Cari amici,
nel Vangelo c’è un seminatore che sparge la Parola: è Gesù. Il Signore è il seminatore, ma è anche lo stesso seme. Egli, senza alcuna distinzione, semina a piene mani. Non distingue il ricco dal povero, il saggio dallo stolto, il coraggioso dal vigliacco, si rivolge a tutti e non smette di spargere il suo seme.
Parliamo di un seme che è stato portato via e non ha attecchito nel cuore dell’uomo, perché questi ha ceduto al Maligno e non ha capito la Parola. Sentiamo parlare del seme caduto sulla roccia, sulla terra dura, e che non era in grado di mettere le radici, dunque non ha resistito alla prima prova. Udiamo parlare del seme caduto tra le spine, che è stato da essi soffocato.
«Ma, dirai, - si chiedeva San Giovanni Crisostomo - a che pro seminare tra le spine, fra i sassi o lungo la strada? Se si trattasse di un seme e una terra materiali, non avrebbe nessun senso; ma poiché si tratta delle anime e della Parola, la cosa è degna di elogi. A ragione si rimprovererebbe a un coltivatore di agire così; il sasso non può diventare terra, la strada non può non essere una strada, né le spine non essere delle spine. Ma nella sfera spirituale, non è lo stesso: il sasso può diventare una terra fertile, la strada non essere più calpestata dai passanti e diventare un campo fecondo, le spine essere sradicate e permettere al seme di dare frutto liberamente. Se questo non fosse possibile, il seminatore non avrebbe sparso il seme come ha fatto».
Il seme caduto sulla terra buona, fertile, produce frutto. Chi è questa terra fertile? Colui che ascolta la parola e la comprende. Ascolta e comprende. Non è sufficiente ascoltare, bisogna accoglierla con la mente e con il cuore.
Cari seminaristi,
siete chiamati non solo ad ascoltare ma ad ospitare nel vostro cuore e nella vostra mente la Parola.
Ecco, in particolare, il meraviglioso ministero di Lettore, affidato stasera a Francesco. Dio ha parlato; la sua Parola è stata scritta; bisogna che diventi la carne nella storia degli uomini. Non basta aprire il Libro, percorrerne una pagina leggendola ad alta voce. Bisogna che ciò che viene letto parli a coloro che ascoltano. Il lettore non parla di sé, non è all’ambone per appropriarsi della Parola; egli serve un Dio che vuol farsi sentire e, per riuscirci, non ha altro mezzo che usare la sua voce. Tu, Lettore, sei cosciente di tutto questo quando ti rechi all’ambone?
Convertiamoci e convertitevi quotidianamente alla Parola. Essa non ha paura degli ostacoli, delle opposizioni che provoca. Deve temere soltanto la noia. La peggiore sorte che possa toccare alla Parola non è di essere rifiutata ma trascurata. Una parola di cui non ci si accorge, che non smuove nulla, che passa inosservata, che viene interpretata nel solco del risaputo. Di qui la vera sconfitta della Parola e il non senso di un così grande ministero nella Chiesa.
Ma noi, nella loquacità del nostro tempo, nell’inflazione delle parole, rendiamo presente la Parola, la Parola che viene da Dio, la Parola che è Dio.
Come potremmo, essendo parte di questo mondo con tutte le sue parole, rendere presente la Parola di Dio nelle parole umane, se non mediante un processo di purificazione del nostro pensare, che soprattutto deve essere anche un processo di purificazione delle nostre parole? Come potremmo aprire il mondo, e prima noi stessi, alla Parola senza entrare nel silenzio di Dio, dal quale procede la sua Parola?
Per la purificazione delle nostre parole, e quindi per la purificazione delle parole del mondo, abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice.
Le parole di Gesù sono nate nel suo silenzio sul Monte, come dice la Scrittura, nel suo essere col Padre; sul monte, dalla preghiera di Gesù, è nata, come quella degli apostoli, anche la vocazione di tutti noi, di Giuseppe che stasera riceve l’ammissione ai Sacri Ordini. Dal silenzio della comunione col Padre, dall’essere immerso nel Padre, nascono le parole e solo arrivando a questo punto, e partendo da questo punto, arriviamo alla vera profondità della Parola e possiamo essere noi autentici interpreti della Parola. Il Signore ci invita, parlando, di salire con Lui sul Monte, e nel suo silenzio, imparare così, di nuovo, il vero senso delle parole.
Chi ascolta voi, ascolta me. Che ammonizione, che esame di coscienza. E’ vero che chi ascolta me, ascolta realmente il Signore? Preghiamo perché sia sempre più vero che chi ascolta noi ascolta Cristo.
Signore Gesù, custodisci i nostri seminaristi. Fa che ascoltino il tuo silenzio e credano a ciò che tu dici. Tu solo hai parole di vita eterna. Insegna loro come professare la propria fede, come donare il proprio amore, come comunicare la propria speranza. Rendili testimoni convincenti del tuo Vangelo, in un mondo che ha tanto bisogno della tua grazia che salva.
Vergine Maria, che custodivi la Parola e la meditavi nel cuore, proteggi e guida i giovani del nostro Seminario, perché ascoltino la Parola di Dio e la mettano in pratica. Amen