Eccellenza Reverendissima,
a nome dei presenti, La ringrazio di cuore per aver accolto l’invito a presiedere la nostra Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, che quest’anno ha come tema:“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.
La Chiesa Ordinariato desidera, così, lodare il Signore e dare voce alla Sua instancabile testimonianza di Pastore mite e generoso tra la gente d’Abruzzo, segnata da grande sofferenza nel corpo e nell’anima. Certo non dimenticheremo quelle immagini terribili di lacerazione e di morte dello scorso aprile, come pure il messaggio di speranza e di fattiva solidarietà dell’intera Nazione, particolarmente la ricchezza umana e l’impegno immediato della famiglia militare, che ha scritto pagine di altruismo e di eroismo, di dedizione e di sacrificio, ridando coraggio a chi nel dolore aveva smarrito la fiducia nel domani.
“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”: vi è infatti un nesso strettissimo tra il rispetto dell’uomo e la salvaguardia del creato. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri. Se l’uomo si degrada, si degrada l’ambiente in cui vive; se la cultura tende verso un nichilismo, se non teorico, pratico, la natura non potrà non pagarne le conseguenze. Perciò, l’impegno per l’ambiente costituisce un’ autentica educazione alla pace.
Il sisma ci ha fatto capire quanto poco conosciamo il territorio su cui viviamo. Il terremoto non era evitabile, ma una parte dei danni provocati avrebbe potuto essere evitato. Troppe delle nostre opere sono state costruite senza tener conto dei rischi naturali, anche se non si può mai parlare della natura come se fosse nemica dell'essere umano. E’ per questo che la cura della vita umana deve essere la prima preoccupazione da tener presente quando si parla dell’ambiente.
“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”: la creazione viene da Dio e deve essere amministrata e sviluppata, e non abusata e distrutta. Si tratta di una questione teologica, perché se neghiamo che Dio è il Creatore diciamo che tutto viene dal caso, e allora è difficile percepire ciò che l'uomo deve fare. In realtà, se la natura, e per primo l’essere umano, vengono considerati come frutto del caso o del determinismo evolutivo, la consapevolezza della responsabilità si attenua nelle coscienze. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso. È necessario che ci sia qualcosa come un’ecologia dell’uomo. Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l’ ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l’ ecologia ambientale ne trae beneficio.
Eccellenza cara, grande è la nostra emozione per questo incontro che ci permette di abbracciare la bella comunità abruzzese. Attendiamo ora la Sua parola di fratello e maestro nella fede. Ci parli, preghi per il mondo militare e ci benedica.