1. Don Gnocchi un cappellano militare proclamato Beato, cosa ne pensa?
Don Carlo non è il primo, basti pensare a Giovanni XXIII oppure al Beato Secondo Pollo, e certo non sarà l’ultimo dei nostri cappellani santi. Egli può definirsi un santo “con le stellette” dall’animo chiaro e l’intelligenza limpida, dal cuore ardente e poetico, che ha incarnato tra gli Alpini in Albania, in Gracia e nella sconfinata terra russa, quei valori trascendenti e mai negoziabili sui quali si edificano le basi di una società fondata su una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed economici. L’uomo, creato a immagine di Dio, ha la dignità di persona, ma senza riferimento costante al soprannaturale costruisce soltanto civiltà incapaci di dare fondamenta all’uguaglianza, alla tolleranza e alla pace.
Don Carlo, già considerato santo dall’allora Cardinale Montini, lo è diventato perchè lo ha desiderato con tutte le sue forze. Ai giovani del suo Oratorio di S. Pietro in Sala a Milano, diceva: «Nulla è più santificante e salvifico della santità. Credetelo. La santità, come un corpo incandescente o radioattivo, ha un’irradiazione quanto misteriosa altrettanto potente, ben più efficace dei più industriosi mezzi umani. La santità irradia tacitamente fede e bontà». Perciò, egli fu nemico della mediocrità, soprattutto nel bene, vivendo il Vangelo di un amore “più grande” che compendia ogni altro valore: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15,13). Amare non è emozione, mero sentimento, è un’azione: dare. Ma dare che cosa? Dare la vita è dare ciò che fa belle e intense le giornate, ciò che fa vibrare l’animo dinanzi al bene, comuni¬care la bellezza dell’incontro con Dio. Anche per questo scelse di arruolarsi tra gli Alpini, perché più vicini alla natura, alla rocciosità dei monti e all’eco delle valli.
2. Quali sono per lei gli aspetti più significativi della santità di don Carlo?
C’è un binario su cui corre la santità di don Gnocchi ed è quello della carità e della preghiera. Egli aveva capito che per migliorare gli uomini, prima ancora di dare loro principi di pensiero, bisognava indurli a esercitarsi nella carità. Non si può fare altro bene alle persone se non amandole. Perciò riuscì a far nascere la pianta della vita anche tra le macerie della guerra.
Don Carlo Gnocchi bruciava di carità: fu questa a condurlo nel gelo della steppa russa, accanto ai suoi Alpini. Da lì non smise di stimolare ad una vita di carità chi era rimasto a casa. Scrisse alle Dame di San Vincenzo: «Di una cosa sola ha bisogno il mondo e per questo bisogna lottare: di carità e amore evangelico. Ciascuno di noi ha il dovere di anticipare e attuare, per quanto gli compete, l’avvento della carità». Don Carlo ripeteva spesso ai suoi giovani: Che c’è di più sacro dell’amore? Considerava, infatti, l’amore la forza più benefica del mondo, poiché Dio stesso è amore, auspicando che ogni uomo imparasse ad esprimere quella paternità e maternità insita nell’essere immagine del Dio Amore. È padre, è madre chi è capace di trasformare la tristezza in sorriso.
Una carità appresa alla scuola di don Luigi Orione: «La vita di don Orione insegna con l’efficacia irresistibile delle opere, che una cosa sola durevolmente e universalmente vale, in vita e oltre la morte: la Carità. Le altre cose tutti cui tanto teniamo, l’ingegno e la cultura, le ricchezze e la posizione sociale, la casta e il sangue, finiscono per dividere gli uomini e metterli qualche volta gli uni contro gli altri, ferocemente: la carità non mai. La carità unifica e salva. É un valore assoluto, universale e costante, per tutti i tempi e per tutti gli uomini. L’unico valore spirituale nel quale tutti si trovano concordi. Perché, dopo tutto, una cosa sola vale ed è urgente per tutti: fare del bene».
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