Nei volti cerco il tuo Volto

Messaggio alla Chiesa Ordinariato per la Quaresima - Roma, 17 febbraio 2010

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Carissimi.

«Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza» (2Cor 6,2). L’esortazione dell’Apostolo, risuonata nella solenne liturgia del Mercoledì delle Ceneri, ci introduce nel cammino penitenziale della Quaresima con sentimenti di profonda riconoscenza al Signore. Studi e affari, imprese ed interessi, macchine e soldi, viaggi e ricchezze, divertimenti e piaceri, sogni e progetti ci assorbono così tanto da non prenderci più cura dell’anima. 

Eppure potremmo entrare in questo tempo favorevole, tempo di grazia, per cercare e contemplare, da uomini retti, la luce del volto di Dio. Il volto è l’espressione per eccellenza della persona, ciò che la rende riconoscibile e da cui traspaiono sentimenti, pensieri, intenzioni del cuore. Dio, invisibile per natura, nella sua benevolenza ha rivelato il suo volto. A lui acclamiamo:«Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti» (Sal 66/67,2-3). Il volto di Dio ha preso un volto umano, lasciandosi vedere e riconoscere in Gesù Cristo, Volto da fissare nei tanti volti della nostra Quaresima. 

Il sentiero del tempo liturgico svolta verso Pasqua. Si aprono davanti due scenari non usuali per la nostra voglia di immaginare: il deserto e il  monte. Nelle prime due domeniche dell’itinerario quaresimale c’è un invito a meditare il “volto della prova” e il “volto della gloria”, il deserto della tentazione e il monte della trasfigurazione. Nelle tre prove di Gesù, infatti, sono sintetizzate le prove di ogni uomo che vive sulla terra. Se il mio volto vuole ridurre a sé ogni cosa, è arroccato sull’io, cosa resta all’altro se non di sottrarsi, di porsi contro, diventare nemico? La tentazione del pane, del potere e dell’idolatria accompagnano i nostri giorni, immagine dei giorni di Cristo; le sue tentazioni sono il volto delle nostre e noi in lui possiamo superarle. Ma l’uomo è chiamato a salire sul monte, diventare trasparenza della gloria, persona dal volto luminoso, trasfigurato dall’incontro con Colui che è totalmente Altro. Il volto della gloria è dono permanente e radicale, sigillo di amore. Tra il volto della lotta e il volto della meta, tra la fatica dell’esodo e la vetta della Pasqua si snoda il “volto della conversione” (terza domenica), quello del perdono (quarta domenica) e della misericordia (quinta domenica). La conversione diviene rinnovata fiducia di un Dio paziente che dissoda il terreno di un albero senza frutto e quotidianamente lo concima. In Gesù, Dio per primo si converte all’uomo, gli va incontro, perché ritorni a desiderare il suo Volto. L’eccomi (ecco - me) rende la persona umile e disponibile, strappandola dall’egoismo che disgrega e uccide. E’ l’io, presuntuoso e ribelle, il vero ostacolo alla conversione, al ritorno al Signore con tutto il cuore.

Il volto di Dio che Gesù rivela non è di un padrone, ma di un padre che fa festa quando ritrova il figlio che accetta di lasciarsi vestire dalle vesti più belle, di ricevere l’anello al dito e di calzare i sandali dell’uomo libero. Nel riconoscersi con un volto di figlio nel Figlio si riscopre il senso di una vita bella e serena, proiettata in un orizzonte di speranza. È la vittoria sulla morte della solitudine, della noia, dell’indifferenza e del peccato; è l’incontro della miseria con il Volto della misericordia. Abbiamo l’annuncio della vita nuova che Dio, in Gesù definitivamente semina nel cuore dell’umanità, non più schiava e nascosta dietro una maschera per proteggersi, ma ospitale con l’Altro e con gli altri. Dio traccia i lineamenti del volto umano, perché il mondo cresca in armonia e pace. Ma chi, se non Dio, può garantire la trascendenza del volto dell’uomo? Se abbiamo l’Eterno nell’animo, siamo in grado di cogliere nel volto dell’altro un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale ma un altro me stesso, una sfaccettatura, la somiglianza divina del mistero umano. La nostra percezione del mondo e, in particolare, dei nostri simili, dipende essenzialmente dalla presenza in noi dell’immagine di Dio. E’ una sorta di risonanza: chi ha il cuore vuoto, non percepisce che immagini piatte, prive di spessore. Più, invece, noi siamo abitati da Dio, e più diventiamo sensibili nel riconoscere la sua presenza nel volto del povero, dell’affamato, del sofferente, imparando a donare e sfamare, consolare e accogliere. «Quando pensi a te diventi un nemico di Gesù; e da quel nemico che sei diventato devi fuggire; fuggi anche da te e fuggi in lui: spogliati di ogni cosa della terra e cerca il cielo nel volto del tuo Signore. Solamente così sarai l’amico di Gesù l’amico che Gesù ama riamato» (Don Giuseppe De Luca).

La Quaresima è tempo favorevole per la nostra santificazione. Lo è per ogni battezzato e a maggior ragione per noi sacerdoti chiamati a celebrare ogni giorno ciò che viviamo e a vivere ciò che celebriamo.

A Gesù Buon Pastore, nell’Anno sacerdotale, chiediamo la grazia di impegnarci perché il suo Volto sia onorato e riconosciuto ovunque, soprattutto nel volto di chi soffre e di chi promuove ogni forma di carità e giustizia con coraggio e coerenza. Apprenderemo come si è amati e come si ama, dove si trova la conversione, il perdono e la misericordia e come si diviene costruttori di quella Verità, che da lui si irradia e a lui conduce.

Ci sostenga, in questo santo proposito, la Vergine Maria, la prima a vedere il Volto fatto uomo nel piccolo frutto del suo grembo.

 

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