Cari amici,
rivolgo il mio grato saluto a Sua Ecc.za mons. Lorenzo Loppa, Vescovo di Anagni - Alatri, al Dott. Sante De Angelis, alla Consulta e al Comitato scientifico del Premio Bonifacio VIII.
Ho accolto il vostro invito come segno di apprezzamento e riconoscenza alla famiglia militare.
Non solo le singole persone, ma la grande famiglia umana attende - dinanzi ad ingiustizie e forti diseguaglianze - parole di speranza, pienezza di vita, l’indicazione di Colui che può salvare l’umanità dai suoi mali radicali.
A nessuno sfugge lo scenario globale nel quale ci muoviamo, agitato da una continua, tumultuosa trasformazione che si manifesta non attraverso parametri lineari e prevedibili ma con dinamiche riconducibili alla teoria del caos e del disordine.
In tale contesto, la famiglia militare è impegnata nel vivere la carità nella verità, per comprendere le grandi questioni sociali e indicare alcune prospettive essenziali per la loro soluzione in senso pienamente umano. Solo con la carità, sostenuta dalla speranza e illuminata dalla luce della fede e della ragione, è possibile conseguire obiettivi di liberazione integrale dell'uomo e di giustizia universale.
L’impegno di costruzione della pace poggia su coscienze guidate dall'amore a Dio e, per questo, naturalmente orientate verso una vita buona, strutturata sul primato della trascendenza.
Nell’attuale situazione di globalizzazione, gli squilibri tra risorse e povertà, tra tecnica ed etica non sono scomparsi. Sono mutati i soggetti, le dimensioni delle problematiche, ma il coordinamento tra gli Stati - spesso inadeguato, perché orientato alla ricerca di un equilibrio di potere, piuttosto che alla solidarietà - lascia spazio a rinnovate disuguaglianze, al pericolo del predominio di gruppi economici e finanziari che dettano l’agenda della politica, a danno del bene comune universale. Appare, perciò, di particolare urgenza l’impegno dei militari per un ordine sociale giusto e solidale. Vedremo sempre più spesso l’impiego delle Forze Armate in compiti non strettamente militari, come gli interventi umanitari, quelli in caso di calamità, o le operazioni di polizia per la pacificazione di territori esteri.
I nostri soldati saranno attenti al dialogo con il mondo delle istituzioni e delle organizzazioni non governative. Questa cooperazione svilupperà una convergenza fra le strutture organizzative civili e quelle militari che sappia condurci verso il futuro puntando sulla risorsa più importante, la meno programmabile, la più creativa, la più vera, la più preziosa che è la persona umana.
L’uomo non avrà futuro se dissolve il principio di fraternità; non è cioè capace di progredire se sviluppa solamente la logica del “dare per avere” oppure del “dare per dovere”.
E’ importante comprendere che accanto ai beni di giustizia ci sono i beni di gratuità e quindi che non è autenticamente umana quella società nella quale ci si accontenta dei soli beni di giustizia. Qual è la differenza? I beni di giustizia sono quelli che nascono da un dovere; i beni di gratuità sono quelli che nascono dal riconoscimento che io sono legato a un altro, che, in un certo senso, è parte costitutiva di me. Ecco perché la logica della gratuità non può essere ridotta a una dimensione puramente etica; la gratuità, infatti, non è una virtù etica. La giustizia è una virtù etica, e siamo tutti d’accordo sull’importanza della giustizia, ma la gratuità riguarda piuttosto la dimensione sovra-etica dell’agire umano perché la sua logica è la sovrabbondanza, mentre la logica della giustizia è la logica dell’equivalenza. Ebbene, noi membri della famiglia militare siamo impegnati a far rifluire nei circuiti della società il principio di gratuità per il bene comune.