Donarsi per il Vangelo

Omelia per la S. Messa con i militari della XV Zona Pastorale - Cattedrale di Catania, 5 febbraio 2008

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Carissimi,

Agata, ci invita stasera a lodare il Signore della vita, datore di ogni perfezione. Fissiamo lo sguardo sulla nostra santa e mentre ringraziamo la Santissima Trinità per il mistero della donna desideriamo imitarla e non solo ammirarla.

Agata, cioè buona, è la donna forte che insegna la bellezza del martirio a causa di Cristo, Sposo, e del vangelo.

Il martirio potrebbe definirsi la suprema incarnazione della speranza, vissuta anche in situazione di ostilità e persecuzione con l’offerta della vita (cfr. Rm 12,1). Oggi vi è urgenza di chi, come i primi martiri cristiani e i grandi padri della Chiesa, più che sforzarsi di provare la Risurrezione di Cristo attraverso ragionamenti o indizi di ordine storico, ne testimoniano la perdurante verità tramite la loro fedeltà al Vangelo, fino ad accettare di morire perché la Risurrezione di Cristo sia narrata come una ragione per la quale vale la pena di vivere e dare la vita.

La Chiesa prolunga la missione di Gesù, che non fu soltanto quella di annunciare il Regno di Dio e chiamare gli uomini alla conversione, ma anche quella di soffrire e continuare la sua passione per la salvezza degli uomini. Gesù Cristo è il Figlio di Dio e per amore suo si accettano anche le sofferenze più atroci. È bello divenire martiri con la volontà, senza persecuzione, e con gli stessi meriti dei martiri. Lo ricorda san Giovanni Crisostomo: «Non è soltanto la morte che fa il martire, ma anche la volontà» (Inno a S. Eustacchio).

Ma la confessione di fede, anche senza effusione di sangue, oltre ad essere un evento personale è sempre un fatto ecclesiale; è tutta la Chiesa che nella persona di chi soffre confessa l’amore a Gesù Cristo, nella maniera più concreta possibile.

Abituati a pensare ai martiri in termini un po’ lontani, quasi si trattasse di una categoria del passato, ci accorgiamo che il nostro tempo è ricco di testimoni, disposti a vivere il vangelo in situazioni di ostilità e persecuzione, spesso fino a dare la prova suprema del sangue. Quanti militari, con il dono della vita a salvaguardia della pace e della concordia, ci hanno additato e quasi spianato la strada della libertà e della pace.

I persecutori hanno scarso potere sulla vita dei testimoni e possono mettere le mani sul corpo, sulla vita presente, ma non sulla verità, sulla vita futura destinata alla visione beatifica (cfr. Gv 15,18-27).

La persecuzione cristiana ha un sigillo inconfondibile. Avviene per un motivo soprannaturale, di fede, religioso. Gesù infatti spiega: per causa mia. Questo è il sigillo autentico di ogni forma di testimonianza evangelica. È a causa di Cristo che veniamo rifiutati e uccisi. Qui si colloca anche l’insegnamento di Sant’Agata che si trasforma in ostia offerta all’Agnello immolato sull’altare. A Cristo ella consegna se stessa, vittima accetta, e diventa pieno atto di amore. Così imita il Cristo crocifisso.

Con la grazia dell’Eucaristia nulla è impossibile. La nostra partecipazione alla Messa offre sicurezza tra le prove del cammino quotidiano; tanto che è sempre in pericolo chi non si nutre quotidianamente del Pane celeste. Nutrire i nostri sensi ad altri seni, al pane dell’Amore di Dio: è l’invito della nostra santa, che ha bagnato le sue labbra al sangue dello Sposo immolato e ha nutrito il suo spirito alla passione del suo unico Amore divino.

Carissimi, in tutto quello che ci minaccia, ci ferisce e ci affligge; in tutto quello che offende il cuore, il onore e la nostra dignità: teniamo presente – come ha fatto Agata – che c’è dentro di noi uno spazio dove nulla e nessuno riuscirà a ferirci: è la coscienza, dove abita Dio. Lì siamo intoccabili, santi e integri. Lì troviamo la forza, la motivazione, il coraggio, la fortezza per le nostre scelte di vita ispirate al Vangelo. È l’augurio che si fa preghiera nella solenne celebrazione di stasera.

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