La verginità è del Cristo

Omelia per la S. Messa a conclusione del Congresso - Pellegrinaggio Internazionale dell'Ordo Virginum - Basilica di San Paolo fuori le Mura, 20 maggio 2008

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Carissime nel Signore,

ripercorriamo la storia della nostra amicizia con Gesù, dal giorno della consacrazione verginale. Da allora avete seguito il Signore, inizialmente un poco impaurite e, volgendovi indietro, vi siete chieste se la strada fosse veramente la vostra strada. Avete percepito un senso di paura e smarrimento, avvertendo la sproporzione tra l’amore divino dello Sposo e la vostra fragilità umana. Nella sua bontà, però, il Signore vi ha preso per mano, perché non affogaste nel mare dello spavento e vi ha detto di non temere: «Non vi lascio, ma voi non lasciate me». La consacrazione verginale fu la risposta pronta e generosa che vi spinse ad abbandonare la logica rassicurante dell’avere per mettervi sui passi del Vergine, senza calcolare più nulla.

Eppure, oggi, nel Vangelo, a ciascuna viene rivolta la domanda: «Di cosa stavate discutendo per la strada?» (Mc 9,33). Quali pensieri avvolgono il vostro cuore? Quali sentimenti, desideri e speranze riempiono il percorso della vostra vita consacrata?

Giacomo, nella prima lettura, legge nell’animo, dichiarando: «Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete, chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni. Gente infedele! Non sapete che l’amore per il mondo è nemico di Dio?» (Gc 4,2-4). Cosa impegna la vostra mente, cosa occupa il vostro animo, vergini di Cristo?

«Ed essi tacevano» dice il vangelo. Mentre il Figlio dell’uomo sta per essere ucciso, lo Sposo parla del talamo nuziale della Croce, come i discepoli, anche noi potremmo ragionare su chi sia il più grande. «Per la via, infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande» (Mc 9,34). Chi è il più grande? Una domanda per esprimere il bisogno di competizione o sopraffazione che potrebbe nascere come istinto di potere, ambizione e carriera ogni qual volta ci si incontra nel gruppo, in famiglia, al lavoro, nella comunità. E Gesù: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35). Ecco il segreto della verginità: servire la Verità dell’amore.

«Sino alla gelosia ci ama lo Spirito che lo Sposo ha fatto abitare in noi. Anzi ci concede la grazia più grande… Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi» (Gc 4, 5-8). Saliamo il monte del Signore con mani innocenti e cuore puro, conservando una esistenza illuminata dallo splendore della verità che vince il menzognero.

Care figlie, per chi siete vergini se non per il Vergine mandato dal Padre; se non per passare dall’amore che prende e pretende all’amore che dona? È l’essenziale della verginità consacrata, presentata – vorrei dire – con l’immagine evangelica del bambino indifeso, preso da Gesù dal cerchio degli adulti e posto in mezzo ai Dodici (cfr. Mc 9,36).

Il bambino vive di chi lo ama, anzi se è amato; il bambino non è paralizzato dai calcoli dei grandi ma è tranquillo e sereno con l’animo svezzato (cfr. Sal 131,2); il bambino piange se la madre è lontana, si tratta di un grido di sofferenza per la lontananza ma di fiducia per il soccorso che verrà. Gesù abbraccia il bambino dinanzi agli Apostoli, quasi a dire che la verginità consacrata è nel cuore della Chiesa apostolica. Essa va accolta tra i suoi beni più preziosi, come segno del mistero della sua tenerezza sponsale, affidato ai Pastori che vibrano per le anime consacrate di affetto paterno e le seguono con vigilanza mirabile, preoccupandosi di innestarle fortemente nella radice che può sostenerle e custodirle: la santa madre Chiesa.

 

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Data Inizio:     Data Fine:

20/05/2008