La trasformazione della società e l’odierno contesto umano non possono indicare il tipo di sacerdozio voluto dal Cristo per la Chiesa. È nel Cristo del Vangelo che va fondato il Sacerdozio. Gesù ha realizzato su di sé il Sacerdozio e ne è diventato modello unico e inconfondibile e, noi, nella totale immedesimazione alla sua persona, troviamo nel sacerdozio il “memoriale” del ministero del buon Pastore. Ogni presbitero si definisce nella Chiesa per la sua originale relazione a Cristo, poiché da Lui trae il suo essere e la sua missione per il popolo.
L’Eucaristia e il Sacerdozio ministeriale
L’esperienza insegna che dietro un imperfetto celebrare c’è spesso un vivere imperfetto. Se l’Eucaristia è la ragion d’essere del presbiterato, essa diviene specchio dell’esistenza sacerdotale. Soffermandoci sulla celebrazione eucaristica anche noi a volte cogliamo come nell’aria il mistero, la presenza dell’Altissimo, il cuore solo e l’anima sola delle prime comunità. Altre volte sentiamo come un senso di fatica, non dovuto solo alla stanchezza fisica, ma anche ad una imperfetta fusione di cuori.
L’Eucaristia è in strettissimo rapporto con il sacerdozio ministeriale o gerarchico, perché ne è all’origine ed è, nel contempo, la sua ragion d’essere. Il dies natalis dell’Eucaristia è il medesimo del sacerdozio: nella Cena dell’amore, l’istituzione dell’Eucaristia comporta la nascita del sacerdozio. Alle parole della consacrazione seguono quelle del comando: «Fate questo in memoria di me» (Lc 23,19), ogni volta che si celebra il sacrificio dell’altare viene riaffermato il dono del sacerdozio.
Ordinato dal Vescovo per l’Eucaristia, il presbitero celebra in essa il dono del suo specifico ministero, ricevuto per l’imposizione delle mani. Nel soffio dello Spirito fiorisce insieme la presenza eucaristica e l’assimilazione ontologica a Cristo sacerdote. I presbiteri, originati dall’Eucaristia, ad essa sono uniti in modo singolare ed eccezionale: come possiamo non sentirci direttamente – sia purein subordine – coinvolti da Cristo Signore quando in sua persona diciamo: «Questo è il mio corpo offerto per voi» (Lc 23,19)?
Certo la verità ontologica di quelle parole è che operano il mistero di far diventare Corpo e Sangue del Signore quel pane e vino per la salvezza del mondo. Ma posso togliervi la mia verità psicologica di celebrante, ripetendole senza sentirmi particolarmentechiamato a compiere un sacrificio, il più simile, a quello del Signore Gesù.
Noi veniamo dall’Eucaristia. Tale rapporto di origine è, anche, sorgente permanente, per cui nati dall’Eucaristia, in essa siamo e di essa palpitiamo. Potremmo affermare che se l’Eucaristiaha come cuore il sacerdozio, ogni presbitero batte con il cuore dell’Eucaristia.
Nell’Eucaristia il sacerdozio ministeriale si realizza come azione “teocentrica” perché compiuta per il Padre; “cristocentrica” perché è lo stesso Cristo a compiere il memoriale del mistero della salvezza; “pneumatica” perché tale mistero si realizza per il carisma dello Spirito; “ecclesiale” perché l’opera del ministero è a vantaggio di tutta la Chiesa. Nell’Eucaristia, allora, abbiamo tra le mani la trasmissione dell’autorità di Cristo, della sua potestàdivina, di quella capacità d’azione prodigiosa, la quale per sé compete solo a Cristo.
Quale grande mistero è il Sacerdozio: ai sacerdoti è affidata l’Eucaristia per se stessi e per gli altri, che dalla fede e testimonianza presbiterale dovranno essere edificati e vivificati.
Il Sacerdozio è, quindi, custodia dell’Eucaristia e il Sacerdozio difende, in certo qual modo, l’amore di Cristo per la storia umana. Convocata dal ministro di Gesù Cristo attraverso la funzione sacerdotale (cfr. Rm 15,16), tutta l’umanità, nel sacerdozio ministeriale, diviene popolo sacerdotale e offre sacrifici spirituali graditi a Dio per Gesù Cristo. Perciò l’Eucaristia è la pienezza del Sacerdozio (cfr. SC n. 7; LG n. 28; PO n. 2; AG n. 39). E se, come affermato, il Sacerdozio custodisce l’Eucaristia, è l’Eucaristia a custodire il Sacerdozio lungo il corso dei secoli, in quanto ne è il suo tutto; Gesù è il tutto dell’Eucaristia ed è contemporaneamente il tutto del Sacerdozio. Come poter allora così facilmente rinunciare all’adorazione eucaristica del Vivente o tralasciare la celebrazione quotidiana della messa?
Ogni giorno il Signore Gesù offre alla Chiesa il dono della sua vita ed esige da noi una risposta di gratitudine immensa. «Se questo pane è quotidiano siamo invitati a ricevere ogni giorno ciò che deve giovarci ogni giorno» (S. Ambrogio).
Assumere l’Eucaristia come forma è ricentrare la vita sacerdotale sul Mistero della fede nella sua originalità e gratuità. Specchiamoci nella celebrazione eucaristica e verremo plasmati e riempiti dall’inesauribile abbondanza d’amore, capace di eucaristizzare l’intera esistenza.
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