Con Maria ai piedi della Croce

Processione mariana - Lourdes, 22 maggio 2010

Luogo:

Predicatore:

Cari amici,

prima di morire, Gesù offre all’apostolo Giovanni, a noi tutti, quanto ha di più prezioso: sua Madre, Maria. Ecco la tua Madre: sono le ultime parole del Redentore, che assumono un carattere solenne e costituiscono come il suo testamento spirituale.

Il racconto biblico della Presentazione al tempio e dello Smarrimento di Gesù illumina la scena del Calvario. La Croce ne segna il compimento. Maria percorre insieme al Figlio il cammino dalla nascita alla gloria. Dall’Annunciazione all’Assunzione, il Figlio riversa la sua sofferenza nel cuore della Madre, associata alla passione, ausiliaria della redenzione, Madre della rigenerazione. Vi fu una sola volontà di Cristo e di Maria, un solo olocausto: Lei nel sangue del cuore, Lui nel sangue della carne. 

 

La Presentazione al tempio

«Quando venne il tempo della loro purificazione, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore...» (Lc 2,22). L’evangelista Luca parla della “loro purificazione”, quella di Maria e di Gesù, e unisce in una sola le due azioni, purificazione della Madre e offerta del primogenito.

La profezia di Simeone è destinata a chiarire il gesto dell’offerta, prima che si compia. Simeone chiama il bambino “luce destinata a illuminare le genti”. Secondo la profezia di Isaia, colui che è fatto da Dio “luce delle genti”, deve passare attraverso una condizione di umiliazione e sottomissione; per adempiere alla sua missione, deve offrire la vita in sacrificio. Simeone riprende questa prospettiva sacrificale e, parlando a Maria, dice: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima» (2,34-35).

Non è allora, Gesù che al tempio offre se stesso; è sua Madre che lo presenta al Signore. Poiché Maria va a fare l’offerta a nome del Figlio, è attraverso il suo dolore materno che viene annunciato il sacrificio al quale questa offerta la conduce. Ciò che la Madre offre è suo Figlio, ed è lui che la attira e conduce nel sacrificio redentore. La corredenzione non fu la semplice partecipazione a un istante di prova; ma divenne una disposizione interiore che guidò tutto il pellegrinare terreno della Vergine secondo una prospettiva sacrificale.

 

Lo smarrimento di Gesù al tempio

L’episodio non può essere considerato come un semplice incidente di vita privata o familiare. In effetti, Gesù, che abitualmente era “sottomesso” a Maria e a Giuseppe (cfr. Lc 2,51), in questa occasione provoca ai genitori un grande dispiacere. Egli rimane nel tempio per condividere con il Padre i suoi segreti personali, interroga i dottori e risponde alle domande che gli vengono poste. E’ come se improvvisamente si fosse soffermato a riflettere sulla sua divinità ed avesse iniziato a vivere in maniera più manifesta la sua missione salvifica.

Lasciando che i suoi genitori tornassero soli a casa e rimanendo nel tempio, Gesù non fa che realizzare quello che era stato promesso al momento della Presentazione. Egli trae la conseguenza del gesto che sua Madre aveva compiuto in suo nome. «Non sapevate che io devo essere nella casa del Padre mio?» (2,49). Da dove Maria e Giuseppe avrebbero potuto saperlo, se non dalla Presentazione del bambino al tempio?

Maria è in preda al dolore per tre giorni, a seguito della scomparsa del Figlio, sottratto al suo affetto. Forse riteneva che l’ora del Figlio fosse ancora lontana.  Diventa, però, consapevole del fatto che Gesù è sottoposto ad una duplice guida: la Madre sulla terra e il Padre direttamente dal cielo. Ella comprende che esiste un rapporto di diretta obbedienza al Padre e comincia a comprendere che suo Figlio è Dio, anche con il distacco successivo, quando Gesù lascia la casa di Nazaret, per iniziare la vita pubblica. 

