Care mamme, papà, spose, figli e familiari tutti dei nostri caduti nelle missioni internazionali per la pace,
nel Vangelo di oggi, Gesù, interrogato dai farisei: «Quando verrà il Regno di Dio?», risponde: «Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là. Perché il Regno di Dio è in mezzo a voi».
Il Regno non è un luogo e non è un epoca; non occupa spazio e non riempio il tempo. Esso è la stessa realtà umana nella sua concretezza, espressione della presenza di Dio. Lungi dal distogliere gli uomini dal disinteressarsi del bene comune, li impegna piuttosto a permeare e perfezionare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico. Animato da questa certezza, il cristiano cammina con coraggio per le strade del mondo cercando di seguire i passi di Dio e far nascere un orizzonte in cui «misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» (Sal 85 [84],11).
Questo brano dà i criteri per leggere la storia presente con gli occhi della fede. Gesù ci dice dove va a finire tutta la vicenda dell’uomo e dell’universo e rivela il senso del presente partendo dal suo punto di arrivo. Il fine di tutto non è la morte, ma la vita: è il regno di Dio. Esso è già presente in mezzo a noi sotto il segno della croce. Per questo sembra che vinca il male, ma in realtà è il bene che vince perdendo.
Care famiglie,
so che vi sentite tradite dal destino di morte che ha toccato i vostri figli, offerti sull’altare della pace. Con il passare dei giorni, il vostro dolore diventa sempre più nostro e in questa condivisione la sofferenza viene penetrata dalla luce dell’amore. A piangere siamo in molti. Gesù stesso, in mezzo a noi, non cancella le lacrime, ma contribuisce a dare un senso alla tristezza. Chi dona la vita la troverà… l’ideale dell’uomo è il dono gratuito di sé.
Dinanzi alla generosità dei “nostri” figli comprendiamo come la dignità non coincida con il potere o l’egoismo, ma con la capacità di perdersi perché l’umanità viva nella concordia. Contempliamo quel raggio di luce, un fascio che illumina tutta la storia… Gesù sulla Croce, la Croce che abbiamo costruito tutti. E mentre è sulla Croce l’arroganza umana lo provoca: Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla Croce e allora noi ti crederemo. Hai salvato gli altri, adesso salva te stesso (cfr. Mc 15,31-32).
Perché non è sceso? Non è sceso dalla Croce per dirci che Dio non è potere o prepotenza.
Così nessuna lacrima è versata invano e nessun grido di dolore si perde nel nulla, ma a causa di coloro che per il bene dell’umanità sono uccisi, vittime della ferocia umana che non conosce limiti si costruisce attorno all’albero della Croce, piantato nel cuore della storia umana, una solidarietà che vince ogni disperazione e morte. La Croce di Gesù è la risposta di Dio al problema della sofferenza umana. E’ rimasto sulla Croce, perchè Dio è amore. La forza di Dio è la bontà che esplode nella Risurrezione di Gesù.
Per i nostri giovani, per tutti noi, le missioni di pace sono una questione di amore; vogliono dire lasciare la propria famiglia, la propria casa, patria e lingua fino ad uno spaesamento intimo per ricercare e restaurare il volto di Dio – Amore nel volto di chi piange e soffre nelle terre più dimenticate. Nulla andrà perduto di quello che hanno fatto… non un sorriso, non un abbraccio, non una parola, non un gesto, non un bicchiere d’acqua… L’amore è più forte anche della morte e, per questo, nonostante le guerre, i conflitti, le ingiustizie, le persecuzioni e il sangue… vale la pena donarsi senza riserve.
Amate famiglie,
non siete sole e non lo sarete mai. La vostra capacità di aver accettato la perdita di un figlio per amore del bene, della verità e della giustizia è radice di una misura alta dell’umanità, dove la verità e la pace sono al di sopra di tutto.
Ricordate che il servizio reso dai vostri figli resta un tratto incancellabile della vicenda umana, un evento scritto per sempre nella storia di pace della nostra Nazione, un patrimonio che deve arricchire di fiducia la stagione che ci è toccato di vivere.
Stamane, la preghiera illumini la notte dell’angoscia e del rimpianto disponendo l’animo all’incontro con il Signore, a cui tutto è possibile. Se non vi ascolta più nessuno, Dio vi ascolta ancora. Se non posso più parlare con nessuno, più nessuno invocare, a Dio posso sempre parlare. Se non c’è nessuno che possa aiutarvi, Egli può aiutarvi (cfr. Spe salvi, 32).
Care mamme, vi è stato tolto un figlio. La spada del dolore vi ha trafitto. Come la Mamma addolorata, mentre vivete l’ora della Croce, accogliete una nuova maternità: siate madri di tutti i giovani che dedicano la vita allo sviluppo e alla pace dei popoli. Il sepolcro più bello dei nostri caduti nelle missioni internazionali per la pace è nel cuore di chi li ha amati; è nel vostro grembo materno, dove continuano ad essere amati.
Preghiamo per i nostri cari con una invocazione semplice e bella: ammettili a godere la luce del Tuo volto. Un verbo, godere, gioioso e rasserenante, che risponde al nostro bisogno di felicità e che trasforma il lutto in quella Pace che nessuno potrà mai più toglierci. Amen