Nulla andrà perduto

Omelia per la S. Messa nella commemorazione dei fedeli defunti - Cimitero del Verano, 2 novembre 2006

Luogo:

Predicatore:

Carissimi fratelli e sorelle nel Signore,

non è difficile avvertire lo stridente contrasto che si prova nella liturgia dei defunti. Da una parte il peso di una mestizia per l’assenza di persone care ormai scomparse dall’orizzonte della vita; dall’altra l’irruzione del mistero di Dio, amante della vita.

È il senso del vangelo, ora ascoltato, dove Gesù, mandato dal Padre, viene per stare con noi quale fratello, ma anche per portarci là dove lui è. La parola «dove sono Io, voglio che sia anche il mio servo» (Gv 12,26) è forte e  creatrice di un atto di volontà divina attraverso cui Cristo presenta il suo ruolo attivo nella nostra risurrezione.

Eppure noi continuiamo a chiederci: «Se Dio è qui, perché la morte?… nel nostro dolore, dov’è Dio?». E, invece, Dio è qui, sempre, ma non per esentarci dalla morte. Il bene più grande non è un infinito sopravvivere, ma vivere una vita risorta. L’eternità entra in noi prima che accada, entra con la vita di fede fatta di amore quotidiano. «Nulla andrà perduto…» non un affetto, non una lacrima, non un bicchiere d’acqua, neppure un filo d’erba.

Carissimi, contempliamo nel Risorto questo mistero di vita. 

Non siamo soli, ma circondati da una grande nuvola di testimoni che sono i defunti in preghiera con noi e per noi. Sono davvero i nostri grandi amici e sarebbe riduttivo pensare e volere l’unità della famiglia umana senza il dovere di attingere alla loro lezione di umanità e di fede.

Prima la morte era soltanto separazione dal paese dei viventi, rovescio dell’esistere, buio impenetrabile; con Cristo la morte è trasformata in vita, perché è incontro con una persona che ci ama.

Cari amici, con questa santa Messa affidiamo al Signore uno per uno i nostri defunti e, con loro, il nostro amato Paese, la pace nel mondo e il rispetto per la vita umana. Chiediamo a Dio, con umile fiducia, di rinsaldare negli animi la convinzione e la certezza che il bene è più forte del male e che è possibile, con l’aiuto divino, costruire condizioni di libertà e di giustizia. Come Dio ha sempre fiducia in noi, così nessuno deve disperare dell’uomo.

Affidiamo alla misericordia di Dio i nostri militari caduti in guerra e quelli deceduti nel dopoguerra nell’adempimento del servizio, con particolare riferimento ai caduti nelle missioni di pace. Confermiamo e rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della grande eredità che ci hanno lasciato, ricordando davanti a Dio il loro amore per il bene della nostra nazione e manifestando sentimenti di fraterna vicinanza a tutti quelli che il dolore ha ferito nel cuore e nel corpo.

Con voi affido alla Vergine santa, regina della pace, l’umanità intera, raccomandando alla sua materna intercessione la storia dei nostri giorni.

Data Inizio:     Data Fine:

02/11/2006

Immagini