Carissimi,
ringrazio di cuore il vostro cappellano, mons. Marco Malizia, per l’invito che mi ha rivolto e celebrare con voi e per voi l’Eucaristia in preparazione al Natale del Signore. La Parola di Dio ancora una volta, in questo tempo di Avvento, ci indica la strada per andare incontro a Gesù Redentore.
Il profeta Isaia prepara il cuore ad accogliere il Natale del Signore e ci invita a levare in alto i nostri occhi e ammirare la potenza dell’Altissimo. Il Signore dà forza a chi è debole e dona serenità a chi è nella prova. Sì, Gesù viene proprio per me che, camminando nel buio della fede o nella prova delle difficoltà quotidiane, posso rischiare di dimenticare il suo amore.
Ancora oggi il Signore è rivolto su di me, come sull’intero universo. Perché, allora, lamentarsi e ripetere: il Signore si è dimenticato di me (cfr. Is 40,27).
Ma Dio possiede una sapienza imprescrutabile e la sua vicinanza è la pienezza della nostra vita. Se sono nella tristezza o nel dubbio è perché non mi dispongo ad aprirmi a lui e ad accoglierlo. La consolazione nasce sempre dall’alto, da una persona o da uno scopo che è al di fuori del mio io: quando ci si chiude a Dio o all’altro si diviene più poveri e scontenti.
Perciò nel Vangelo Gesù ci dice: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro… imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,28). Il Signore cammina con noi, abitiamo nel suo cuore, il suo amore ci solleva e ci porta nell’eterno. Chiediamogli, perciò, che divenga il Cuore dei nostri cuori appesantiti e smarriti.
Andiamo alla scuola del cuore di Cristo, un Dio che si commuove e riversa tutto il suo amore sull’umanità. Un amore misterioso, che ci viene rivelato come incommensurabile passione di Dio per l’uomo. Egli non si arrende dinanzi all’ingratitudine e nemmeno davanti alla nostra indifferenza, anzi, con infinita misericordia, invia nel mondo l’Unigenito suo Figlio perché prenda su di sé il destino dell’amore rifiutato; perché, sconfiggendo il potere del male e della morte, possa restituire dignità di figli agli esseri umani resi schiavi dal peccato. Tutto questo a caro prezzo: il Figlio Unigenito del Padre si immola sulla croce: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine” (cfr. Gv 13, 1). Simbolo di tale amore che va oltre la morte è il suo fianco squarciato da una lancia.
Nel Cuore umile e mite del Salvatore è espresso il nucleo essenziale del cristianesimo; in Cristo ci è stata rivelata e donata tutta la novità rivoluzionaria del Vangelo: l’Amore che ci salva e ci fa vivere già nell’eternità di Dio. Il Cuore divino chiama allora il nostro cuore; ci invita ad uscire da noi stessi, ad abbandonare le nostre sicurezze umane per fidarci di Lui e, seguendo il suo esempio, a fare di noi stessi un dono di amore senza riserve.
In questo tempo di Avvento, perciò, dobbiamo appassionarci al cuore di Cristo, essere degli affascinati di Cristo, degli esaltati in Cristo. Lo amiamo davvero? Vogliamo bene davvero a Cristo? Siamo davvero ardenti per lui? Sappiamo prendere dall’amore umano le parole più espressive, gli aggettivi più superlativi e attribuirli al nostro legame con lui?
Non dobbiamo, certo avere soggezione a lasciarci interrogare da queste domande che riguardano la nostra vita spirituale. Prepariamo il Natale allontanandoci dalle banalità, dalla stanchezza, dalla pigrizia del nostro spirito, per attingere alle sorgenti dell’amore di Cristo.
Ci ottenga questa grazia la Vergine Maria, che desideriamo contemplare nella bellezza del suo Cuore Immacolato, mentre aspettiamo con trepidante attesa il Signore che viene.