L’Ordinariato militare in Italia
Per rispondere alle esigenze spirituali dei militari, gli Stati italiani preunitari avevano cappellani inseriti nell’organizzazione castrense. Nel 1859 si contavano nel Regno di Sardegna quaranta cappellani di Reggimento e di Fortezza, di Accademie e di Scuole militari; e quando nuove province venivano annesse, il loro clero veniva incorporato. Nel 1865 l’organico del clero del Regno d’Italia era di 189 cappellani.
Con l’occupazione di Roma nel 1870 si aprì un periodo di crisi nei rapporti tra il nuovo Stato e la Chiesa cattolica, il numero dei cappellani fu drasticamente ridotto, fino alla quasi completa scomparsa. Così nella guerra d’Eritrea, del maggio 1896, il servizio religioso ai militari italiani fu garantito dalla volontaria assistenza dei Padri Cappuccini e, nella guerra di Libia del 1911, anche da alcuni sacerdoti diocesani .
Il 12 aprile 1915, nell’imminenza dell’entrata in guerra dell’Italia, il generale Carlo Cadorna firmò una circolare per il ripristino dei cappellani militari; il 1° giugno 1915 la Santa Sede fece fronte alla già avvenuta mobilitazione dei cappellani da parte dello Stato Maggiore segnalando quale responsabile del servizio, con le prerogative di Vescovo Ordinario, monsignor Angelo Lorenzo Bartolomasi, nominato - con decreto luogotenenziale del 27 giugno 1915 - Vicario castrense. I sacerdoti chiamati alle armi, molti dei quali destinati all’assistenza dei soldati al fronte, furono numerosi e tanti si spinsero al sacrificio di sé, come testimoniano le onorificenze al valor militare loro riconosciute.
Sebbene il Codice di Diritto Canonico del 1917 contemplasse la presenza dei cappellani militari al can. 451 § 3, con il Regio Decreto n. 1552 del 29 ottobre 1922, il servizio d’assistenza spirituale venne di nuovo soppresso, ad eccezione di quello svolto per la raccolta delle salme dei caduti e per la sistemazione dei cimiteri di guerra . Rimasero in servizio alcuni cappellani per la Marina, grazie ai quali continuò a sussistere l’istituzione, sino alla costituzione dell’Ordinariato Militare, eretto dalla Sacra Congregazione Concistoriale il 6 marzo 1925 e approvato dallo Stato italiano con la legge 417 dell’11 marzo 1926. Il Concordato Lateranense nel 1929 e la successiva la legge n. 77 del 16 gennaio 1936 ribadirono il riconoscimento, e con il regolamento d’esecuzione contenuto nel Regio Decreto n. 474 del 10 febbraio 1936, si delinearono meglio i compiti dei cappellani, chiamati ad assicurare il servizio dell’assistenza spirituale presso le Forze Armate; venne inoltre disposta l’assimilazione dei cappellani alle gerarchie militari.
Nell’imminenza della Seconda Guerra Mondiale furono reclutati solo alcuni cappellani, e la quasi totalità dei reparti ne restò inizialmente priva. Le cose cambiarono con l’evolversi del conflitto mondiale; i cappellani furono mobilitati sui vari fronti: Balcani e Grecia, Nord Africa e Russia. Molti morirono nell’esercizio del ministero sacerdotale. A questi si aggiunsero quanti perirono nella guerra civile, dividendo rischi e pericoli delle fazioni in lotta. Le motivazioni delle onorificenze, di cui tante alla memoria, ripetono le parole assistere, rincuorare, prodigarsi, abnegazione, coraggio, carità.
Terminata la guerra, i cappellani tornati dal fronte, dalla prigionia o dall’internamento, rientrarono nelle loro diocesi o comunità religiose; un ritorno alla pace dopo la bufera della guerra, che aveva lasciato gravi e profonde tracce, ma anche la tenace volontà di assistere quanti erano rimasti soli, orfani, malati e poveri. Così, per iniziativa di alcuni ex cappellani militari nacquero opere assistenziali come la Fondazione pro Juventute per i mutilatini fondato da don Carlo Gnocchi, quello della Madonnina del Grappa a Firenze fondato da don Giulio Facibeni.
La legge del 9 novembre 1955 ammodernò quella del 1936, e giunse la n. 512 del 1° giugno 1961, e sue modifiche, che perfezionò quanto già era divenuto esperienza vissuta, sancendo che «il servizio dell’assistenza spirituale alle Forze armate dello Stato, istituito per integrare, secondo i principi della religione cattolica, la formazione spirituale delle Forze Armate stesse, è disimpegnato da sacerdoti cattolici in qualità di cappellani militari» .
L’Ordinario Militare per l’Italia, con dignità arcivescovile, è designato dal Papa e nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri della Difesa e dell’Interno . Per quanto riguarda lo stato giuridico dei cappellani militari [esso] è costituito dal loro stato di sacerdoti cattolici e dal complesso dei doveri e diritti inerenti al grado di cappellano militare. Nel 1984 il nuovo Concordato tra la Santa Sede e l’Italia ribadì la presenza dei cappellani presso le Forze Armate.
Giovanni Paolo II, due anni dopo, nel 1986, con la Costituzione apostolica Spirituali militum curae, asserì che la Chiesa ha sempre voluto provvedere, con lodevole sollecitudine e in modo proporzionato alle varie esigenze, alla cura spirituale dei militari.
Il Santo Padre Benedetto XVI, nel Discorso tenuto al V Convegno internazionale degli Ordinari militari, evidenziava tra gli obiettivi prioritari della cura spirituale dei militari: «mettere al primo posto la persona significa privilegiare la formazione cristiana del militare, accompagnando lui e i suoi familiari nel percorso della iniziazione cristiana, del cammino vocazionale, della maturazione nella fede e nella testimonianza; e contemporaneamente favorire le forme di fraternità e di comunità, come pure di preghiera liturgica e non, che siano appropriate all’ambiente e alle condizioni di vita dei militari» .
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