I passi di Dio nel nostro quotidiano

Lettera ai Cappellani militari per l'Avvento - Roma, 29 novembre 2009

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Carissimo confratello,

ecco l’Avvento… attesa, preparazione, presenza, ricerca, arrivo, venuta. Ricomincia il cammino, come a cerchi concentrici, intorno ad una montagna. Mi avvicino, in graduale salita, a Cristo, meta della storia umana.

Sono presbitero dell’Avvento e desidero lasciarmi incontrare da Cristo che vuole rivolgersi a me ed aprirmi alla bellezza dell’Eterno. Esiste Dio per me? Quale conoscenza ho di Lui? Domande formidabili che sembrano non sfiorare più la mia vita sacerdotale. Il Signore, forse, l’ho relegato nel mio passato; con un atteggiamento astuto l’ho lasciato alle mie spalle, come un dato scontato, un prodotto acquistato, una notizia comune. Forse ho sostituito il suo amore con la maschera dell’apparenza, la sua vicinanza con il piacere dei sensi, la sua povertà con l’ambizione, il potere e il danaro. 

Sono prigioniero dell’automatismo, di quell’abitudine che rende rigida la libertà e la volontà, per cui le infedeltà non rimordono più la coscienza e l’ipocrisia non in-segna Cristo. «Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. Non è forse vero che spesso è proprio l’attività a possederci, la società con i suoi molteplici interessi a monopolizzare la nostra attenzione? Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci “travolgono”. L’Avvento, questo tempo liturgico forte che stiamo iniziando, ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. E’ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Quanto spesso Dio ci fa percepire qualcosa del suo amore! Tenere, per così dire, un “diario interiore” di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita!» (Benedetto XVI).

Non ho forse allontanato da me l’Avvento divino? Il Signore è venuto, viene, verrà… ma la sua visita non può essere il contenuto di un pensiero “spirituale” astratto, di cui non recepisco più la presenza perché tuffato nelle sicure illusioni del mondo e infastidito di aprirmi alla volontà divina.

L’Avvento è tempo di grazia per dare sapore divino ad ogni azione, rivestirmi del Signore, vigilare nella preghiera; certo non da solo, ma “con me”, raccomanda nel Vangelo Colui che è già venuto, ma ritornerà a sera o a mezzanotte, al canto del gallo o al mattino (cfr. Mc 13,35). Queste quattro veglie della notte simboleggiano il pericolo di un cuore sacerdotale sonnolente. 

Perché non trasformare l’Avvento in un esperienza di contrizione sacerdotale, come esercizio dello spirito, atteggiamento di ascesi, come connotazione gloriosa per risvegliare il dono ricevuto dall’alto. L’Anno sacerdotale può diventare l’anno della contrizione interiore nella giornata, a sera, di notte o di mattino, perché, particolarmente all’inizio della celebrazione eucaristica e nella frequenza al sacramento della confessione, impari a lodare le meraviglie riservate a me dal Buon Pastore. Non sono io il creatore di questa Presenza salvifica ma resto testimone stupefatto di un Evento che mi raggiunge. Il suono della Sua venuta, prima debole, poi forte, accorcia il tempo dell’incontro. E’ prossimo l’arrivo dell’Atteso, lo seguo con entusiasmo, occupandomi di Lui e posponendo il corso delle cose, per liberare, disciplinare, risanare e far crescere in santità il ministero ricevuto. Seguo Colui che viene… una sequela che diventa amore sino al disprezzo di sé, perché l’amore di sé non disprezzi Dio.

L’augurio è che la divina impazienza alimenti il mio cammino, attratto e sostenuto dall’ascolto di un Dio che bussa alla porta del cuore. Ho necessità di silenzio, di raccoglimento, di studio e di riflessione. Ho urgenza di preghiera come veglia inattesa della luce. Ed è l’Avvento il tempo benedetto per tradurre in preghiera la paura del mio spirito e per dirigere i passi sulla via della pace. Se non prego, può il Signore ascoltare chi non lo invoca? 

Vieni, Signore Gesù, temo che Tu diventi Signore della mia vita… Vieni perché ho paura che Tu sia geloso della mia libertà. Vieni presto, non tardare e resterò fedele alla Tua chiamata.

Ci ottenga la Vergine Maria la grazia di vivere questo tempo liturgico vigilanti e operanti nell’attesa. Amen.

 

Data Inizio:     Data Fine:

29/11/2009