Parole e Pane fanno la Chiesa

Omelia per la S. Messa in occasione dell'istituzione dei Lettori e degli Accoliti - Seminario, 8 aprile 2008

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Cari amici,

la nostra vita è stare davanti al Signore, Parola e Pane, e farci carico di lui, della sua verità e del suo amore.

La nostra è una cultura di domande e ogni parvenza di risposta ne procura altre inedite e indefinibili. «Cosa cercate?». È la domanda che Gesù rivolge a chiunque voglia giocarsi la vita dietro a lui. Noi, ricchi di tutto, siamo poveri di Dio, mendicanti sempre insoddisfatti.

Eppure, come a Stefano, la Parola faccia ardere i nostri cuori; il Pane ci faccia desiderare altro Pane: «Signore dacci sempre questo pane».

Stefano è il testimone coraggioso e intrepido, che sfida gli avversari della Parola di verità, non cerca di difendersi ma difenderla, proclamando la propria fede con una lucidità impressionante. Egli guarda al futuro e non al passato, alla novità cristiana che implica la necessità di non lasciarsi imprigionare da compromessi di nessun genere.

Stefano non confonde la voce di Dio con sogni, illusioni, rumori e tentazioni. Trova chiarezza dentro le pagine roventi della Bibbia dove il Signore si lascia incontrare e trovare. Chi segue il Maestro è come dentro la Parola dal mattino alla sera, per lasciarsene custodire e nutrire come da un grembo materno. Se ne fosse fuori, salvo entrarci per qualche istante o per qualche occasione, che ne sarebbe della nostra vocazione?

Basta dunque la Parola, una sola, e la vita si trasforma. «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,18-19a).

Occorre avere l’ardire di Stefano, essere creature della Parola che sfidano coloro che vorrebbero cancellare le tracce di Dio e leggere la storia in modo convenzionale. È la Parola, infatti, ad aprire i cieli e lasciare che la luce dall’alto ci dia il coraggio di attraversare le tenebre, non lasciarci intimorire dalle grida altissime del mondo, non desistere quando tutti si scagliano contro di noi.

È la Parola che dà una tonalità di coraggio alla nostra vita cristiana, per non diventare insignificanti sul piano spirituale e persino complici nel lasciarci imporre dagli altri il gioco di opinioni inaccettabili. «Maestro, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).

Ma quanti di noi si prendono del tempo non per correre, ma per ascoltare. Facciamo riti e liturgie, ma non ancora conosciamo il Signore. «Di’ soltanto una parola» è la preghiera di chi cerca salvezza e permette all’Altissimo di entrare nella propria vita. È Dio che parla, contempliamo Lui, non noi stessi, meravigliandoci quando la Parola viene deposta nel cuore e non si deve andare in cielo, né al di là dei mari per conoscerla.

La Parola è vita, gioia, pace. Dio ammaestra e modella la vita sulla sua volontà. Dio si dà, si consegna nella sua Parola: accogliamolo come un bambino ed entriamo in comunione con lui. Dio genera come Parola: accettiamo di essere partoriti per diventare il Figlio stesso di Dio.

Conservando, così, ciò che abbiamo visto, udito e gustato, continuiamo a gridare, come la folla del vangelo: «Signore, dacci sempre di questo pane». La vita quotidiana deve essere Eucaristia, movimento di amore e di adorazione verso Dio, in Cristo che offre se stesso in totale obbedienza, amore e rendimento di grazie.

«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» (Gv 6,35). È Lui il dono e perciò l’offerta a Dio del pane e del vino racchiude la nostra offerta a Lui di noi stessi e della nostra vita in cui tutta la gioia e la sofferenza acquistano pienezza di luce redentiva. La vita di un chiamato al sacerdozio si caratterizza come sacrificio vissuto in memoria di lui. E mentre doniamo, scopriamo che non c’è nient’altro da poter essere offerto se non il Cristo a cui apparteniamo. Questa è la sua Eucaristia, ed egli è l’Eucaristia. Noi quotidianamente ritorniamo all’altare con le nostre vite da offrire; portiamo e diamo a Dio ciò che egli ha dato a noi. Ogni cosa è libera, eppure tutto è dato. L’Eucaristia è dire “sì” con gioia e gratitudine a colui che ci rende offerta gradita al Padre.

«Dacci sempre di questo pane». Dio non chiede, dà; non pretende, offre. La domanda diventa come un comando. Solo Cristo può colmare le profondità della vita. Abbiamo fame e sete, paure e desideri e cerchiamo risposte tra le cose create. Ma la vita, quella vera, non è in noi, è fuori: un pane dal cielo. Gesù è colui che nutre la parte di eternità seminata nei cuori; è l’energia che matura l’immortalità dentro di noi.

Carissimi, amate la Parola e il Pane, la Scrittura e il Calice, perché contengono, sia pure in modo diverso, il mistero di Cristo nella sua Pasqua. È lo Spirito autore delle due opere (cfr. Gv 16,14): della Scrittura, in un modo che le è proprio, epifania del Cristo risorto; dell’Eucaristia memoriale del Cristo risorto.

Parola e Pane contribuiscono a fare la Chiesa; sono l’uno e l’altra al servizio della comunione a cui Dio chiama la Chiesa. L’Eucaristia è la manna che ci sostiene nel cammino e la Parola è luce ai nostri passi. Per una non debole analogia pensiamo che corpo di Cristo è anche il suo vangelo e che pane di Cristo e sua carne è la Parola divina e l’insegnamento celeste. Di qui la comunione come sorgente e frutto della diversità dei ministeri, di qui la bellezza del cammino formativo di chi è chiamato al sacerdozio ministeriale. È l’augurio che, con l’intercessione di Maria, Madre della Parola e donna dell’Eucaristica, diventa preghiera per tutti noi.

Data Inizio:     Data Fine:

08/04/2008