Carissimo, il Signore è con te.
Ti rivolgo l’augurio natalizio con parole semplici, eppure così belle. E che il Signore è con te, vorrei venirlo a dire in Afghanistan, in Libano, nella ex Jugoslavia… e in tante altre parti del mondo.
Vorrei dirlo con tutta la forza del mio cuore, con l’affetto che ho per te, nella tua caserma, sulla tua nave, nel tuo aeroporto, dove forse sei nel dolore e chiedi conforto, sei preoccupato e invochi serenità, sei deluso e aspetti la riconciliazione. Sì, vorrei proprio venire a gridare questa bella notizia, ad annunciare questo vangelo: il Signore è nato ed è veramente presente.
Certo, quando arrivano le grandi feste della tradizione cristiana, la nostalgia dei propri cari può rendere tristi. Ricordi il calore della famiglia e la simpatia degli amici, ti vengono in mente i canti nella parrocchia della tua città, gli occhi incantati dei bambini, i sapori dei dolci tipici della tua terra. Desidero, perciò, esserti particolarmente vicino in questi giorni in cui avverti maggiormente la lontananza da casa.
Busso alla porta del tuo cuore per dirti ancora una volta che mi sei caro. Dio ti ama, tu sei la sua felicità, Gesù è venuto a visitare il suo popolo e ti viene quotidianamente incontro con il suo amore.
Le stesse missioni di pace, dove sei impegnato, sono una questione di amore. Vicino a popoli, talvolta così diversi per cultura, lingua e religione, che ti guardano con riconoscenza e crescente simpatia, ti distingui per l’innato bisogno di aiutare gli altri, con le virtù proprie di ogni cristiano: l’amore ai poveri, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere. La tua è una chiara lezione di pace evangelica nella complessa storia dei nostri giorni.
Per essi, hai lasciato la tua famiglia, la tua casa e patria per donare amore a chi piange e soffre nelle terre più dimenticate. Così dai al Bambino Gesù un volto di uomo e puoi dire con certezza che Dio ha un volto, perché lo vedi nelle mani, negli occhi, nei gesti dei poveri che nessuno ama. Nulla andrà perduto di quello che fai… non un sorriso, non un abbraccio, non una parola, non un gesto, non un bicchiere d’acqua...
Mi riempie sempre d’ammirazione il pensiero di una persona come te; quanto bene in tanti mesi di dedizione vissuta con il gusto della speranza, la consapevolezza di essere capaci di seminare concordia, la fierezza di chi sa che gli altri aspettano da te il bene fatto bene.
Continua a vivere questo sogno gioioso, di chi spera e ama. Vedi intorno a te un mucchio di rovine, eppure guardi al futuro, perché Cristo dà consistenza alla vita e dona eternità a ciò che porti nel cuore.
Etty Hillesum dal campo di concentramento scriveva, vedendo attorno a sé dilagare la morte: «Ora tocca a noi aiutare Dio». Siamo sempre lì a domandare: aiutami, dammi, fammi, concedimi. Ora tocca a noi, a te, aiutare Dio, aiutarlo a restare vivo nel cuore e nei gesti e negli occhi degli uomini, aiutarlo a nascere, a trovare casa, aiutarlo a crescere in questo nostro mondo. Il Dio Bambino rifiutato, superfluo, perduto, tocca a te farlo nascere ogni giorno nella storia dei cuori innocenti.
Il Natale che celebriamo ti ricorda che il Signore è con te, vuole essere complice benefico nella tua vita, tuo vero amico. Possa anche tu sentire davvero forte la presenza di Gesù Bambino in questo Natale. Egli chiede di essere accolto da tutti noi e dice a ciascuno: «Coraggio, io sono con te».
Ti abbraccio e ti benedico di cuore.