Consacrali nella verità

Omelia per la S. Messa in occasione delle Ordinazioni sacerdotali - Basilica Santa Maria Maggiore, 5 febbraio 2010

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  Carissimi,

abbiamo appena ascoltato Gesù in preghiera. L’evangelista Giovanni colloca la preghiera dopo l’Ultima Cena, prima del momento in cui Gesù entra nella passione. Nella preghiera per i discepoli il Signore ha pensato anche a noi e ha pregato per Antonio, Gianni, Pasquale e Simone. Cosa chiede Gesù al Padre: «Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità» (17, 17ss). Il Signore chiede la nostra santificazione, la santificazione dei presbiteri nella verità. E ci manda per continuare la sua stessa missione.

Consacrali nella verità, cioè santificali nella verità. Consacrare qualcosa o qualcuno significa dare la cosa o la persona in proprietà a Dio, toglierla dall’ambito di ciò che è nostro e immetterla nell’atmosfera sua, così che non appartenga più alle cose nostre, ma sia totalmente di Dio. Consacrazione è dunque un togliere dal mondo e un consegnare al Dio vivente. La cosa o la persona non appartiene più a noi, e neppure più a se stessa, ma viene immersa in Dio.

  La consegna di una persona a Dio, cioè la sua “santificazione”, si realizza oggi con l’Ordinazione sacerdotale. Il sacerdozio ministeriale è un passaggio di proprietà, un essere tolto dal mondo e donato a Dio.

Antonio, Gianni, Pasquale e Simone siete messi da parte per Dio, appartenete al Padre, consegnati e immolati, ad imitazione di Cristo, per la redenzione del mondo. Risuonano le parole di San Pier Crisologo: «Sii sacrificio e sacerdote di Dio… rivestiti della stola della santità, fa del tuo cuore come un altare ed offri, così, sicuro il tuo corpo vittima a Dio; e perché scompaia la stoltezza, conviene immolare la santità: così il tuo corpo sarà la tua ostia, se non sarà ferito da alcun dardo del peccato» (Serm. 108).

«Consacrali nella verità»: è la vera preghiera di consacrazione. Il Signore chiede che Dio stesso li attragga a sé, dentro la sua santità; chiede che Egli li sottragga a se stessi e li prenda come vita della propria vita.  

«La tua parola è verità». I discepoli vengono tirati nell’intimo di Dio immergendosi nella Parola di Dio, lavacro che purifica e trasforma. Chiediamoci: siamo veramente pervasi dalla Parola di Dio? Essa è il nutrimento di cui viviamo, più di quanto non lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente della Parola al punto che essa realmente dà un’impronta alla nostra vita e forma il nostro pensiero? Non sono forse assai spesso le opinioni predominanti i criteri secondo cui ci misuriamo? Non rimaniamo forse nella superficialità di tutto ciò che s’impone all’uomo di oggi? Ci lasciamo veramente purificare nel nostro intimo dalla Parola di Dio? 

  La peggiore sorte che possa toccare alla Parola non è di essere rifiutata ma trascurata. Una parola di cui non ci si accorge, che non smuove nulla, che passa inosservata, che viene interpretata nel solco del risaputo. Di qui la vera sconfitta della Parola e il non senso del nostro ministero nella Chiesa.

«Consacrali nella verità; la tua parola è verità». Essere immersi nella Verità e, così, nella santità di Dio significa accettare il carattere esigente della verità; contrapporsi nelle cose grandi come in quelle piccole alla menzogna, che in modo così svariato è presente nel mondo. L’unirsi a Cristo suppone la rinuncia. Comporta che non vogliamo imporre la nostra strada e la nostra volontà; che non desideriamo diventare questo o quest’altro, ma ci abbandoniamo a Lui, ovunque e in qualunque modo Egli voglia servirsi di noi. «Vivo, tuttavia non vivo più io, ma Cristo vive in me», ha detto san Paolo a questo proposito (cfr. Gal 2,20). Nel “sì” dell’Ordinazione sacerdotale abbiamo rinunciato al voler essere autonomi, alla “autorealizzazione”. Ma bisogna giorno per giorno adempiere questo grande “sì” nei molti piccoli “sì” e nelle piccole rinunce. 

Scrivendo al confessore, il Beato Raimondo da Capua, Santa Caterina da Siena intonò un inno meraviglioso, che può diventare regola di vita, particolarmente in quest’anno sacerdotale, per tutti noi: «Annegatevi nel Sangue di Cristo Crocifisso, bagnatevi nel Sangue, saziatevi nel Sangue e rivestitevi del Sangue. E se per caso siete stati infedeli, ribattezzatevi nel Sangue; se il demonio vi avesse offuscato gli occhi dell’intelligenza, lavateli nel Sangue; se foste caduti nell’ingratitudine circa i doni ricevuti, ringraziatelo adesso col Sangue; se siete stato un pastore timoroso e privo del bastone della giustizia che fosse temperata con la prudenza e la misericordia, conducete il gregge d’ora in avanti grazie al Sangue… diluite nel Sangue la tiepidezza e vincete le tenebre con la luce derivante dal Sangue, per essere sposi della verità e un autentico pastore e guida delle pecorelle che vi sono state affidate» (Lettera 102).

Cari amici, in questa ora preghiamo per voi la Madre del Signore, perché vi conduca sempre verso il suo Figlio, fonte di ogni santità. E preghiamo perché diventiate servi fedeli, prudenti e buoni e possiate un giorno sentire la voce dello Spirito  che ripete le parole di Gesù al Padre: «Io in loro e tu in me, perché il mondo riconosca che tu li hai amati come hai amato me». Amen

Data Inizio:     Data Fine:

05/02/2010

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