Miei cari,
l’approssimarsi del Natale ridesta in tutti noi sentimenti di serenità e di speranza.
Ringrazio il Signore per le meraviglie che semina nella nostra amata Chiesa; ringrazio voi Militari per il dono della vita, la testimonianza gioiosa della fede e la professionalità che manifestate con senso di responsabilità, spirito di dovere, dedizione continua. Il vostro servizio, negli anni passati e recenti, testimonia la verità di valori vissuti con intelligenza e passione e, a volte, purtroppo, anche con il sacrificio supremo di sé. A tutti voi, ambasciatori di giustizia e di pace, voglio dire: andiamo avanti con speranza, Gesù è tra noi.
A Natale potrebbe inquietarci una domanda: nella mangiatoia di Betlemme è veramente nato il Figlio di Dio? La sua venuta, il sorgere del sole della storia, non dovrebbe inondare il volto della terra di un indicibile splendore? Invece la nascita di Gesù avviene nella povertà, nell’abbandono e nell’insignificanza. Inconcepibile per la mente umana, indubbiamente. Ma ciò che a noi appare di poco conto, agli occhi di Dio può avere un grande valore.
Ma come lasciarsi incantare da Gesù e dare senso alla vita? Per riconoscere il Signore, è necessario anzitutto chiedere a Dio quella semplicità di cuore che purifica l’anima dall’orgoglio intellettuale e la rende idonea ad accettare il paradosso del Natale.
Soltanto un’anima semplice, libera, umile, aperta al mistero è in grado di comprendere che la benevolenza salvifica di Dio ha voluto venirci incontro
nell’indifesa debolezza di un fanciullo. La gloria di Dio non si è rivelata nella potenza del sovrano ma nella piccolezza di un neonato.
Certo per riconoscere il Signore si chiede oltre la semplicità anche quel silenzio dove agisce Dio, che trova il suo orecchio e il suo cuore nella stanza più silenziosa che è il nostro animo. Fare silenzio significa trovare un nuovo ordine e una disposizione interiore, che non mira esclusivamente alle cose che si è capaci di rappresentare e non rivolge lo sguardo soltanto a ciò che attira la sensibilità umana. Occorre essere tranquilli, non temere, tacere. Altrimenti non si avverte la Parola che si è fatta carne. Incombe, infatti, nel nostro tempo il pericolo del vuoto di anima. Siamo andati avanti così rapidamente in questi anni che ora dobbiamo sostare un attimo per consentire alle nostre anime di raggiungerci (M. Ende).
Non stiamo per caso anche noi camminando in una direzione erronea: molta tecnica, ma poca anima? Sembra che abbiamo una corazza di benessere, ma un cuore sempre più vuoto, incapace di percepire la voce di Dio, di cogliere e riconoscere il bene, il bello, il vero.
Non possiamo essere felici, se non riusciamo a leggere in Gesù Cristo il senso delle nostre giornate. Molti pensano che una vita riuscita vada imbastita sulle proprie attitudini, le capacità umane, le possibilità economiche, il potere, la carriera, l’immagine, il successo. La “questione” seria è capire il futuro come volere di Dio.
Ma cosa vuole Dio da me? Lo dice il Natale: Cristo è il volere di Dio fatto umanità palpabile nella storia dell’uomo. Gesù che nasce è il sì del Padre all’umanità, è il Comandamento che rende beata la vita, è dono di amicizia, che porta in sé anche una grande forza morale di cui noi abbiamo tanto bisogno.
Carissimi,
l’arrivo pieno di grazia del Natale ci faccia splendere come astri di speranza in cammino verso una rinnovata umanità. Percependo anche quest’anno la dolce melodia dell’Amore, specchiamoci nella profondità dello sguardo meraviglioso del Dio bambino. Prepariamo con gioia la nascita del Salvatore nelle nostre caserme, sulle nostre navi, nei nostri aeroporti, nelle nostre famiglie, mentre una certa cultura consumistica tende a far sparire i simboli cristiani dalla celebrazione del Natale. Accendiamo le candele nelle nostre Chiese, illuminiamo il presepe e l’albero nelle case e disponiamo il nostro animo alla vera luce spirituale, Cristo, che nascendo reca la pace a tutti gli uomini di buona volontà. In Gesù e con Gesù, anche voi, nel nostro Paese, come pure dai Balcani all’Africa, dal Medio Oriente all’Afghanistan, siate coraggiosi annunciatori e fedeli custodi di una cultura fondata sul rispetto della persona umana.
L’intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti a comprendere e a vivere a pieno il mistero del Natale di Cristo.
A tutti voi, ai vostri familiari, particolarmente a chi è provato dal lutto o dalla malattia, alle vostre comunità e a quanti vi sono cari, auguro un santo e lieto Natale.