Carissimi,
immaginiamo quel rialzo di roccia fuori le mura della città, detto Golgota. Lì sono crocifissi Gesù e i malfattori, uno a destra e uno a sinistra. Vivono lo stesso tormento di agonia lenta e inesorabile. I due malfattori, forse non avevano mai sentito parlare di lui prima, ma non potevano più sfuggire alla sua vicinanza contagiosa. Non conosciamo i loro nomi, né la loro vita. Sappiamo soltanto che erano condannati. Eppure nessuno fu così vicino a Gesù mentre donava la vita per la salvezza del mondo. Il Cristo moriva per i peccatori, perché potessero avere la vita in abbondanza.
La Croce è posta al centro di questa celebrazione penitenziale come il cuore del nostro pellegrinaggio. Cristo va seguito con tutto il nostro amore, soprattutto nel tempo del peccato. Non abbiate paura di tornare al Signore e lasciarvi avvolgere dal suo perdono. Pensate: solo un peccatore, il ladrone, lo seguì sino alla morte di Croce. Ma mi chiedo: fu il ladrone a seguire Cristo o il Crocifisso a seguire il ladrone? Certamente Cristo ha seguito il malfattore, perché non si allontanasse più da lui.
Ricordati di me, prega il morente. Sarai con me, risponde l’Amore. Ricordati di me, prega la paura. Sarai con me in un abbraccio, risponde il forte. Solo ricordati, e mi basta, prega l’ultima vita. Con me, oggi in un paradiso di luce risponde il datore di vita (cfr. E. Ronchi).
Questo dialogo di amore si concretizza nel sacramento della Confessione dove impariamo a combattere con le “armi” della penitenza contro lo spirito del male. Ogni giorno il cristiano deve affrontare una lotta, come quella che Cristo ha sostenuto nel deserto di Giuda, dove per quaranta giorni fu tentato dal diavolo, e poi nel Getsemani, quando respinse l’estrema tentazione accettando sino in fondo la volontà del Padre. Si tratta di una battaglia spirituale, che è diretta contro il peccato e, ultimamente, contro satana. È una lotta che investe l’intera persona e richiede un’attenta e costante vigilanza. Osserva sant’Agostino che chi vuole camminare nell’amore di Dio e nella sua misericordia non può accontentarsi di liberarsi dai peccati gravi e mortali, ma «opera la verità riconoscendo anche i peccati che si considerano meno gravi ... e viene alla luce compiendo opere degne. Anche i peccati meno gravi, se trascurati, proliferano e producono la morte» (In Io. evang. 12, 13, 35).
La grazia del sacramento della Penitenza ci sostiene nella lotta contro il male, contro ogni forma di egoismo e di odio, per morire a se stessi e vivere in Dio. E’ l’itinerario ascetico che ogni pellegrino è chiamato a percorrere con umiltà e pazienza, con generosità e perseveranza. La docile sequela del divino Maestro rende i cristiani testimoni e apostoli di pace. Potremmo dire che questo interiore atteggiamento ci aiuta a meglio evidenziare anche quale debba essere la risposta cristiana alla violenza che minaccia la pace nel mondo. Non certo la vendetta, non l’odio e nemmeno la fuga in un falso spiritualismo. La risposta di chi segue Cristo è piuttosto quella di percorrere la strada scelta da Colui che, davanti ai mali del suo tempo e di tutti i tempi, ha abbracciato decisamente la Croce, seguendo il sentiero più lungo ma efficace dell’amore. Sulle sue orme e uniti a Lui, dobbiamo tutti impegnarci nell’opporci al male con il bene, alla menzogna con la verità, all’odio con l’amore.
Ci aiuti Maria, che, insieme al Figlio, ebbe il suo Cuore immacolato trafitto dalla spada del dolore. Proprio in questi giorni, siamo invitati, qui a Lourdes, a meditare sul mistero della condivisione di Maria ai dolori dell’umanità; al tempo stesso siamo incoraggiati ad attingere consolazione dal “tesoro di compassione” che ci verrà elargito con la Confessione.
Carissimi, iniziamo questo pellegrinaggio in spirituale unione con Maria, che “ha avanzato nel cammino della fede” dietro il suo Figlio e sempre precede i discepoli nell’itinerario verso la luce pasquale.
Amen.