All’amata Chiesa Ordinariato Militare,
in occasione della Giornata Mondiale della Vita Consacrata, desidero ringraziare Dio per il dono dei consacrati e delle consacrate che vivono al servizio del mondo militare.
Tra i compiti affidati al Vescovo, Ordinario Militare, da Giovanni Paolo II nella Costituzione Apostolica Spirituali militum curae, vi è quello di «preoccuparsi che i religiosi che prestano servizio nell’Ordinariato perseverino nella fedeltà verso la vocazione e il carisma del proprio Istituto e mantengano stretti legami con i loro superiori» (n.8).
Non posso, perciò, fare a meno di cantare le meraviglie dello Spirito che chiama alla vita consacrata, e, nella ricorrenza della festa della Presentazione del Signore, invitare tutti ad uno spirito più evangelico, più ecclesiale e apostolico, per superare l’odierna insidia della mediocrità, dell’imborghesimento e della mentalità consumistica.
Una festa, quella del 2 febbraio, definita Festa dell’incontro, dove tutto è solenne: parole e gesti del vecchio Simeone si elevano nell’offerta di una riconoscente benedizione mentre Maria e Giuseppe ascoltano ed osservano stupiti. Al centro dell’incontro c’è Gesù, il Primogenito, portato a Gerusalemme per essere consacrato misteriosamente e totalmente al Signore (cfr. Lc 2,22-40). Attraverso le parole del giusto Simeone, illuminato dallo Spirito, siamo spinti a guardare il volto del Messia, gloria di Israele.
Anche la nostra vecchia umanità accoglie tra le braccia il Figlio di Dio, nella cui offerta ritroviamo il segreto della nostra consacrazione alla volontà del Padre ed esclamiamo: «Ecco la luce per illuminare le genti».
Cristo è davvero la luce della terra, la luce della Chiesa, la luce dei nostri cuori. Di qui la perenne giovinezza e la bellezza profetica della vita consacrata, fatta di cuore grande, mente aperta e radicale generosità. Nella nostra Chiesa, i consacrati hanno il dovere di guardare avanti, di prendere tempo, di essere profetici come degli artisti e degli inventori.
Come Simeone – carissimi nel Signore – siate creature dello Spirito e mostrate di parlare di quello che avete udito e visto (cfr. 1Gv 1,1). Camminate come se vedeste l’invisibile, coltivando l’impegno di diventare maestri di interiorità, guide spirituali per l’uomo smarrito ed incerto del nostro tempo, perché il talento più prezioso del vostro animo è lo Spirito di Dio.
Non sono rari coloro che avvertono la stanchezza di una vita recitata per gli altri, preoccupata solo delle cose di ogni giorno. Per evitare che la domanda d’aiuto venga indirizzata verso cammini insignificanti o verso paradisi illusori, occorrono profeti luminosi sicuri e affidabili che conducono alla profondità della persona, dove si può incontrare il Maestro che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. La persona di luce, infatti, è la persona della interiorità, libera, non vincolata, capace di abbandonare tutto per seguire il Signore e trovare solo in lui il proprio tutto. Ciò implica il coraggio di una disciplina per seguire Cristo casto, povero e obbediente e diventare con la propria vita una permanente confessione di fede. Di qui il nutrimento della preghiera e la quotidiana partecipazione al mistero ineffabile dell’Eucaristia.
La vita consacrata non può inebriarsi alla logica del mondo. Ne viene di conseguenza la necessità di rinunciare al bisogno di apparire, assumendo uno stile di vita sobrio e dimesso, facendo proprie le scelte di umiltà, di povertà e di mitezza di Cristo, come ho avuto modo di meditare con voi nel corso dei recenti Esercizi Spirituali, da me personalmente guidati.
Particolarmente richiamo l’attenzione al servizio d’autorità dei vostri Superiori Maggiori, ai quali obbedire perché la chiamata dello Spirito corrisponda sempre più ad una fedeltà piena al dono ricevuto. Anche nella scelta dell’abito, indispensabile per rendere visibile l’appartenenza al Signore, ciascuno esprima semplicità e sequela a Colui che da ricco si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà.
Maria Santissima sia la vostra stella e vi renda fari di speranza per tutta l’umanità.