Carissimi,
vi ringrazio per il vostro prezioso e insostituibile servizio al bene della nostra amata Patria. La famiglia militare è una componente viva e pulsante del tessuto sociale, per la sua alta statura umana e per le qualità professionali evidenziate nel confronto quotidiano con problematiche di portata mondiale: il terrorismo, la salvaguardia dell’ambiente, il controllo dei flussi migratori, il crimine, il contrasto ad ogni forma di illegalità e ingiustizia. Grazie amici cari.
Con la sua lunga serie di nomi per lo più sconosciuti, il brano del Vangelo ora ascoltato ci sorprende: siamo di fronte ad una cultura tanto diversa dalla nostra e siamo tentati di prendere le distanze. Se, però, consideriamo anche questa una pagina biblica, allora la genealogia, come la corrente di un fiume, ci sospinge sempre oltre, verso le profondità del mistero di Dio che non disdegna di entrare lui stesso nella storia umana per farne una storia sacra.
Mentre i nomi si susseguono, il verbo generare rimane uguale, quasi a dire che gli uomini passano, ma la vita resta, anzi si rinnova attraverso l’opera di chi la trasmette. Come per noi, anche alle spalle di Gesù uomo c’è dunque una storia, forse umile e oscura, ma ricca di benedizione e di amore: essa ha il volto e il nome di un padre, di un nonno, di un bisnonno…
Rileggendo la storia di questi uomini e di queste donne, di questi re peccatori, con tutto ciò che essa presenta di idolatria, di vendetta, di cattiva condotta, di infedeltà, rimaniamo sorpresi di vedere come la genealogia riportata dall’evangelista Matteo esprima concretamente una comunità di vita e di destino, che Gesù assume e adempie definitivamente.
Gesù, che significa Dio salva, non aspetta che noi andiamo a lui; viene a noi e assume l’iniziativa di un incontro. Il primo movimento dell’amore non va dal basso all’alto, dall’uomo verso Dio, ma dall’alto al basso, da Dio verso l’uomo.
E noi? Vale la pena cercare e conoscere Cristo: andare alla sua ricerca è realizzare ciò che ha la più alta importanza nella vita umana. Nella misura in cui trova Cristo, la vita umana assume il suo vero significato.
Il vero mistero del Natale è lo splendore interiore che viene da questo Bambino. Lasciamo che tale splendore interiore si comunichi a noi, che accenda nel nostro cuore la fiammella della bontà di Dio. E’ necessario arrendersi all’interiorità, scoprendo la nostra umanità buona, che ha una valenza civile, perché restituisce l’anima al nostro Paese e dona ossigeno ad un futuro sereno, costruendo con pazienza e saggezza un cammino che aiuti a superare ogni forma di paura come singoli e come società.
L’interiorità non ha paura, non si chiude in se stessa, ma predispone all’incontro. Non mi costruisco e non costruisco nulla andando “contro”, ma sul riconoscimento reciproco: io riconosco l’altro e l’altro riconosce me. Questo sentire importante, legittimo e forte aiuta a difendere e custodire l’unità nazionale. Il futuro della comunità civile sta nella reciproca stima e conoscenza e nella ricchezza della nostra coscienza.
Natale: il segno di Dio è la semplicità. Il segno di Dio è il bambino. Il segno di Dio è che Egli si fa piccolo per noi. È questo il suo modo di regnare. Egli non viene con potenza e grandiosità esterne. Egli viene come bambino, inerme e bisognoso del nostro aiuto. Non vuole sopraffarci con la forza. Ci toglie la paura della sua grandezza. Egli chiede il nostro amore: perciò si fa bambino. Nient’altro vuole da noi se non il nostro amore, mediante il quale impariamo spontaneamente ad entrare nei suoi sentimenti, nel suo pensiero e nella sua volontà.
Impariamo a vivere con il Signore e a praticare con Lui anche la tranquillità d’animo, la modestia, la sobrietà, il decoro, l’umiltà della rinuncia che fa parte dell’essenza dell’amore. Non saranno certo le analisi pessimistiche a migliorare il mondo e nemmeno basterà un accorato richiamo ai valori o alla legalità per far andare meglio le cose. Dobbiamo piuttosto, dal momento che i nostri difetti li conosciamo bene, acquisire una visuale positiva, un sogno di futuro bello per la nostra Italia.
Guardiamo oltre le fatiche di ogni giorno e lasciamoci prendere da grandi ideali, valorizzando la vita quotidiana del nostro popolo, insegnando che la forza di Dio è in noi per aprire orizzonti di accoglienza e dialogo, nel rispetto e deferenza verso le Istituzioni. Il Paese non crescerà se non insieme. Abbiamo bisogno di ritrovare il senso autentico delle casa comune con un buon confronto culturale e una sapiente comunicazione sociale, ispirata alla prudenza, come criterio di verità nell’agire. La prudenza esige la ragione disciplinata e vigilante, che non si lascia abbagliare da pregiudizi; non giudica secondo desideri e passioni, ma cerca la verità, anche la verità scomoda. Il buon cittadino è innanzitutto un uomo di verità e un uomo dalla ragione sincera.
Natale: Gesù Cristo, venuto nel mondo, ci ha spalancato la finestra della verità che, di fronte alle sole forze nostre, rimane spesso stretta e soltanto in parte trasparente. In questa maniera diventiamo uomini veramente ragionevoli, che giudicano in base all’insieme e non a partire da dettagli occasionali. Non ci lasciamo guidare dalla piccola finestra della nostra personale astuzia, ma dalla grande finestra, che Cristo ci ha aperto sull'intera verità, guardiamo il mondo e gli uomini e riconosciamo così che cosa conta veramente nella vita. Che cosa offriremo a te, o Cristo, che ti sei mostrato sulla terra per noi come uomo? Ognuna delle tue creature ti porta la testimonianza del proprio ringraziamento: gli angeli il loro canto; i cieli la stella; i magi i loro doni; i pastori il loro stupore; la terra la grotta; il deserto la mangiatoia. E noi, una vergine madre! Alla Madre del Redentore affidiamo le nostre famiglie e la grande famiglia militare.