Soltanto abbi fede

Omelia per la S. Messa in suffragio del Sottotenente Giovanni Pezzulo caduto in Afghanistan - Oderzo, 16 febbraio 2008

Luogo:

Predicatore:

Carissimi,

sentiamo tutti il bisogno di un grande silenzio, il silenzio del dolore e della preghiera, il silenzio del conforto e della consolazione…

O eterno Dio, che tu sia benedetto. Come credere a Dio e alla sua bontà, se permette una follia omicida?

Ma se partecipiamo a questa celebrazione eucaristica è perché vogliamo implorare ed affidare le nostre angosciose domande alla imperscrutabile sapienza divina.

Ancora una volta il sangue italiano ha bagnato la terra dell’Afghanistan: il Sottotenente Giovanni Pezzulo è rimasto vittima di un nuovo vile attentato. Come già nel novembre dello scorso anno, i nostri soldati sono stati colpiti mentre recavano aiuto alla popolazione civile.

Ma le nostre Forze Armate, con la conquista pacifica dei cuori e delle menti, ricostruendo scuole e ponti, distribuendo viveri e medicinali continueranno con l’energia e la determinazione di cui sono capaci a salvaguardare quella convivenza umana per ogni popolo, cultura e religione.

La vita militare è un servizio all’uomo meno fortunato che chiede o attende un aiuto concreto. È la strategia dell’amore indicata dal vangelo che significativamente, proprio oggi, la liturgia propone alla comunità cristiana sparsa nel mondo. Occorre aprire il cuore, avvicinare il volto della sofferenza per non lasciar morire, non lasciare nessuno nudo, affamato, ammalato. E Giovanni ha dato il meglio di sé, anzi ha dato se stesso, consapevole che chi non ama non protegge, non difende e non accresce la vita.

Gesù chiede infatti una carità senza restrizioni, una preghiera che abbraccia tutti, anche coloro che fanno soffrire. Come può chiedere tanto? La motivazione è l’amore gratuito e incondizionato che noi riceviamo da un Dio che ci è Padre e ci vuole figli a lui somiglianti nell’operare sempre per il bene e la gioia degli altri.

Tutti gli altri: questa universalità è molto concreta se pensiamo a Giovanni che era orgoglioso e aveva scelto di agire in un reparto dell’Esercito che si occupa di ricostruire la pacificazione in terre lontane. Qual è la bellezza naturale dell’anima se non fare del bene a chi odia, benedire coloro che maledicono, pregare per coloro che maltrattano? E quanto? Fino alla morte. Per Gesù amare non è un sentimento ma porre gesti che stabiliscano comunicazioni nel rispetto e nella verità. Impegnarsi per realizzare infrastrutture, iniziative di dialogo, lavorare per suscitare la speranza di un futuro sereno e dignitoso. Perfetta, completa, totale è la vita se è come quella del Padre celeste che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, senza badare a chi lo meriti e a chi non lo meriti.

In Giovanni, vorrei dire, si è manifestato in modo supremo l’amore di Dio, dichiarando prima al popolo iracheno e poi a quello afgano: «Io non ti sono nemico, non ho nulla di mio, non ho da difende neppure me stesso. È assurdo essermi nemico. Ciò che ho è anche tuo» (E. Ronchi). Il suo gesto di eroica carità è il compendio di una esistenza intensa e coerente con il proprio ideale umano e cristiano, con la propria divisa, indossata con dignità, intento a promuovere il progresso dei popoli, vero cuore della pace.

Per Giovanni, arrivato all’amore più grande, la morte è consacrazione di una presenza. Se la scomparsa fisica delle persone care fa sentire con sofferenza una irraggiungibile lontananza, mediante la fede e la preghiera si sperimenta con loro una più intima comunione. Quando sembra che esse ci lascino, è in realtà il momento in cui si stabiliscono più saldamente nella nostra vita, ci rimangono vicini, fanno parte della nostra
interiorità; le troviamo in quella Patria che già portiamo nel cuore, là dove abita la Trinità.

Carissimi, mentre in questa circostanza domandiamo a Dio, con fiducia, di rinsaldare nei nostri animi la convinzione che il bene è più forte del male, confermiamo e rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della grande eredità di amore alla Bandiera che Giovanni ci lascia come suo vero e prezioso testamento.

Data Inizio:     Data Fine: