Don Gnocchi, maestro di vita spirituale

Veglia di preghiera in preparazione alla Beatificazione di don Carlo Gnocchi - Parrocchia di San Colombano al Lambro, 24 ottobre 2009

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Carissimi.

Uno dei frutti più preziosi dell’Anno sacerdotale, tempo di grazia voluto da Papa Benedetto XVI, è la Beatificazione di don Carlo Gnocchi, festa di tutti gli uomini di buona volontà, anche dei non credenti, e non solo in Italia. Un prete vissuto nel secolo scorso che, generato alla fede nella comunità parrocchiale di San Colombano al Lambro (Lodi), ha scelto di santificarsi educando i giovani.

Don Carlo era convinto che come non si riceve la vita senza genitori, così non si ricevono la Parola di Dio e i fondamenti della vita nello Spirito senza un padre spirituale saldamente radicato nel Vangelo di Cristo. Divenne, perciò, un padre vigoroso e tenero dei suoi giovani, ai quali dava amore, ricordando che Dio li amava molto di più. Ispirava fiducia e trovava le risposte migliori alle domande più difficili dei suoi giovani, considerati come la pupilla di quegli occhi che alla fine della vita offriva a due di essi. Un gesto che richiama la carità eroica trasmessa nella fede di generazione in generazione. 

Un sacerdote di alto profilo spirituale perché veramente ricco di umanità, vicino agli uomini perché vicino a Dio. Chi lo incontrava, pur ferito dalla sofferenza e dalla malattia, ritrovava speranza e ricentrava la propria esistenza sul Signore. Egli, perciò, diventa il volto moderno di una santità che è autentica, quando si prende cura sia dell’anima che del corpo. Don Carlo è il padre dei mutilatini, ma è anche la guida che segue i suoi giovani con lo sguardo caldo che dice a ciascuno: tu mi interessi più di ogni altra cosa; tu sei la persona più importante per me. Sembra risuonare in questo stile l’impegno della vostra Diocesi attenta al tema dell’educazione delle giovani generazioni e consapevole che cristiani non si nasce ma si diventa.

«La direzione spirituale - affermava don Gnocchi - costituisce l’anima profonda di tutta l’educazione cristiana. Le multiformi attività esteriori dell’azione pedagogica della Chiesa non sono che condizioni più o meno immediatamente atte a rendere possibile il contatto diretto dell’anima col Sacerdote, al fine di generarvi la vita cristiana, altro non sono che operazioni necessarie, ma sempre preliminari allo sboccio del fiore terminale e del coronamento ottimo dell’educazione cristiana: la Direzione» .

La spiritualità non è al di fuori dell’esperienza quotidiana o della ricerca della propria identità. Costituisce l’intelaiatura dell’esistenza e la trama di tutte le relazioni che ogni persona intesse. E poiché l’integrazione tra fede e vita non risulta sempre facile, può essere richiesto l’aiuto dell’accompagnatore spirituale, che con il dono del consiglio orienta e sostiene le scelte. In questo modo don Gnocchi ha saputo interpretare in modo superlativo il ministero sacerdotale: essere un formatore della coscienza, luce, sostegno, conforto e speranza per tutti i giovani che la provvidenza metteva sulla sua strada. 

«Se su mille anime che Dio chiama alla perfezione soltanto dieci corrispondono e su cento che Dio chiama alla contemplazione novantanove mancano all’appello, una delle cause principali è la mancanza di direttori spirituali. Vi sono molti apparecchi pronti ed avidi di volo, mancano i piloti; vi sono ali frementi di vita e di conquista, mancano i cuori intrepidi e i polsi sicuri che sappiano trascinarli audacemente verso il sole» .  

Il colloquio spirituale assumeva per don Carlo una valenza educativa in quanto favoriva non solo il senso del mistero di Dio e delle realtà soprannaturali, ma  anche dell’uomo stesso. Esso nasceva per non finire.

Egli visse come il buon samaritano che sana le ferite dei cuori e dei corpi. Era innamorato di Dio, perciò, vicino ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito. Per lui, allora, anche la pratica della direzione richiamava il gesto del samaritano che si carica sulle spalle il viandante percosso dai banditi, lo porta alla locanda, ci rimette del suo. Era l’offerta della propria disponibilità, della propria casa, della propria vita. Accadeva, così, che di fronte all’altro venissero poste delle domande, ci si aprisse a delle confidenze personali e si dichiarasse la disponibilità ad un confronto, o ad uno scambio anche di riflessioni più approfondite.

Don Carlo era l’uomo dell’accoglienza rispettosa, del dialogo, della possibilità di una rivelazione più esplicita delle realtà e dei significati appena intravisti. Difficilmente vediamo chiaro in noi stessi, spesso siamo stranieri e sconosciuti a noi stessi. Per don Gnocchi non c’era dono più accetto a Dio che presentargli i suoi giovani come fedeli discepoli dell’unico Maestro. Ai suoi occhi il mondo intero non valeva tanto quanto l’anima di un giovane, perché il mondo passa mentre l’anima è e resta incorruttibile. 

   Un buon educatore può salvare il mondo: era la convinzione di don Gnocchi che vedeva nell’opera educativa non solo il mezzo per consentire la corretta crescita umana e cristiana del singolo individuo, ma anche il mezzo per educare a quella carità evangelica verso i più bisognosi, dove vive Cristo, il più piccolo dei piccoli.

Prete appassionato dei suoi fratelli, bruciato personalmente dall’amore di Dio resta  uno splendido testimone dell’accompagnamento spirituale come via alla santità, cammino impegnativo ma bello e fonte di gioia e di vita piena.

Data Inizio:     Data Fine:

24/10/2009

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