Al termine dell'Anno Sacerdotale

Bonus Miles Christi, luglio / agosto 2010

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Il Papa Benedetto XVI con felice intuizione ha indetto in tutta la Chiesa un Anno Sacerdotale dal 19 giugno 2009 all’11 giugno 2010. 

D: Quali motivazioni pensa abbiano spinto Papa Benedetto XVI ad indire un Anno Sacerdotale?

R: L’occasione prossima è stata la ricorrenza del 150° anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, figura esemplare di presbitero. Ma il motivo fondamentale è stato espresso da Papa Benedetto nella Plenaria della Congregazione del Clero del 16 marzo scorso: “Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l’efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale Anno Sacerdotale”. Quindi l’obiettivo primario è stato quello di stimolare la spiritualità dei sacerdoti nel mondo d’oggi, determinato da una cultura postmoderna, secolarizzata, relativista, laicista, che vorrebbe relegare la religione nella sfera privata. In questo contesto il sacerdote deve riscoprire il proprio ruolo missionario, nel respiro di una fede matura e di una preghiera costante. 

D: Lei ha preso parte alla Celebrazione eucaristica che ha chiuso l’Anno Sacerdotale, cosa le è rimasto più impresso?

R: Al termine dell’Eucaristia, e con questa dell’Anno Sacerdotale, Benedetto XVI ha rivolto una preghiera alla Vergine Maria: “Aiutaci con la tua potente intercessione a non venir mai meno a questa sublime vocazione, a non cedere ai nostri egoismi, alle lusinghe del mondo ed alle suggestioni del Maligno”. “Madre della Chiesa”, ha pregato Benedetto XVI. “Noi sacerdoti vogliamo essere pastori che non pascolano se stessi, ma si donano a Dio per i fratelli, trovando in questo la loro felicità. Non solo a parole, ma con la vita, vogliamo ripetere umilmente, giorno per giorno, il nostro eccomi”. In due momenti, mentre il Papa pronunciava la sua omelia, si è alzato, spontaneo, l’applauso da parte dei sacerdoti. Un primo applauso si è levato quando Benedetto XVI, facendo riferimento agli abusi sessuali perpetrati da sacerdoti ha detto: “Era da aspettarsi che al “nemico” questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto”.                         Un secondo applauso spontaneo si è levato nel momento in cui il Papa ha riletto l’immagine biblica del bastone del pastore in questi termini: “Il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge; contro i briganti che cercano il loro bottino. (...) Anche la Chiesa deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale. Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede. Come se non fosse più dono di Dio, la perla preziosa che non ci lasciamo strappare via”. Al termine della S. Messa, il Santo Padre ha affidato i sacerdoti al Cuore Immacolato di Maria. La Madonna deve assumere un posto privilegiato nella vita dei sacerdoti, ogni giorno deve essere scoperta e amata attraverso la preghiera del Rosario.

D: Qual è il germe di risurrezione, secondo lei, seminato nel cuore dei sacerdoti durante quest’Anno Sacerdotale?

R: Il risveglio di una fede motivata, serena e propositiva. Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia, sono presbiteri che, attraverso una fede illuminata e solida, rendano Dio credibile. Abbiamo bisogno di sacerdoti che tengano lo sguardo rivolto a Dio, uomini toccati dalla misericordia divina che sanno di aver ricevuto in dono un sacramento e non semplicemente un “ufficio”. Oggi più che mai è necessario che il sacerdozio cattolico splenda agli occhi della gente per la sua bellezza, e aiuti gli uomini ad essere rapiti dalle cose visibili all’amore e alla conoscenza di quelle invisibili.

D: Quali sono i rischi che avvertono i sacerdoti nel nostro tempo?

R: Lo scoraggiamento, l’accettazione più o meno consapevole della mediocrità e la ricerca di surrogati poco evangelici che non rendono spedito il cammino verso la santità. Tuttavia queste tentazioni non devono indurre al pessimismo, perché sono sfide attraverso cui può passare una grande grazia che apre la porta ad una nuova maturità presbiterale. Facendo spazio alla grazia di Dio, alla preghiera costante, al digiuno e alla penitenza, tutto può diventare preziosa occasione di purificazione, per entrare nell’ intimità divina.  

 

 

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