Da vari Enti della Marina Militare, particolarmente dalle Capitanerie di Porto, pervengono, in Ordinariato, richieste di chiarimento su come comportarsi dinanzi alla crescente domanda di cittadini interessati, ad avvenuta cremazione, allo spargimento delle ceneri in mare. Ritengo, perciò, opportuno offrire alcune considerazioni ispirate alla dottrina della Chiesa cattolica.
E’ noto che l’odierna sensibilità culturale tende a censurare la morte. Cresce, infatti, una mentalità assopita e dissimulatrice, che coinvolge in particolare i giovani in un processo di rimozione collettiva. La cultura del cimitero e della tomba attraversa mutamenti e ricerca di nuove forme che, a volte, sembrano distanti da un rapporto con i defunti cristianamente motivato. In realtà, nascondere la morte e dimenticare l’anima non rende più felice la vita, in genere la rende solo più superficiale. Mimetizzare la morte, perchè il suo pensiero non turbi, significa favorire un approccio evasivo dell’esistenza.
Della morte si parla sempre meno: si pronunciano poche parole, si tace; un vero e proprio disdegno del morire diventato imbarazzante, perché potrebbe infastidire la sensazione di benessere degli altri. Il culto della giovinezza, della bellezza, della carriera e del piacere, che fa passare in secondo piano l’attenzione alle realtà spirituali e trascendenti, spiega anche il rifiuto della morte. Questa rimozione sottende anche le regole che inducono a chiudere immediatamente la bara con la spoglia mortale del defunto, così da interrompere il contatto con il corpo e impedire la manifestazione dei sentimenti.
Di qui l’invito a riflettere sulla sepoltura del corpo come la forma più idonea a esprimere la pietà dei fedeli, oltre che a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici.
Sappiamo, però, che in questi anni è in aumento la richiesta di cremazione, una scelta che va diffondendosi anche fra i cristiani. La Chiesa, pur preferendo la sepoltura tradizionale, non riprova tale pratica, se non quando è voluta in disprezzo della fede, cioè quando si intende con questo gesto postulare il nulla a cui verrebbe ricondotto l’essere umano.
Recentemente in varie nazioni la legislazione civile concede la possibilità di spargere le ceneri in natura oppure conservarle in luoghi diversi dal cimitero, come, ad esempio, nelle abitazioni private. A nessuno sfugge che lo spargimento delle ceneri nelle acque di mari, fiumi e laghi o sepolture anonime rendono più difficile il ricordo dei morti, estinguendolo anzitempo. Per le nuove generazioni la vita di coloro che le hanno precedute resta anonima e si fa strada una crescente assenza di storia.
Impedire la possibilità di esprimere con riferimento a un luogo preciso il dolore personale e comunitario impoverisce l’uomo. La memoria dei cari è una marcia in più nella vita, perché senza memoria non c’è futuro.
La prassi della cremazione solleva, perciò, domande e perplessità e la Chiesa ha molti motivi per essere contraria a scelte, che sottintendono motivazioni o mentalità panteistiche o naturalistiche. Per un credente la cremazione si ritiene conclusa solo al momento della deposizione dell’urna nel cimitero.
I cimiteri sono e rimangono luoghi sacri dove riporre le urne cinerarie, mantenere viva la memoria dei propri cari, accogliere consolazione e aiuto, annunciare la speranza cristiana nella risurrezione.