 

Maria sotto la Croce

Lacerata tra la missione celeste del Figlio e quella terrena fatta di dolore materno, segretamente accolto, per le offese degli uomini, Maria cammina con l’umana tristezza di una Madre che assiste alla fine del Figlio. Ella soffre per la separazione da lui e partecipa ai tormenti che preparano la crocifissione, senza nessun conforto. Scorge la croce per un Figlio così buono e amato che l’umanità aveva ricevuto in dono dal Padre misericordioso. Nel suo animo avrà esclamato quel “perché?”, che è grido della sofferenza umana, mentre lo stesso Figlio le trasmetteva la forza intima dello Spirito per entrare nel suo dolore divino. La mestizia, così grande, poteva trasformarsi in disperazione, se non fosse intervenuto il legame profondo della sofferenza con l’Amore. La Vergine desidera assimilarsi al Padre che ha dato il Figlio per la salvezza del mondo e al Figlio che ha corrisposto, obbedendo, alla volontà del Padre. Esiste, infatti, un luogo in cui si trova l’origine comune di queste due forme di sofferenza: è il cuore della Madre che è una madre umana, preoccupata del Figlio, ma è anche Madre di Dio che non si appartiene e si abbandona all’Eterno.

  Maternità nella carne e maternità nello Spirito, due forme di dolore che si sviluppano insieme, anche se separate l’una dall’altra, trapassando l’una nell’altra, accrescendosi reciprocamente. Per Madre e Figlio è un dono poter soffrire insieme per amore dell’umanità. Così il sì di Maria al Figlio si immerge nel sì del Figlio al Padre. Sulla croce si possono riconoscere due altari, uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima. 

 

La Croce, il sì di Dio all’uomo

Carissimi, nella morte in Croce, si compie quel volgersi di Dio all’uomo per salvarlo con un amore radicale ed eterno, nel quale si manifesta e si comprende anche come debba definirsi l’amore autentico (cfr. Deus caritas est nn. 9-10 e 12).

Su questa strada, siamo chiamati a seguire il Signore, nel modo e nella misura che egli dispone per ciascuno di noi. La croce ci fa giustamente paura, come ha provocato paura e angoscia in Gesù Cristo: essa però non è negazione della vita, da cui per essere felici occorra sbarazzarsi. È invece il “sì” estremo di Dio all’uomo, l’espressione suprema del suo amore e la fonte della vita piena e perfetta;  contiene dunque l’invito più convincente a seguire Cristo sulla via del dono di sé.

Qui mi è caro rivolgere un pensiero di speciale affetto alle membra sofferenti del Corpo del Signore: esse, a Lourdes, come ovunque nel mondo, completano quello che manca ai patimenti di Cristo nella propria carne (cfr. Col 1, 24) e contribuiscono così nella maniera più efficace alla comune salvezza. Esse sono i testimoni più convincenti di quella gioia che viene da Dio e che dona la forza di accettare la croce nell’amore e nella perseveranza.

Sappiamo bene che questa scelta della fede e della sequela di Cristo non è mai facile, ma è sempre contrastata e controversa. Il credente rimane quindi “segno di contraddizione”, sulle orme del suo Maestro, anche nel nostro tempo. Ma non per questo ci perdiamo d’animo. Al contrario, dobbiamo essere sempre pronti a dare risposta a chiunque ci domandi ragione della nostra speranza, con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, con quella forza mite che viene dall’unione con Cristo. Dobbiamo farlo a tutto campo, sul piano del pensiero e dell’azione, dei comportamenti personali e della testimonianza pubblica intenzionati a riparare, come la Vergine, ai peccati, con l’impegno evangelico della riparazione.

Diventiamo, con l’aiuto della grazia, anime riparatrici. E’ il frutto che chiediamo per la nostra preghiera. Lo stile della vita cristiana è sigillato dalla mortificazione, dal sacrificio, dalla penitenza, portando la pro¬pria croce ogni giorno per morire all’egoismo. Diamo, così, nella riparazione conforto al Signore, partecipando alla tristezza della Vergine Addolorata per il peccato e l’ingratitudine del mondo che rigetta Colui che è via, verità e vita. 

Non siamo soli nel portarne il peso delle nostre croci: ci sosteniamo, infatti, gli uni gli altri e soprattutto il Signore ci sostiene nella debolezza e nella fragilità della nostra esistenza, nutrendoci con la sua parola e il suo corpo e unendoci alla sua offerta.

Nell’unione a Cristo ci precede e ci guida la Vergine Maria, da noi tanto amata e venerata. Ella sta ancora ai piedi della Croce della nostra umanità sofferente per innalzare il dolore quotidiano nel sacrificio di Gesù, unico ed universale. Maria rimane ai piedi della Croce. Non si lascia sopraffare dal dolore, profondamente radicata nella pace di Gesù. Da lei impariamo a conoscere e ad amare il mistero del dolore che è seme di amore nella storia per resistere a quella secolarizzazione che insidia la santità della vita.

Data Inizio:     Data Fine:

22/05/2010

Riferimenti

Immagini