Il Tempio, luogo di pace

Omelia per la S. Messa in occasione della Benedizione della chiesa e Consacrazione del nuovo altare - Palazzo Esercito (Roma), 15 dicembre 2009

Luogo:

Predicatore:

  Carissimi,

rendo grazie al Signore con voi per questa lieta circostanza che ci vede riuniti per la benedizione della chiesa e la consacrazione del nuovo altare. 

Lodiamo il nostro Dio, da cui viene ogni dono perfetto, per la sua bontà, con l’ardore del nostro cuore.  

A Cristo appartiene questa casa di preghiera. Questo tempio che oggi benediciamo è suo. Qui c’è un ambone, dal quale il celebrante parla a nome di Cristo; qui un altare, dove nella Messa viene reso presente Cristo che si offre per la felicità del mondo, allontanando il peccato; qui si riunisce una porzione del mondo militare con i suoi sacerdoti, e si innalza la preghiera; da qui si esce per andare in pace a tessere gesti di concordia e di solidarietà.

Ci è data, così, l’opportunità di proclamare e ascoltare insieme la parola di Dio, che irradia serenità, raccoglimento, gioia; una comunità, la nostra, che vuole essere immagine di una fede forte.

 L’altare, poi, è simbolo di Gesù Cristo, presente nel mezzo della sua Chiesa come sacerdote, altare e vittima (cfr. Prefazio pasquale V). Crocifisso, sepolto e risorto dai morti, Cristo è divenuto il Sacerdote, che intercede eternamente per noi. Nel sacrificio della Messa consumato sugli altari del mondo, Egli invita a condividere la sua offerta con i nostri quotidiani sacrifici per la salvezza del mondo.

E, poi, fissiamo il tabernacolo, dove la presenza di Cristo non è astratta, quasi un pensiero spirituale… ma è vivo e vero, anche se nascosto in un pezzo di pane e una manciata di farina.

Il tabernacolo: un faro che ci attira e ci invita all’adorazione, alla contemplazione, e ci ammette alla comunione. Senza l’amore verticale, che da Dio discende e a Dio risale, è impossibile la carità dell’uomo verso l’uomo. 

Il tempio è il luogo dove il fariseo proclama la sua giustizia e pretende la sua lode, e il luogo dove il pubblicano riconosce la propria colpa e implora il suo perdono. E’ il luogo di preghiera di chi teme di diventare peccatore e del peccatore che prega per diventare santo. E’ il luogo di chi ringrazia per la salute riavuta e di chi piange per l’amore tradito.

Qui ognuno si sente a casa sua, perché Dio ama tutti indistintamente, ricchi e poveri, giovani e adulti, devoti e meno devoti. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che si loda Dio oltre che nel tempio di pietra anche e soprattutto nel tempio del corpo, che non può essere profanato; nel tempio della coscienza, che non può essere violato; nel tempio della vita che non può essere disprezzata o tolta per decisione umana. Il tempio interiore dei nostri sentimenti, delle nostre decisioni, dei nostri gesti di lealtà, delle nostre scelte generose rende sacra ogni nostra azione e la trasforma in lode al Signore (1Pt 2, 9).

Il Vangelo ascoltato ci raccomanda esplicitamente: «Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e, poi, torna ad offrire il tuo dono» (Mt 5, 23-24). La nostra partecipazione all’Eucaristia, che è una fonte della nostra riconciliazione con Dio, deve essere anche sorgente della nostro riconciliazione con gli uomini.

La nostra concreta vita quotidiana ci confronta sempre e inevitabilmente con conflitti e tensioni, con odio e inimicizia: nel proprio cuore, nella famiglia, sul posto di lavoro e fra i popoli. Più gli uomini desiderano comprensione e armonia fraterna fra di loro, più queste sembrano diventare irraggiungibili per loro. L’autentico amore fraterno si basa sull’amore per Dio che è il Padre comune di tutti.

Riconciliamoci dunque con tutti coloro che sono in contrasto con noi, cari fratelli e sorelle, noi che vogliamo portare la nostra offerta all’altare, in questo sincero amore per Dio e per il prossimo.

Invece di offuscare o ferire gli altri dobbiamo piuttosto badare alla conciliazione e comprensione per poter costruire, uniti nella sopportazione, nell’indulgenza e nell’amore, il regno di Dio fra di noi, che è un regno di riconciliazione e di pace. Solo così la nostra offerta giornaliera sui nostri altari troverà accettazione benevola da parte di Dio. «Questo altare sia un luogo di rapporto interiore con te e un luogo di pace» (Oratio in altaris consecratione, 48). Il significato dello stesso sacrificio eucaristico, che è sacrificio di riconciliazione, San Gregorio Magno dunque domanda: «Cos’è l’altare di Dio se non il cuore di coloro che conducono una buona vita (cristiana)?» (S. Gregorii Magni, Homilia in Ezechielem II, 10, 19).

Tra pochi giorni celebriamo il Natale: Cristo viene ad abitare tra noi; a mettere la tenda per stare con noi. Questa chiesa di pietra ne è il segno visibile. 

«Ti prego, o Signore, perché tu quotidianamente custodisca questa casa, questo altare che oggi ti viene dedicato, questi fedeli: pietre spirituali, in ciascuna delle quali ti viene consacrato un tempio vivente.

E ricevi nella tua divina misericordia le preghiere che i tuoi servi ti rivolgeranno in questo luogo. Sia per te come profumo di santità ogni sacrificio che in questo tempio ti verrà offerto con integra fede e devota sollecitudine. E mentre guardi quella Vittima di salvezza, per la quale è cancellato tutto il peccato di questo mondo, rivolgi il tuo sguardo anche su questi figli e proteggili con il tuo incessante aiuto, perché siano per te vittime gradite a Cristo Signore. E degnati di conservare integri e irreprensibili il loro spirito, la loro anima e il loro corpo, fino al giorno del Signore nostro, il tuo Figlio grande» (S. Ambrogio).

Questo luogo possa essere come il grembo di Maria dove il Figlio di Dio viene ad abitare.

Data Inizio:     Data Fine:

15/12/2009

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