Carissimi,
la Parola di Dio ci invita a camminare quotidianamente sui passi di Gesù nella via della luce e della verità. La prima lettera di Giovanni insegna che quando il Signore è lontano, è sempre notte ed è facile che le preoccupazioni distolgano la nostra attenzione dal primato di Cristo nella nostra vita.
Vegliate: è l’imperativo del Vangelo che indica nella veglia, prima ancora di un atteggiamento del corpo, la dimensione del cuore che non vuole perdere l’amicizia del suo Signore.
È la testimonianza di santa Caterina, donna umile, vigilante e confidente, tutta protesa, con il suo sguardo sapiente, nel proteggere e custodire la Chiesa di Cristo. L’olio della lampada di Caterina ha un solo nome: la misericordia che la trasforma in sacrificio gradito a Dio, capace di piangere con chi piange, di rallegrarsi con chi si rallegra e di lodare l’Altissimo per i segni della sua tenerezza. «O misericordia! – esclama la nostra santa – Il mio cuore diventa di fuoco a pensare a voi! Da qualunque parte si volga il mio spirito, non trovo altro che misericordia». Ella grida e chiede di fare misericordia alla Chiesa, piegandosi su ogni sua miseria, soccorrendo ogni indigenza, guarendo ogni sua ferita, correggendo ogni suo vizio per rinnovarla incessantemente e portarla a quella pienezza che ha sognato per lei.
In un recente romanzo storico sulla vita di santa Caterina da Siena, l’autore Louis de Wohl, capitano nell’Esercito Britanni co durante la Seconda Guerra Mondiale, afferma che la santa, tormentata dal dolore, ogni giorno si trascinava a San Pietro per pregare, magra e sottile come un’ostia bianca da trasformare nel corpo del Signore. Soleva inginocchiarsi davanti al mosaico di Giotto raffigurante la barca di Pietro, scossa dalla tempesta, con gli apostoli accovacciati per la paura e Cristo che camminava sulle onde verso di loro.
Caterina pregava per ore, chiedendo al Signore che ancora una volta venisse in aiuto della sua Chiesa. Era il tormento del suo corpo e della sua anima. Quante volte si era offerta per i peccati di tutta la Chiesa, immaginando che quel Cristo sulle acque prendesse la navicella con sopra l’umanità e se la mettesse sulle spalle e che lei si sbriciolasse sotto il peso sino a cadere inerme a terra. Qualcuno aveva da sempre acceso in lei il fuoco dell’amore verso la Chiesa in un periodo in cui gli uomini di Chiesa erano coinvolti e travolti da ribellioni, ipocrisie, scambi politici e calcolo snervante a cui Caterina ricorda la parola del Vangelo «cosa vale conquistare il mondo se l’uomo perde se stesso?» (cfr. Lc 12,13-21). Uno spettacolo demoniaco che si faceva tristezza umana e supplica divina.
Sì, perché illuminata da Dio, comprese in quali difficoltà si dibatteva la Chiesa e che da quei mali ci si poteva guardare soprattutto con la preghiera, con una vita virtuosa e con un singolare e continuo disprezzo di sé. Ciò che venne confermato, quando, all’età di 29 anni, la santa si sentì dire da papa Gregorio XI, «occupati fruttuosamente della salvezza delle anime, della crociata e di altri affari della Chiesa». Fu la compassione, l’impegno e la saggezza di questa vergine che riuscì a convincere lo stesso Pontefice a ritornare a Roma, sede del Vicario di Cristo.
Caterina scelse di consumarsi nel dolore per le indegne condizioni della Chiesa e anche se a stento leggeva o scriveva ebbe una lucidità insostituibile nel parlare tanto che religiosi e prelati, maestri di spirito e teologi venivano illuminati dalla sapienza spirituale del suo animo e del suo ingegno attinta al Dialogo con la Divina Provvidenza che spiegava a Caterina molte cose circa la vita soprannaturale di ogni persona e di tutta la Chiesa.
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