela. La verità di Dio è più importante di ciò che Giuseppe vive. Solo fede e abbandono. Maria e Giuseppe hanno rinunciato alla loro verità per entrare in quella di Dio.
«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa» (Mt 1,20): la paura, principio di ogni fuga, è il contrario della fede, del matrimonio, della paternità. Giuseppe non ascolta la paura, diventa vero padre di Gesù, anche se non ne è il genitore.
E noi? Noi non possiamo essere felici, se non riusciamo a leggere in Gesù Cristo gli eventi delle nostre giornate. Il problema serio è capire il futuro come volere di Dio. Molti pensano che una vita riuscita vada imbastita sulle proprie attitudini, le capacità umane, le possibilità economiche, il potere, la carriera.
La domanda più vera è: cosa vuole Dio da me? Lo dice il Natale. Cristo è il volere di Dio nella storia dell’uomo. Guardiamo a Cristo e ci rendiamo conto che il cristianesimo è il dono di un’amicizia. Natale è l’offerta di questa amicizia divina a cui ci affidiamo. E proprio perché dono di amicizia, porta in sé anche una grande forza morale di cui noi, davanti alle sfide del nostro tempo, abbiamo tanto bisogno.
Dinanzi al presepe, con Gesù e la Chiesa, rileggiamo i comandamenti, per dire il nostro sì a Dio che ci ama e ci guida; un sì alla famiglia (quarto comandamento); un sì alla vita (quinto comandamento); un sì ad un amore responsabile e fedele (sesto comandamento); un sì alla solidarietà, alla responsabilità sociale e alla giustizia (settimo comandamento); un sì alla verità (ottavo comandamento) e un sì al rispetto delle altre persone e di ciò che ad esse appartiene (nono e decimo comandamento).
L’amicizia a Cristo si può vivere in questo molteplice sì che è l’orientamento più sicuro in questa ora del nostro tempo. Gesù che nasce è il sì del Padre all’umanità, è il comandamento grande, valido e permanente che rende beata la vita.
Come da Giuseppe, anche da noi sia accolta Maria e il dono che ella porta nel Natale, Gesù che vive tra noi per il nostro amore a lui. Sta a noi aiutare Dio ad essere vivo in questo mondo, ad incarnarsi ancora nelle nostre case, nelle nostre strade, nel nostro amato mondo militare: è il mio augurio per un lieto, sereno e santo Natale.