Carissimi amici del Celio,
anche quest’anno, l’11 febbraio, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, si celebra la Giornata Mondiale del Malato, dal significativo tema: La famiglia nella realtà della malattia.
L’occasione è veramente propizia per riflettere sul senso del dolore e sul dovere cristiano di farsene carico in qualunque situazione familiare esso si presenti. La famiglia dell’ammalato, infatti, riveste un ruolo particolare e richiede una speciale attenzione in quanto spazio naturale e luogo privilegiato di cura dove la sofferenza viene sostenuta e valorizzata.
Essendo così vicina e legata all’ammalato ogni famiglia è coinvolta in maniera diretta e intensa nelle conseguenze affettive e assistenziali della malattia di un membro, nonostante la crisi di fragilità strutturale che sembra rendere la persona incapace di reagire alle tante difficoltà che la vita presenta.
Penso, in particolare, alle famiglie con ammalati di particolare gravità, quali quelli oncologici, i disabili cronici o i malati mentali; all’importanza di politiche per la famiglia che siano di supporto alle situazioni di fragilità; ancora al grande rilievo della presenza femminile nei ruoli di cura; penso, infine, alla necessità per la comunità ecclesiale e la società civile di una maturazione culturale, che sappia pensare a partire dall’uomo e dalle sue relazioni fondamentali anche la realtà della malattia. L’armonia tra scienza e fede, cultura e santità diventa via provvidenziale di quell’umanesimo pieno, di cui Cristo è il modello supremo. Nel cuore di chi soffre trova particolare risonanza il mistero dell’umanità di Gesù, perché la carne che il Figlio di Dio ha fatto sua per sempre e alla quale resta indissolubilmente unito è la stessa del corpo piagato, di quello di tutti gli ammalati. Come soleva ricordare il grande clinico e scienziato, San Giuseppe Moscati: «Gli ammalati sono figura di Cristo… E la nostra umanità, per merito del dolore di cui è pervasa e di cui si saziò Colui che vestì la nostra carne, trascende la materia e ci porta ad aspirare ad una felicità oltre il mondo. Beati quelli che seguono questa tendenza della coscienza e guardano all’al di là, dove saranno ricongiunti gli affetti terreni che sembrano precocemente infranti… Una sola scienza è incrollabile e incrollata, quella rivelata da Dio, la scienza dell’al di là. In tutte le vostre opere, mirate al Cielo e all’eternità della vita e dell’anima e vi orienterete allora molto diversamente da come vi suggerirebbero pure considerazioni umane, e la vostra attività sarà ispirata al bene».
Solo la fede cristiana apre uno spiraglio confortante sul mistero del dolore umano, che appare inutile e senza senso a una visione puramente materialistica e terrena della vita umana. Il Padre celeste unisce la sofferenza umana, in particolare quella in apparenza più inutile e disumana – contro la quale rimane l’obbligo di lottare con tutte le forze e i mezzi disponibili –, alle sofferenze di Cristo e ne fa uno strumento di salvezza per l’umanità peccatrice, indurita nel male. Così la fede dà un senso anche alla vita delle persone in stato vegetativo, facendone uno strumento di salvezza per il bene dell’umanità peccatrice.
La Giornata Mondiale del Malato sia proficua circostanza per invocare, in modo speciale, la materna protezione di Maria su quanti sono provati dalla malattia, sui loro familiari, sui medici, gli infermieri e gli altri operatori sanitari, sui Cappellani, le Religiose, i Religiosi e i volontari impegnati nel Policlinico militare “Celio” di Roma.
L’Immacolata Concezione ci aiuti a testimoniare che l’unica risposta al dolore e alla sofferenza umana è Cristo, il quale risorgendo ha vinto la morte e ci ha donato la vita che non conosce fine.
Con questi sentimenti, di cuore tutti benedico.