La dimora di Dio tra gli uomini

Omelia per la S. Messa in occasione della Benedizione della chiesa e del nuovo altare - Comando Legione Carabinieri (Cagliari), 14 dicembre 2009

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Carissimi,

rendo grazie al Signore con voi per questa lieta circostanza che ci vede riuniti per la benedizione della chiesa e del nuovo altare. 

La liturgia è antichissima, ha le sue origini nella Bibbia, dove l’incontro con Dio veniva consacrato da alcuni segni visibili per indicare la sacralità di un luogo o ricordare una particolare vicenda del popolo d’Israele. Anche per noi il tempio richiama la presenza del Signore nella vita degli uomini. 

Gesù è il vero tempio di Dio, la vera chiesa; è lui la piena e completa realizzazione dell’uomo, il bene ultimo e definitivo che dà significato ai beni che sono oggetto del nostro desiderio, di ogni ricerca, della nostra speranza. 

A Cristo appartiene ogni casa di preghiera. Questo tempio che oggi benediciamo è suo. Qui c’è un ambone, dal quale il celebrante parla a nome di Cristo; qui un altare, dove nella Messa viene reso presente Cristo che si offre per la felicità del mondo, allontanando il peccato, qui si riunisce un piccolo gregge, una porzione di comunità cristiana, il mondo militare con i suoi sacerdoti, e si innalza la preghiera; da qui si esce per andare in pace a tessere gesti di concordia e di solidarietà.

Ci è data, così, l’opportunità di proclamare e ascoltare insieme la parola di Dio in una bella chiesa, che irradia serenità, raccoglimento, gioia; una chiesa che vuole essere immagine di una fede forte, vissuta insieme da una comunità compatta. Rendiamo, perciò, grazie a Dio per i suoi doni e ringraziamo coloro che sono stati gli artefici della costruzione della chiesa. Al tempo stesso impegniamoci a fare di questa chiesa un luogo in cui si impara ad ascoltare la parola di Dio, poiché tale ascolto è scuola continua di vita cristiana. 

L’altare, poi, è simbolo di Gesù Cristo, presente nel mezzo della sua Chiesa come sacerdote, altare e vittima (cfr. Prefazio pasquale V). Crocifisso, sepolto e risorto dai morti, restituito alla vita nello Spirito e seduto alla destra del Padre, Cristo è divenuto il nostro Sommo Sacerdote, che intercede eternamente per noi. Nella liturgia della Chiesa, e soprattutto nel sacrificio della Messa consumato sugli altari del mondo, egli invita noi, membra del suo mistico Corpo, a condividere la sua offerta con i nostri quotidiani sacrifici per la salvezza del mondo.

E, poi, fissiamo il tabernacolo, dove la presenza di Cristo non è astratta, quasi un pensiero spirituale… ma è vivo e vero, anche se nascosto in un pezzo di pane e una manciata di farina.

Il tabernacolo: un faro che ci attira e ci invita all’adorazione, alla contemplazione, e ci ammette alla comunione. Senza l’amore verticale, che da Dio discende e a Dio risale, è impossibile la carità dell’uomo verso l’uomo. Questo orizzontalismo o si inceppa, mancando della sua profonda motivazione, che è l’amore divino, o devia in espressioni egoistiche disumane. Amare senza generosità e senza sacrifici, non è possibile.

Diceva sant’Agostino in un’omelia per la Dedicazione: «Se queste pietre materiali non fossero unite tra loro con la carità, se non combaciassero facilmente, se non si amassero in qualche modo aderendo tra loro vicendevolmente, questo tem¬pio non ci sarebbe». Anche noi, con la benedizione della chiesa, perciò, desideriamo essere uniti nell’amore vicendevole, per vivere con passione il presente ed aprirci con fiducia al futuro, nella certezza che «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!» (Eb 13, 8). La comunità vivente è ancora più sacra del tempio materiale che ora consacriamo: sono infatti i battezzati, le famiglie cristiane, il vero tempio, la vera casa di Dio che si articola nelle varie attività: dalla liturgia alla catechesi, dalle opere caritative a quelle missionarie e culturali. La cura che mostriamo per l’edificio materiale - aspergendolo con l’acqua benedetta, ungendolo con l'olio, spargendolo di incenso - va pertanto ancor più impiegata per far crescere il tempio formato di pietre vive che è la comunità dei battezzati.

La Chiesa ci ricorda, perciò, che, come questo altare, anche noi siamo stati consacrati per amare Dio e i fratelli. Troppo spesso, tuttavia, ci ritroviamo immersi in un mondo che vorrebbe mettere Dio “da parte”. Nel nome della libertà ed autonomia umane, il nome di Dio viene oltrepassato in silenzio, la religione è ridotta a devozione personale e la fede viene scansata nella pubblica piazza. Anche noi possiamo essere tentati di ridurre la vita di fede ad una questione di semplice sentimento, indebolendo così il suo potere di ispirare una visione coerente del mondo ed un dialogo rigoroso con le molte altre visioni che gareggiano per conquistarsi le menti e i cuori dei nostri contemporanei.

E tuttavia la storia, inclusa quella del nostro tempo, ci dimostra che la questione di Dio non può mai essere messa a tacere, come pure che l’indifferenza alla dimensione religiosa dell’esistenza umana in ultima analisi diminuisce e tradisce l’uomo stesso. Non è forse questo il messaggio proclamato dalla benedizione di questo tempio? Non è forse questo il mistero della fede che viene annunciato da questo altare in ogni celebrazione dell’Eucaristia? La fede ci insegna che in Cristo Gesù, Parola incarnata, giungiamo a comprendere la grandezza della nostra stessa umanità, il mistero della nostra vita sulla terra ed il sublime destino che ci attende in cielo (cfr. Gaudium et spes, 24). 

La liturgia odierna ci offre un simbolo eloquente di quella trasformazione spirituale progressiva alla quale ciascuno di noi è chiamato. Dall’aspersione dell’acqua, dalla proclamazione della parola di Dio, dall’invocazione di tutti i Santi, fino alla preghiera di consacrazione, all’unzione e al lavacro dell’altare, al suo essere rivestito di bianco e addobbato di luce – tutti questi riti ci invitano a ri-vivere la nostra propria consacrazione nel Battesimo. Ci invitano a respingere il peccato e le sue false attrattive, e a bere sempre più profondamente alla sorgente vivificante della grazia di Dio.

Tra pochi giorni celebriamo il Natale: Cristo viene ad abitare tra noi; a mettere la tenda per stare con noi. Questa chiesa di pietra ne è il segno visibile. Questo luogo possa essere come il grembo di Maria dove il Figlio di Dio viene ad abitare.

Data Inizio:     Data Fine:

14/12/2009